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Pasqua 2008: il testo del messaggio di Monsignor Lambiasi

In foto: Il Vescovo Monsignor Francesco Lambiasi ha indirizzato a tutti i fedeli un Messaggio in preparazione alla prossima Pasqua. Il titolo è “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”.
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lun 21 gen 2008 10:01 ~ ultimo agg. 00:00
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Il testo del Messaggio è pubblicato in un opuscolo di 16 pagine, illustrato con immagini tratte dall’affresco della Risurrezione di Piero della Francesca.
Pubblicato in 70.000 copie il Messaggio viene diffuso dai sacerdoti in occasione della benedizione delle famiglie.

L’introduzione al Messaggio a cura della Diocesi:

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. Sono le parole rivolte, in quel mattino di Pasqua, dagli angeli alle donne che erano andate alla tomba con gli aromi per completare la sepoltura di Gesù; allo stupore delle donne, seguì l’annuncio: “Non è qui, è risuscitato”. (Vangelo di Luca 24, 1-7).
Il Vescovo ha pensato il suo Messaggio ai fedeli come un colloquio personale, svolto in occasione della visita dei sacerdoti alle famiglie in preparazione alla Pasqua. Il Vescovo si introduce chiedendo: “Mi permettete di entrare in casa vostra e di parlare un po’ con voi?”.
Il Messaggio considera la vicenda di Gesù, la sua morte e la sua risurrezione, e non teme di dichiarare : “La Pasqua è il nostro destino: è il compimento pieno della nostra umanità”. Cristo infatti è risorto, è vivo, e possiamo incontrarlo oggi; dall’incontro con lui tutta la nostra vita è trasformata, e può diventare “una vita illuminata dall’amore, inondata dalla pace, profumata dalla gioia”.
E’ l’augurio che il Vescovo rivolge ad ogni fedele, ad ogni famiglia; esso nasce dall’annuncio che “Cristo, nostra gioia, è risorto”; è “l’annuncio della nostra salvezza, la bella notizia che vogliamo comunicare a tutti”.

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Il testo completo del Messaggio:

Messaggio del Vescovo per la Pasqua 2008
“PERCHE’ CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE E’ VIVO?”

Carissimi tutti,
abbiamo da poco celebrato il Natale, e già il nostro cammino si sposta da Betlemme verso Gerusalemme: dall’umile mangiatoia alle strade polverose della Galilea e della Giudea, fino al sepolcro vuoto del Crocifisso. Andiamo dalla notte santa verso l’alba radiosa della Pasqua.
Mi permettete di entrare a casa vostra e di parlarne un po’ con voi?

Gesù non è come Buddha o Maometto
Sono questi i due misteri centrali della nostra fede: il farsi uomo di Dio e il suo dare la vita per noi per poter dare a noi la vita che non muore mai. Non si tratta di favole mitologiche o di fantasiose leggende. Come la nascita, così anche la morte e la risurrezione di Gesù sono fatti avvenuti nella storia, e noi a Rimini conserviamo le tracce degli estremi di quella straordinaria vicenda: l’arco di Augusto e il ponte di Tiberio. Non mancano i testimoni che da duemila anni tengono vivo l’annuncio della “bella notizia”, spesso a costo della loro stessa vita: Gesù di Nazaret è veramente risorto. A una morte reale corrisponde una risurrezione reale. In altre parole, Gesù è veramente, realmente, corporalmente morto. Ed è risorto, cioè è veramente, realmente, corporalmente vivo. A differenza dei fondatori delle grandi religioni e di tutti i grandi personaggi del passato: nessun filo d’erba ha fatto in tempo a crescere sulla sua tomba.

Il “sol dell’avvenire” è già sorto
Solo un’esperienza così sconvolgente e trasformante spiega il cambiamento avvenuto nei discepoli. Durante la vita di Gesù essi appaiono spesso meschini e interessati; durante la passione hanno paura di condividerne il destino, e lo abbandonano, e fuggono; dopo la sua crocifissione e morte, si trovano in uno stato di angoscia penosa e di cocente delusione, paralizzati dalla paura e da una imbarazzata vergogna. E’ evidente: come può, da una speranza morta, nascere una fede forte e vivace? Sta di fatto che, improvvisamente, per Pietro e compagni, tutto cambia. Nonostante l’opinione corrente, che riteneva impossibile per il Messia il fallimento e l’umiliazione, essi, dopo non qualche resistenza, si arrendono finalmente disarmati alla realtà: Gesù, il morto sul patibolo degli schiavi, è proprio lui il Messia e Signore. E ben presto maturano la fede – per ebrei rigidamente monoteisti era una bestemmia – che Dio ha un Figlio di natura divina. Inoltre proclamano che il mondo nuovo non è più da sospirare e che una nuova storia è già cominciata, nonostante l’obbligata constatazione del peccato, del male e della morte che si continuava a fare.

Siamo nati per vivere felici
Benedetto XVI ci descrive la risurrezione di Gesù come “la più grande ‘mutazione’ mai accaduta, il ‘salto’ decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazaret, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo”. La nostra vita non finirà nel nulla: è questa la speranza che rende meno angoscioso il peso del passato, più vivibile il presente, meno ansiosa e brancolante l’attesa del domani. Il grande muro nero della morte è crollato. “La porta del futuro è stata spalancata”, ci assicura il Papa.
Ora ci domandiamo: non è incomprensibile tutto ciò? Certo, non potremo riprodurre la risurrezione in un laboratorio scientifico, ma non ci troviamo di fronte a qualcosa di assurdo o di estraneo a ciò che noi stessi intuiamo e desideriamo. La Pasqua è il nostro destino: è il compimento pieno della nostra umanità. E la porta per entrare in questo mistero è l’amore; solo in questa logica possiamo accostarlo e in qualche modo comprenderlo. Perché l’amore è davvero più forte della morte; apre ad orizzonti impensabili; ci rende pienamente liberi, sciogliendoci da tutte le catene, comprese quelle della tristezza e della disperazione più nera. Chi dona la vita nell’amore, vivrà felice in eterno. La risurrezione di Gesù è stata l’esplosione di un amore incontenibile, ha inaugurato un mondo nuovo, il Regno dei cieli. Da allora quel Regno cresce continuamente come lievito nella pasta della storia, la trasforma dall’interno e la impregna di sé.

Se ci decidiamo a vivere e a non lasciarci vivere
Ecco cosa avviene con la Pasqua: il Signore Gesù non si sottrae alla nostra presa, anzi continua ad operare con noi; entra in quella misteriosa ma realissima sinergia che gli permette di rendersi vivo e presente oggi, dappertutto, là dove ci sono almeno due cristiani risorti a vita nuova e riuniti nel nome suo, secondo l’infallibile promessa: “Là dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Ed ecco come noi possiamo essere testimoni di questo evento, il più sorprendente e “rivoluzionario” di tutti i tempi: se lo lasciamo accadere in noi; se permettiamo a Cristo di risorgere in noi, di operare il bene attraverso il nostro cuore e le nostre mani, di continuare a lottare contro il male, l’egoismo, la cattiveria che c’è dentro e fuori di noi. Se risorgiamo da una vita ripiegata e depressa, da una fede sbiadita, da una speranza spenta; se ci convertiamo da una vita cristiana incolore e insapore, noi diventiamo i discepoli appassionati e convinti, i testimoni umili e gioiosi, i messaggeri credibili e convincenti del Signore risorto.

Non ci salverà né una formula né una vaga utopia
In effetti quella mattina di Pasqua è stata realmente spezzata in due la linea del tempo, e la storia ha cambiato decisamente corso. Forse le parole più belle su questa inversione di rotta – non più follemente diretta verso l’abisso del nulla – si trovano nella seconda Lettera a Timoteo: Cristo “ha sbaragliato la morte e ha reso luminosa la vita” (1,10). Certo il male ha ancora le sue parole terribili e raccapriccianti da scrivere nel grande libro della storia. La vittoria di Cristo non è ancora definitivamente compiuta. Ma è stata decisiva: l’ultima parola sarà della Vita sulla morte, della Verità sulla menzogna, dell’Amore sull’egoismo. E già ora è possibile vivere una vita serena e appagante. Dunque sperare si deve, e si deve perché si può: Cristo è il Signore della storia; la sua risurrezione non ci salva sempre dal dolore, ma nel dolore ci mette immancabilmente al riparo dalla disperazione.

Una Chiesa vicina ed amica
Il Risorto non ci parla solo del mondo che verrà, ma anche del nostro oggi. Nella vita che attendiamo, ciascuno di noi troverà la sua identità più vera e una piena, intramontabile felicità, ma già ora l’amore di Dio ci raggiunge, ci fa vivere nella pace anche quando dobbiamo attraversare la prova, ci trasforma e sorregge la nostra vita quotidiana. È questa la ragion d’essere della Chiesa: sentitela sempre vicina e tenera come una vera madre, esperta e premurosa come una buona maestra, e guardate a lei come il segno di un amore più grande, il compimento di una promessa che supera tutto e tutti coinvolge. Nel sacerdote che bussa alla vostra porta per la benedizione delle case, non vedete il funzionario di una società per… buone azioni (!), ma un padre e un amico a cui state a cuore, che prega per voi e vi offre il tesoro della sua vita: lo sguardo di perdono e di consolazione del Crocifisso, la certezza che il cuore di Dio è aperto a tutti, a cominciare da quanti sono intimamente lacerati e smarriti di cuore.

Non ci siamo stancati di… cercare tra i morti?
Fratelli, figli e amici carissimi, permettetemi di accompagnarvi in questo cammino verso la Pasqua con il vivo desiderio di essere in qualche modo parte della vostra famiglia. Ci sia di utile richiamo, durante il tempo quaresimale, la domanda che le donne si sentirono rivolgere dall’angelo, in quel mattino di primavera in cui il sepolcro di Gesù rimase vuoto per sempre: “Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?”. Non vi pare che anche noi finiamo col “cercare tra i morti” quando le nostre più profonde aspirazioni cedono il passo a interessi meschini, a piaceri effimeri e inconsistenti? quando inseguiamo solo una rivalsa o un’affermazione personale? quando svuotiamo del suo senso autentico l’esperienza straordinaria dell’amore o accettiamo le logiche dell’apparenza e del successo a qualsiasi costo? Perché ci costringiamo a vivere da… morti?

Cristo è vivo e possiamo incontrarlo oggi
La Pasqua, che ogni domenica si rinnova nell’Eucaristia delle nostre parrocchie e comunità, ci dà la chiave per incontrare il Risorto, per non vivere più da orfani e vagabondi, ma da figli del Padre, e da fratelli tra di noi e con tutti, a cominciare dai più poveri. Se siamo risorti con Cristo, non teniamoci questo tesoro per conto nostro, non gestiamoci la vita a nostro uso e consumo. Mettiamoci a disposizione dei tanti fratelli “morti”, che sono attorno a noi, per aiutarli a non vivere più una vita “mordi e fuggi”, a risorgere a vita nuova, a una vita bella, buona e beata, finalmente riconciliata, non più gelosamente trattenuta ma generosamente e irreversibilmente offerta. Una vita illuminata dall’amore, inondata dalla pace, profumata dalla gioia.
“Cristo, nostra gioia, è risorto”: è il saluto pasquale, caro all’Oriente cristiano; è l’annuncio della nostra salvezza, la professione della nostra fede. “Cristo risusciti nei nostri cuori!”: è l’augurio che ci scambiamo, la bella notizia che vogliamo comunicare a tutti, con la grazia, la passione e la pace di Cristo vivente, ieri, oggi, sempre. E, perché no? con la grinta dei nostri cristiani più veri, da Alberto Marvelli a don Oreste Benzi…

Buona Pasqua!
Rimini, Epifania 2008

+ Francesco Lambiasi, Vescovo

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