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Popolazione in crescita. A Rimini in dieci anni più 10.5%

In foto: La provincia di Rimini è seconda in regione per incremento demografico negli ultimi dieci anni. Dal '97 al 2007 la popolazione è infatti cresciuta del 10,5%.
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ven 18 gen 2008 15:52 ~ ultimo agg. 00:00
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La media regionale è del più 7,2. La ricerca evidenzia che l’aumento riguarda maggiormente i comuni tra 5 e 20mila abitanti collocati in pianura o sulla costa, e quelli non capoluogo. La crescita più elevata riguarda la fascia di popolazione under 18. Voce importante la popolazione immigrata che in Emilia Romagna rappresenta il 7,5% di quella totale.

La sintesi della ricerca dall’ufficio stapa regionale

Se fino ai primi anni ‘90 la previsione era di un’implosione della popolazione emiliano-romagnola, successivamente – negli ultimi 10-15 anni – importanti demografi italiani hanno citato il caso dell’Emilia-Romagna come quello di una “nuova primavera demografica”: un’inversione di tendenza che nessuno aveva saputo prevedere. Il saldo naturale continua ad essere negativo (-6.073 nel 2006), anche se lo scarto tra nati e morti va via via riducendosi grazie all’aumento annuale del numero delle nascite. All’interno della ripartizione geografica del nord-est, l’Emilia-Romagna è la regione con il minor saldo naturale negativo.
Dal 1/1/1997 al 1/1/2007 la popolazione è aumentata di circa 285.000 unità (+7,2%); è una crescita in linea con quella che ha riguardato il nord-est del Paese nello stesso periodo, ma ben superiore all’incremento (di circa il 4%) che ha interessato la popolazione italiana nel complesso. Si tratta però di un aumento differenziato sul territorio: la provincia che ha registrato la crescita più consistente è quella di Reggio Emilia (+15,4%), seguita da Rimini (+10,5%) e Modena (+9,2%). La provincia di Bologna ha rilevato un +5,1%. In generale, l’aumento riguarda maggiormente i Comuni tra i 5.000 e 20.000 abitanti, soprattutto se collocati in pianura o nella zona costiera, e i Comuni non capoluogo rispetto a quelli capoluogo. Il ritmo di crescita è differente anche nelle diverse fasce di età, e interessa soprattutto i giovani e giovanissimi; la popolazione degli under 18 aumenta di circa il 20% tra il 1997 e il 2007 (106.718 unità) ma quella tra gli 0 e 2 anni cresce del 36% (30.649 unità in 10 anni). Attualmente la classe di età 0-14 rappresenta il 12,6% della popolazione regionale; dieci anni fa era il 10,9%. Tutto ciò si spiega in parte con la maggiore presenza di immigrati stranieri; tuttavia anche la popolazione autoctona comincia a evidenziare tassi di fecondità crescenti.
Misurando il grado di invecchiamento della popolazione attraverso l’“indice di vecchiaia” (e cioè il numero di over 65enni per 100 giovani fino a 14 anni) si nota un “ringiovanimento”: l’indice passa infatti da circa 197 nel 1997 a circa 180 nel 2007. Questo non vuol dire però che la quota di popolazione over 65 sia in diminuzione (aumenta di 116.268 unità tra il 1997 e il 2007, pari al 13,7%) ma che il ritmo di aumento della popolazione giovane è superiore a quello con cui cresce la popolazione anziana.
In Emilia-Romagna il numero assoluto di morti oscilla tra i 40-45mila all’anno da oltre trent’anni. La maggior parte dei decessi (56%) avviene dopo gli 80 anni. A fronte di una sostanziale stabilità del numero dei morti, quello dei nati, dopo il baby boom degli anni ’60, si è ridotto costantemente fino ai primi anni ’90, periodo in cui si verifica una vera inversione di tendenza: il numero dei nati comincia a risalire timidamente, con una crescita maggiore nei territori a elevata presenza di stranieri. La ripresa demografica dell’Emilia-Romagna è quindi legata all’aumento del numero di nati, a sua volta legato alla presenza di immigrati sul territorio, che in alcune province ha comportato il ritorno, dopo circa 30 anni, a un saldo naturale – la differenza tra nascite e decessi – positivo: è il caso di Reggio-Emilia, Modena e Rimini.
Il vero motore della crescita è il saldo migratorio, positivo e consistente sia dalle altre regioni italiane, sia dall’estero. La quota di migratorietà interna (e cioè da altre regioni italiane) si mantiene elevata: in Emilia-Romagna nel 2006 il saldo migratorio interno è del 4,5 per mille a fronte di un 2,7 per mille registrato nel nord-est. Tuttavia va sottolineato che una quota di mobilità interna è dovuta ai cittadini stranieri che, seguendo l’asse di spostamento sud-nord, cambiano luogo di residenza con più frequenza rispetto agli italiani. Infatti, se a livello nazionale gli stranieri rappresentano il 5% della popolazione, contribuiscono al movimento interno per il 15%. Il saldo migratorio con l’estero si attesta su livelli simili a quelli della ripartizione nord-est, molto superiori alla media italiana. Al primo gennaio 2007, i cittadini stranieri residenti in Emilia-Romagna risultavano essere 318.076 (7,5% della popolazione residente, a fronte del 5% nazionale).
L’analisi integrata dei dati sanitari, in particolare quelli delle Schede di dimissione ospedaliera (SDO) e dei Certificati di assistenza al parto (CedaP), evidenzia l’esistenza di tassi di fecondità differenziati per cittadinanza. Il tasso di fecondità totale (cioè il numero medio di figli per donna) nel 2006 è di 1,37 per quanto riguarda la popolazione complessiva (era lo 0,99 nel 1997); quello della popolazione di cittadinanza italiana risulta essere di 1,19, mentre per le donne di cittadinanza non italiana è di 2,56. Il valore complessivo più elevato si registra nella provincia di Reggio Emilia (1,53) e si spiega con la più alta incidenza di popolazione straniera residente. L’età media al parto è di circa 31 anni, ma è un valore che media tra i 28,2 anni delle donne straniere e i 32,3 anni delle emiliano-romagnole.
Nel 2006 il numero dei nati residenti ha raggiunto quota 39.274 (la fonte è rappresentata dalle Schede di dimissione ospedaliera, SDO) con un aumento del 30% rispetto ai 30.139 nati nel 1997. Sempre nel 2006, il 17,4% (6.861 bambini) dei nati in Emilia-Romagna è straniero, ha cioè entrambi i genitori di cittadinanza non italiana. Se si considera solo la cittadinanza di uno dei due genitori (che non implica la cittadinanza straniera del figlio) risulta che il 23% dei nati da residenti in regione ha almeno un genitore straniero. Nel 2006 si contano 76.112 minori residenti stranieri e di questi ben 45.674, pari al 60% dei minorenni stranieri residenti, è nato in Italia: la seconda generazione cresce a ritmi più elevati rispetto alla popolazione straniera nel complesso.
La crescente presenza di stranieri ha contribuito molto al ringiovanimento della struttura per età della popolazione emiliano-romagnola, da una parte per la più alta fecondità – e quindi contribuendo al rialzo del numero di nati annuale – e dall’altra perché gli immigrati sono per la maggior parte giovani: il 73% circa degli stranieri residenti ha meno di 40 anni, il 98% meno di 65 anni. Negli ultimi dieci anni le residenze di stranieri sono cresciute molto di più nei Comuni non capoluogo e soprattutto in quei territori come la provincia di Ferrara o di Ravenna dove finora la presenza era più limitata. La provincia di Ferrara, a fronte di un’incidenza di stranieri del 4,4%, ha visto un incremento di quasi il 16% di residenti stranieri nel corso del 2006. In generale c’è una prevalenza di uomini tra i cittadini stranieri residenti, anche se la percentuale delle donne è cresciuta molto attestandosi per il 2007 al 48,6%, evidenziando così un processo di “femminilizzazione” dell’immigrazione dovuto non più ai soli ricongiungimenti familiari, ma anche all’immigrazione primaria.
Il trend di aumento della popolazione straniera è seguito dalla costante crescita delle acquisizioni di cittadinanza (da 1.152 nel 2002 a 4.374 nel 2006); la maggior parte avviene con il matrimonio, e poiché i matrimoni misti riguardano prevalentemente donne straniere con uomini italiani tra i nuovi cittadini italiani sono più numerose le donne. In Emilia-Romagna è misto il 14,1% di matrimoni (dati 2006) e di questi l’80% è di coppie in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera.
Nonostante l’Emilia-Romagna si collochi tra le regioni europee con più elevato grado di invecchiamento, esercita comunque una forte attrazione in termini di flussi immigratori al pari di alcune regioni in pieno sviluppo economico e caratterizzate da una struttura di età più giovane.

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