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Nuova proposta stadio. L’amministrazione la boccia, la Cgil la sostiene

Rimini

6 luglio 2007, 18:09

in foto: Una proposta irricevibile per tempistica e contenuti. L'amministrazione riminese boccia il progetto protocollato ieri dal comune sul nuovo stadio. A proporlo la Immobiliare Sacramora. La nota congiunta del sindaco Ravaioli e del vicesindaco Melucci:

“Singolare. Sia nei tempi che nei modi della presentazione. Soprattutto incomprensibile visto il percorso e gli atti attivati da due anni a questa parte dall’Amministrazione Comunale di Rimini riguardo il programma di ampliamento dell’impiantistica sportiva cittadina, comprendente il rifacimento dello stadio ‘Romeo Neri’. Ma al di là della stranissima tempistica, la proposta protocollata ieri dall’Immobiliare Sacramora relativa alla costruzione del nuovo stadio nella cosiddetta area Ghigi è da considerarsi naturalmente irricevibile per tutta una serie di motivazioni inerenti percorsi amministrativi, giuridici, politici e coerenza rispetto al programma di mandato.

In sintesi:

1) Ci sono due atti d’indirizzo votati dal Consiglio Comunale e un bando di individuazione del soggetto privato proponente a garantire e vincolare il percorso portato avanti sinora in materia di nuovo stadio e pista di atletica. Non risulta che l’Immobiliare Sacramora abbia mai concorso- come semmai avrebbe dovuto e potuto fare- a tale iter, trasparente e aperto a tutti. Se per qualcuno tutto ciò è carta straccia, volendo fare strame delle decisioni e prerogative del Consiglio Comunale e delle disposizioni di legge, non per questo si deve per forza accondiscendere alla volontà altrui. Questa non è un’Amministrazione Comunale a sovranità limitata o eterodiretta;

2) Si deve ricordare che nella scorsa legislatura sull’area Ghigi fu attivato un project financing per la realizzazione di un impianto natatorio e altre strutture sportive la cui proposta privata non venne accolta nel luglio 2004 perché ‘in palese contrasto con gli strumenti di pianificazione urbanistica e commerciale sia comunali che sovracomunali’. Essa prevedeva la realizzazione del palazzo del nuoto e un centro sportivo multifunzionale in cambio di un centro commerciale di circa 25 mila metri quadrati. Allora l’Amministrazione cassò giustamente la proposta, analoga per molti aspetti a quella attuale;

3) Realizzare un centro commerciale ‘outlet’ di 27 mila metri quadrati è incoerente rispetto a: programmazione provinciale delle aree commerciali, indicazioni del nuovo Ptcp, indicazioni della Regione Emilia Romagna, indicazioni del bando di gara (non si può andare in variante al Ptcp), obiettivi del programma di mandato 2006/2011 (pag. 31 ‘valorizzare con iniziative e sostegni economici adeguati la rete commerciale di prossimità (Rimini nord, sud e centro), avendo già raggiunto l’equilibrio tra grande, piccola e media distribuzione, e dunque evitando di realizzare nuove strutture per la grande distribuzione commerciale’)

4) Sulla base di quale valutazione, analisi, studio d’impatto sulla rete commerciale cittadina e provinciale si propone la realizzazione di un nuovo centro di grande distribuzione accanto a uno stadio, peraltro in un’area che già presenta notevoli problematiche legate alla viabilità e alla saturazione commerciale? Andare dietro a questa ipotesi fuori da ogni logica programmatoria significherebbe alterare l’equilibrio commerciale sull’intero territorio riminese, dando un colpo mortale alla rete presente nei centri storici;

5) Come è noto si sta realizzando il nuovo Piano Strutturale del Comune di Rimini. Quale filosofia razionale di pianificazione, in primis viaria e commerciale, può prevedere la contemporanea presenza di grandi strutture sportive e grandi centri commerciali (di cemento), in una delle poche aree di sviluppo della città sulla quale si dovrà ovviamente concentrare l’attenzione del PSC? Alla faccia della programmazione sostenibile e in direzione dell’incremento della dotazione di servizi!;

6) Buon ultimo. Il 30 settembre 2004 il Consiglio Comunale di Rimini votò all’unanimità un ordine del giorno in ordine a ‘sostegno e salvaguardia posti di lavoro e area produttiva dell’ex pastificio Ghigi’ in cui si impegnava chiaramente l’Amministrazione Comunale a preservare la destinazione produttiva di quell’area, al fine di evitare speculazioni. Sedici di quei consiglieri comunali (tra cui due attuali capigruppo), equamente divisi tra maggioranza e minoranza, sono ancor oggi nel Consiglio Comunale di Rimini.

Per tutto questo la proposta giunta ieri- superficiale e addirittura nociva per la città- va respinta senza indugio, non essendo coerente (anzi, a volte apertamente ostile) con alcun elemento o passaggio amministrativo e di programmazione attuato o messo in essere. Ci fermiamo qui, non volendo concedere spazio alla maliziosa insinuazione che questa sia solo una manovra in extremis di imprenditori concorrenti con l’obiettivo di ostacolare l’operazione stadio.”
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La proposta dell’Immobiliare Sacramora, presentata ieri al Comune, relativa alla costruzione del nuovo Stadio di Rimini nell’area Ghigi trova l’appoggio della Cgil. In una nota il sindacato evidenzia come il progetto non preveda alcun carico urbanistico per la città visto che la contropartita richiesta è di 27mila metri quadri per un centro commerciale.

Il testo della nota della Cgil

Ci sembra di un certo interesse la proposta avanzata dall’Immobiliare Sacramora, pubblicata dalla stampa locale. L’elemento più convincente è senz’altro legato al fatto che in contropartita non viene richiesto nessun carico urbanistico per la città e che nello stesso tempo vengono allontanati dal centro anche tutti i problemi legati al traffico e alla sicurezza che solitamente accompagnano gli eventi calcistici. Per di più la mera speculazione edilizia, che sempre si lega ai motori immobiliari, lascerebbe il posto ad attività che consentirebbero la creazione di nuovi posti di lavoro andando per esempio, a coprire una parte della domanda di occupazione femminile e di manodopera attualmente in mobilità. La prospettiva occupazionale è anche il solo motivo che giustificherebbe l’eventuale cambiamento dell’attuale vincolo sulla destinazione d’uso dell’area Ghigi, richiesto dallo stesso sindacato, durante l’impegnativa vertenza contro la chiusura del pastificio affinché fosse utilizzata per la produzione e non per la speculazione edilizia. Trattandosi di attività commerciale va comunque detto che occorrerebbe una approfondita riflessione su tutta la rete commerciale della provincia appesantita negli ultimi anni dall’apertura di tanti centri commerciali. Pertanto riteniamo che la nuova proposta debba essere valutata con molta attenzione dall’Amministrazione Comunale con tutto il necessario surplus di analisi e di discussione tra i cittadini e le parti sociali per giungere ad una decisione condivisa da parte della città.

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