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Scm. Dipendenti scendono in piazza: ‘Proprietà non ci consideri numeri’.

EconomiaRimini

23 giugno 2009, 17:28

in foto: Sciopero di 8 ore e manifestazione, in corteo lungo le strade di Rimini, per i dipendenti della Scm decisi a protestare contro il piano di riorganizzazione industriale presentato nei mesi scorsi dai vertici della società.

Un piano – indotto dalla crisi che ha colpito l’economia italiana e internazionale – che prevede esuberi per 900 dipendenti e la cassa integrazione a zero ore per una quota consistente della forza lavoro.
I lavoratori del colosso del legno – sia della sede di Rimini che di Verucchio, oltre a rappresentanti degli stabilimenti di Pesaro e Thiene nel vicentino – si sono mossi dalla direzione di via Emilia, a metà mattinata, per dirigersi in Piazza Cavour, proprio di fronte a Palazzo Garampi e agli uffici dell’Associazione Industriali di Rimini.
Armati di fischietti, i dipendenti della Scm, hanno attraversato la città mostrando diversi striscioni di protesta. In primo piano i criteri adottati in materia di cassa integrazione, prevista a zero ore per il 20-25% della forza lavoro.
Bersaglio principale della protesta, il direttore generale dell’azienda, Stefano Monetini, oggetto di diversi cori – non proprio benevoli – da parte dei lavoratori
“Crediamo che una manifestazione come qusta fosse necessaria – ha osservato Luca Giacobbe, segretario generale Fom-Cisl Rimini -. Necessaria per far capire all’azienda che i lavoratori sono dalla nostra parte e che, in ogni caso bisogna cominciare a trattare e anche accettare qualcuna delle nostre proposte. Il direttore generale Monetini – ha proseguito – è il bersaglio della protesta perchè questo direttore è venuto da fuori non conosce l’azienda, non conosce il territorio e quindi credo che sia necessario, a questo punto, un intervento della prprietà”
Organizzata dal coordinamento sindacale di gruppo e dalla Fim-Cisl, dalla Fiom-Cgil e dalla Uilm, la manifestazione si è conclusa in Piazza Cavour, sotto lo sguardo del neo eletto presidente della Provincia, Stefano Vitali.
(Newsrimini.it)

Di seguito la lettera aperta inviata dai dipendenti alla proprietà della Scm.

“Sappiamo che siete persone attente agli affari ma anche alla responsabilità sociale del Vs. agire come imprenditori.
Avete ingrandito il gruppo, avete deciso che occorreva riorganizzare poi è arrivata la crisi.
La caduta degli ordini è stata ed è pesante e purtroppo non pare che si sia toccato il punto più basso della crisi. Una crisi che non ha origini solo finanziarie, non è di settore bensì è generale.
Anche per questo sbaglierebbe chi pensasse di risolvere i problemi tagliando la risorsa più importante di cui dispone un’azienda: le proprie maestranze.
Ci avete comunicato la Vs. scelta di investire 30 mil. di euro per ristrutturare l’azienda.
E’ un fatto importante e incoraggiante ma c’è spazio, nei Vostri piani, per le persone, lavoratrici e lavoratori, in carne ed ossa?
Alla fine dell’anno, nonostante fosse stata indicata un’altra soluzione,avete deciso che per oltre 100 lavoratori interinali, molti dei quali erano nostri colleghi da oltre un anno, non vi fosse altra possibilità che quella di andare a casa. Oggi avrebbero potuto utilizzare un ammortizzatore sociale.
Giorno per giorno vediamo altri lavoratori diventare invisibili, perdere il posto alla scadenza del contratto di inserimento: a fine anno se continuate così saranno circa 90 ! Anche in questo caso un’altra soluzione era ed è possibile.
Per gli altri lavoratori, a tempo indeterminato, ci sono gli ammortizzatori che imprese e lavoratori finanziano: qualcuno continua a dire che sono previlegiati perchè la Cassa Integrazione Guadagni, se sei sospeso a zero ore, ti fa portare a casa poco più di 700 euro al mese.
Da oltre 2 mesi il ricorso alla CIG è consistente. C’erano e ci sono diverse possibilità di utilizzo della CIG a partire dal concentrare o dal distribuire il “costo” della cassa: rotazione/zero ore determinano ricadute diverse in termine di reddito e di invisibilità sociale.
Avete scelto di usare la CIG non per avere il tempo e il modo di discutere con noi del progetto industriale approfondendone i vari aspetti, valutandone tutte le conseguenze. No !
Avete deciso di usare la CIG ordinaria per avviare la decimazione occupazionale che, allo stato attuale, appare più l’obiettivo di 900 licenziamenti che non la conseguenza del progetto.
Quasi 400 persone sono in CIG a zero ore da oltre 2 mesi.
Quali criteri sono stati utilizzati per distinguere chi lavora e chi no?
Ci sono le liste dei buoni e dei cattivi?
Avete adottato delle particolari pagelle?
Vi siete preoccupati dei carichi famigliari, delle famiglie monoreddito?
Perchè quasi tutti gli invalidi sono sospesi a zero ore?
E che dire di coloro che hanno contratti a tempo parziale?
Delle lavoratrici ? Dei delegati sindacali?
Nemmeno le squadre antincendio e di primo soccorso si sono salvate dalla scure del contenimento dei costi e dell’efficienza che l’azienda sta usando.
Ripetutamente sono state avanzate proposte per attenuare il peso della crisi e per affrontare le conseguenze più gravi.
Pensate che si possa mantenere una famiglia con 700 euro al mese?
E se sfortunamtamente hai un famigliare gravemente malato?
E se hai contratto un mutuo? E se non riesci a pagare l’affitto?
Le persone che negli anni trascorsi hanno contribuito alla crescita e alla ricchezza del gruppo SCM si meritano di NON essere considerate interlocutori dei progetti aziendali?
Le persone che negli anni trascorsi hanno contribuito alla crescita e alla ricchezza del gruppo SCM si meritano di essere scaricato così sul piano sociale?
Crediamo che queste persone meritino una maggior considerazione da parte Vostra.
Non trattateci come numeri, al pari di una macchina utensile o di un impianto o di un capannone!
Siamo esseri umani come Voi e come Voi vorremmo poter continuare a lavorare dignitosamente per condurre una vita serena con la nostra famiglia, i nostri figli, i nostri cari.
Vi pare chiedere troppo?”
I delegati e lavoratori SCM

(nella foto Bove, un momento della manifestazione)

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