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‘Rimini Rimini’ 20 anni dopo. Per Stefano Pivato, uno spaccato di anni ’80

Rimini

8 luglio 2007, 10:22

in foto: Un anniversario passato nell'indifferenza: 20 anni fa usciva "Rimini Rimini", commedia balneare ambientata sulla Riviera romagnola.

Il film, girato nell’estate dell’86, uscì nel febbraio dell’87. Rimini viveva ancora lo scintillio degli anni ’80, anche se cominciavano ad avvertirsi le prime crepe: proprio nella settimana di uscita del film, a Rimini moriva il primo viado per Aids. Ma l’immagine gaudente, eccessiva del divertimentificio era ancora sulla cresta dell’onda, tanto che di “Rimini Rimini” arrivò anche un sequel nell’88.
Una commedia di scarso valore artistico, certo, ma che Stefano Pivato, assessore alla Cultura del Comune di Rimini nonché cultore del genere trash, invita a non sottovalutare.
“Togliendoci un attimo dalla visuale riminese – spiega – quello é uno spaccato dell’Italia degli anni ’80. E’ un film di costume, se andiamo a guardare gli stereotipi troviamo il culturista, e la cultura del corpo diventa un idolo degli anni ’80. Siamo negli anni della Milano e della Rimini da bere. C’é tutta una serie di cafoni, anche questo un tratto specifico degli anni ’80. C’é il danaro, c’é il magistrato moralista: pensiamo che quelli erano i primi anni dei pretori d’assalto. Mi sembra ci sia molto più la metafora dell’Italia che della Rimini di allora. Certo, Rimini é un palcoscenico straordinario per l’estate, quindi c’é anche Rimini. Lungi da me l’idea di demonizzare l’idea di Rimini di quegli anni. E’ però una Rimini dalla quale siamo molto distanti. La Rimini di Corbucci, di Villaggio e della Grandi, c’era in quel film e in parte c’é anche oggi. Ma se mentre allora quell’immagine era prevalente, quasi univoca – prosegue Pivato – oggi mi sembra che il paesaggio sia completamente cambiato. Quell’immagine convive insieme a tante altre Rimini. E’ vero che allora ci vedevano esclusivamente così, la Rimini del divertimentificio. E’ una Rimini molto lontana, ad esempio, da quella dei Vitelloni: quello era un vitellonismo più familiare e domestico, qui c’é un vitellonismo esponenziale.
Ma in fondo i film che parlano di Rimini raccontano spesso l’immagine di Rimini che viene vista”.
Il titolo faceva il verso al romanzo “Rimini” di Tondelli: due ritratti diversi della Riviera, all’epoca entrambi di successo anche se di diverso valore, le cui storie si sono poi intrecciate. Il progetto di “Rimini Rimini” mandò a monte quello del film sul romanzo di Tondelli del regista cesenate Luciano Manuzzi, cui collaborò anche Tonino Guerra.
“Arrivò Corbucci e in quattro e quatt’otto fece Rimini Rimini – ricorda Pivato – quelli erano film che non richiedevano grandi sforzi di preparazione e di produzione. Ma – conclude – é comunque un film che fa parte della cineteca del nostro immaginario. E’ un film di costume”

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