Calcio. Brighi, Argilli, Lunardini ed il tecnico Landi ospiti del Panathlon

Rimini Sport

1 luglio 2009, 14:28

in foto: Martedì sera si è svolta, al ristorante "Il Giardino dei Pini" la conviviale, avente come tema "I riminesi nel grande calcio".

Orgoglio e senso di appartenenza. I riminesi che hanno fatto carriera nel grande calcio mostrano ancora di amare la città che fu loro per tanti anni, hanno le radici ben piantate nei luoghi dove sono cresciuti e ogni volta che ne hanno l’occasione ci tornano per incontrare familiari e amici – si legge in una nota del Panathlon Club Rimini -. Poi si torna al lavoro, al calcio, a palcoscenici nazionali ed internazionali, al meglio in Italia e in Europa.

Ieri sera il Panathlon Club Rimini ha ospitato nella conviviale di giugno, svoltasi al ristorante “Il Giardino dei Pini” di Rimini, Matteo Brighi, Roberto Landi, Francesco Lunardini e Stefano Argilli. Si è discusso delle carriere personali e della nostalgia di casa, di quanto il calcio possa essere diverso in B, A o all’estero. Titolo della serata: “I riminesi nel grande calcio”.

“Un anno alla Juve con Ancelotti, poi ho cominciato a girare per l’Italia e questo è il mio terzo anno alla Roma” è la sintesi di Matteo Brighi sulla sua carriera.
“Rinascita nell’ultima stagione? Io credo di aver disputato buoni campionati anche con la maglia del Chievo e del Bologna, solo che a Verona non ti guarda nessuno e non hai quell’esposizione mediatica che per forza di cose arriva quando sei nella capitale. Credo che il lavoro paghi sempre, a partire da quando mi sono affacciato in prima squadra al Rimini e ho assaggiato la panchina: periodi fantastici, anche semplicemente il lunedì successivo alle partite quando ci si ritrovava a scuola o per strada con la gente che ti riconosceva”.

Rimpianti? Neanche a pensarci, nemmeno per la mancata convocazione in nazionale per la Confederation Cup. “Ho fatto qualche amichevole e sono contento così. In ogni caso i nomi tra i quali pescare per il mondiale sono 30-35 ed esserci è un piacere. Sponsorizzazioni? Mister Lippi ha vinto il mondiale con quei giocatori, è normale che per loro abbia un occhio di riguardo”.

E tra uno Spalletti “Ottimo allenatore e gestore di gruppo” e un fratello, Marco, che “è sprecato per la Seconda Divisione, se venisse a Rimini sarei contento”, Matteo Brighi ricorda la sua città: “Sono della Grotta Rossa, quando sono in giro per l’Italia mi sento orgoglioso di essere riminese”.

Poi è stata la volta di Stefano Argilli, quattro anni in C2 col Rimini per poi trasferirsi a Siena in C1 e di lì costruire la scalata verso la A.
“Le categorie le ho passate tutte – ricorda il difensore –. Le tre stagioni nella massima serie sono state il coronamento di una carriera partita dal basso e che ha avuto anche degli exploit, tipo il gol a San Siro contro il Milan. Ricordo anche quando sulla linea di porta “parai” letteralmente un tiro di un interista e fui espulso: il rigore fu sbagliato ma la gara finì 1-1. Ora sono quasi alla fine: forse faccio un altro anno, forse no, stiamo a vedere.
Tornare a Rimini? Al di là di quell’addio traumatico di tanti anni fa, sarebbe un onore”.

Scelte e bivi che possono cambiare una carriera: “Sono tanti i momenti che rendono tutto diverso, con le frequenti finestre di mercato si aprono e si chiudono mille porte, rimani nella stessa squadra o te ne vai solo per un’inezia. Oltre a questo, se ogni tre settimane non torno nella mia città mi girano le scatole, quando sono fuori seguo sempre i risultati di calcio, basket e baseball: mi informo per sentirmi vicino”.

Quello che a Rimini c’è stato fino all’altro ieri è Francesco Lunardini, con i biancorossi fino al mercato dello scorso gennaio e poi a Parma per conquistare la serie A.
“E’ stata un’occasione da cogliere al volo, sono finito in una società ambiziosa, che poi ha vinto il campionato ed ora è in serie A. Non pensavo di poter disputare una seconda parte di stagione di questo tipo ma spero di essere solo all’inizio del mio percorso.
Il futuro? E’ stata rinnovata la comproprietà tra Rimini e Parma, quindi rimango con gli emiliani: sto per partire per il ritiro, spero di guadagnarmi un posto”.
Inevitabile comunque tornare a parlare di Rimini e del Rimini. “Nel primo spezzone di campionato ho fatto fatica a rendere per motivi personali e di squadra, a Parma mi sono esaltato con tutto l’ambiente e avevo la testa più libera. Ricordo ancora quella prima partita disputata al Neri appena qualche giorno dopo il trasferimento in Emilia: i primi cinque minuti effettivamente non capivo a chi dovevo passare la palla visto che mi ritrovavo nel mio ex stadio, poi è passata e in ogni caso speravo con tutto il cuore di disputare un match del genere”.

Tre calciatori di prestigio e un allenatore dal grande curriculum internazionale. Roberto Landi è anche socio del Panathlon Club Rimini ed è stato uno degli organizzatori di questa conviviale. Da calciatore fu portiere con uno spicchio di carriera nei mitici Cosmos che furono di Pelé (“Un periodo divertente”), da allenatore è passato dalle under 21 di Georgia e Lituania, poi il Progresul Bucarest, il Qatar under 21, il Sopron (Ungheria), il Livingston (Scozia) e dalla prossima stagione l’Union Saint-Gilloise (Belgio).
“All’estero ho trovato una mia dimensione – spiega Landi – ma se arrivasse un’offerta importante dall’Italia la prenderei in considerazione. Ho allenato con la nazionale georgiana e in quel periodo ad esempio in squadra avevo uno come Kaladze, ora al Milan. Le pressioni? Bisogna sfatare un mito: all’estero ci sono, sicuramente superiori anche a quelle che esistono in Italia. La differenza è che le critiche sono costruttive: noi per giudicare tendiamo ad analizzare un solo episodio piuttosto che un periodo, loro no. È tutto diverso, quando sono andato a Londra per Chelsea-Juve mi è capitato di vedere Drogba che appena un’ora prima della partita parlava coi tifosi su un muretto dello stadio. Un esempio di come vengono prese le cose”.

Curiosa l’esperienza a Dubai: “Loro pregano cinque volte al giorno e durante il Ramadan un atleta può perdere anche 6-7 kg. Tutta una serie di situazioni ed esperienze che ti fanno capire cosa c’è dall’altra parte del mondo”.

Anche soldi e contratti sono considerati in maniera differente: “Innanzitutto c’è la sicurezza del pagamento, poi a parità di categoria i compensi sono comparabili. Magari c’è parecchia diversità tra i calciatori più bravi e quelli meno, ma per il resto possono esistere delle similitudini. Quello che mi dà fastidio dei contratti in Italia è che si vada a chiedere un adeguamento ogni sei mesi quando magari in mano hai un triennale o un quadriennale. Un malcostume”.

(nella foto, i quattro protagonisti della serata insieme al presidente del Panathlon Club di Rimini, Alessandro Giuliani)

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