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Commiato del vescovo De Nicolò: gli interventi delle autorità

RiminiVita della Chiesa

10 settembre 2007, 19:57

in foto: Pubblichiamo i testi delle relazioni portate alla cerimonia di commiato di S.E. Monsignor Mariano De Nicolò:

Il testo del saluto del Sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli.

Al culmine di questi diciotto anni di Episcopato presso la Diocesi di Rimini è con onore, e grande affetto, che mi accingo a salutare e ringraziare a nome dell’intera comunità riminese S.E. Monsignor Mariano De Nicolò.

Grazie.

Un periodo intenso, in cui il Vescovo Mariano è stato Pastore e guida ma anche cittadino che ha amato- ricambiato- profondamente la nostra città.
La sua figura è stata fondamentale per ridare al mondo cattolico riminese una più forte consapevolezza della propria forza, delle proprie ricchezze, della sua imprescindibile importanza per il bene di tutta una comunità.
In più occasioni, il Vescovo Mariano è intervenuto sui temi ‘laici’ della politica e della cittadinanza, indicando sempre i valori più alti della convivenza civile come bussola e riferimento di una città coesa. E’ un richiamo costante all’impegno per una comunità unita che ponga al centro della propria azione l’interesse comune. Monsignor De Nicolò ha dimostrato in questi anni un grandissimo amore per queste persone e questi luoghi, ricercandone costantemente i valori positivi, spronando e sensibilizzando le istituzioni.
Nel sociale, nel lavoro, nella cultura ha saputo dare un contributo fondamentale, credendo fortemente nell’attuazione concreta delle enunciazioni teoriche.
Stefano Zamagni, durante la cerimonia di assegnazione della cittadinanza onoraria a S.E. Mariano De Nicolò, ha insistito sulla statura di ‘uomo di cultura’ del nostro Vescovo, che peraltro è stato uno dei grandi padri della presenza dell’Università a Rimini. L’idea è stata quella, vincente, di una ‘comunità della cultura’ che sempre più coinvolge e deve coinvolgere la nostra città. Il Duomo restaurato e restituito al suo antico splendore è simbolo e culmine di tutto ciò.
La nostra realtà diocesana è storicamente costellata da una molteplicità di risorse al suo
interno; siamo orgogliosamente sede di importanti associazioni; abbiamo un forte tessuto parrocchiale; non mancano figure di particolare carisma, capacità e carità che danno a Rimini un forte impulso sociale, culturale e pastorale.
Lungo questo cammino durato quasi venti anni, il rischio è stato sovente quello della dispersione di tali risorse in particolarismi, con il pericolo oggettivo di vedere limitata la ricchezza e l’impatto dell’esperienza cattolica nelle nostre comunità. In questo S.E. si è dimostrato un Pastore straordinariamente attento. Ha saputo calarsi con decisione, tramite l’ascolto e il dialogo, in questa variegata realtà, dimostrandosi un elemento cardine nel cementare le diversità verso un obiettivo comune di crescita sociale, culturale e pastorale di una intera comunità. Ha saputo, in definitiva, tenere unità una Chiesa intera, e tutte le sue molteplici anime.
Ma aldilà dei tanti meriti, il grazie va alla persona che ha voluto e saputo amare la nostra città, perché chi ama- necessariamente- costruisce, alimenta, arricchisce le anime. La Comunità Cristiana, e di conseguenza Rimini, è cresciuta sotto questa attenta guida giorno dopo giorno, con il lavoro semplice ma intenso della quotidianità; con la convinzione di essere in mani forti e sicure, si è rinsaldata, ha ritrovato un sentire comune, si è rafforzata, è diventata protagonista attiva della vita sociale e politica della nostra Città.
Ci siamo incontrati tante volte, in questi anni: abbiamo imparato a stimarci e ricevere reciproci stimoli dalla presenza di ciascuno. Oggi, sono a nome di tutti i riminesi, a dire ‘grazie’ per tutto ciò che il Vescovo Mariano ha operato per noi. Per queste opere e questi stimoli, per la presenza viva e attiva, visibile e mai invadente, che hanno contribuito a costruire la città che ogni giorno viviamo.
“Avrai per sempre quelle sole ricchezze che avrai donate”, scriveva Marziale. Non dubitiamo che i semi di bene germogliati parleranno del Vescovo Mariano, e della sua generosità nel dispensarli.
Rimarrà per sempre saldo questo legame profondo con Rimini, che a lui è grata per tutto ciò che di buono e di bello ha operato in questi anni.
Il bene che ha fatto a questa città non finirà, non è un capitolo che si chiude, una storia che finisce. E dunque oggi non è la tristezza di un saluto d’addio che ci deve accompagnare, ma la determinazione affinché anche il domani sia illuminato dai valori che abbiamo condiviso, e la fiducia che proseguiremo il cammino con il suo successore, il Vescovo Francesco. Gli daremo il benvenuto fra pochi giorni, certi che raccolga un’eredità di bene e di affetto per continuare il proficuo cammino con Rimini e i riminesi.
‘Il ricordo è un modo d’incontrarsi’, scrive Gibran. Noi, caro vescovo Mariano, avremo modo ancora di condividere le strade del mondo, e di ricordarla in tutto il bene che lascia nella nostra Rimini.
Buon proseguimento, certi che potrà ancora fare e dare tanto alla Chiesa, e grazie ancora per tutto quello che ha dato e fatto per Rimini.
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Il saluto di Luciano Chicchi, presidente della Fondazione Carim di Rimini:

Nel momento in cui il Vescovo Mariano si appresta a lasciare il proprio mandato episcopale nella diocesi di Rimini, come Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio – ossia di un soggetto che è espressione della articolata e vitale società civile riminese – desidero rivolgere a lui pubblicamente due particolari e sentiti ringraziamenti, che attengono al piano civile sul quale particolarmente positiva è stata in questi anni l’incidenza dell’impegno della Chiesa riminese.
Il primo grazie riguarda l’attenzione riposta al tema dell’Università.
Nel 1993, quando l’Università a Rimini stava nascendo in mezzo a mille difficoltà e allo scetticismo di molti, l’impegno del Vescovo Mariano è stato decisivo nell’affermare che non si poteva né si doveva perdere un’occasione così importante per la nostra città e la nostra provincia.
Occasione importante sul piano culturale, per l’influsso che l’Università può esercitare nel provocare e diffondere idee e conoscenze nuove, nel preparare la futura classe dirigente, nel mettere in connessione ricerca e sistema produttivo.
Ma occasione importante anche sul piano sociale, per la capacità di studenti e docenti di apportare novità, idealità, fermenti culturali, opportunità di confronto, persino stili di vita in grado di arricchire e articolare ulteriormente l’ambiente locale. Insieme, un terreno – quello della vita universitaria – di feconda presenza per la Chiesa riminese che vi ha potuto svolgere in questi anni una importante opera educativa e formativa, portando un contributo di grande spessore umano, religioso e civile.
Credo sia doveroso ricordare, a questo proposito, come nel documento del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, che ha ispezionato le sedi universitarie romagnole nel gennaio di quest’anno, sia contenuto uno specifico riconoscimento del lavoro svolto dalla diocesi per il rafforzamento e la crescita del polo riminese.
Il secondo grazie riguarda invece il tema della bellezza, che ha attraversato e contraddistinto tutto l’arco del mandato episcopale del Vescovo Mariano e che oggi vediamo così sottolineato nelle parole di Papa Benedetto XVI.
La bellezza della proposta cristiana e del corpo ecclesiale in senso stretto, ma anche la cura del bello nei suoi diversi aspetti: dai luoghi sacri, alla liturgia, fino al canto, nella certezza che il bello sia espressione, e insieme segno, della luce suprema che promana dal Salvatore.
Tra le tante azioni compiute in questa direzione, mi piace far rilevare, a titolo di esempio, l’inventario dei beni ecclesiastici, che ha permesso di avere conoscenza certa e di tenere unite tutte le opere d’arte di proprietà della Chiesa, con ciò contribuendo sia alla valorizzazione del patrimonio artistico/culturale del territorio riminese, sia alla possibilità di approfondimento da parte di ricercatori e studiosi.
Non posso poi non ricordare il grande restauro del Tempio Malatestiano, un’operazione complessa, difficile, che ha dovuto registrare anche alcune polemiche, ma che ha rappresentato un punto di svolta, io credo, per la crescita culturale e d’immagine della nostra città nell’ultimo ventennio. Un’operazione che ha fatto riscoprire lo splendore rinascimentale della Cattedrale di Rimini, togliendole quella patina di grigiore interno che il tempo aveva sedimentato per far riemergere le tracce di colore dell’età di Sigismondo.
Non potrò dimenticare, tra le diverse emozioni provate nella mia vita, il momento magico in cui – tolto il velo che la ricopriva – la Cappella della Madonna dell’Acqua appena restaurata è riapparsa in tutta la sua straordinaria bellezza: nel silenzio generale si è udita un’esclamazione di meraviglia e poi un grande e intenso applauso da parte delle circa mille persone che riempivano il Duomo.
Era il segno più tangibile che la comunità riminese aveva apprezzato il restauro e si era riconosciuta nello stupore davanti al fascino del Tempio ritornato alla sua cifra di colore e di mistero.
Non è senza significato che quel restauro si sia concluso nel 2000 con le celebrazioni che hanno ricordato i 50 anni dal ripristino post-bellico, reso possibile dal finanziamento della Fondazione americana Samuel Kress, e i 500 anni dalla originaria costruzione voluta da Sigismondo Pandolfo Malatesta, così come va sottolineato che a risaltare nell’abside nell’anno giubilare sia stato collocato il grande crocifisso attribuito a Giotto.
Per tutto questo credo che la città e la società riminese debbano ringraziare la sensibilità e l’opera fattiva del Vescovo Mariano, condotta con generosità, intelligenza e lungimiranza in questi 18 anni di episcopato.
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NdR il presidente della Provincia, Fabbri, é intervenuto senza suguire un testo scritto.

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