martedì 19 febbraio 2019
In foto: L'altare napoleonico che suscitò le critiche di Vittorio Sgarbi non era per nulla napoleonico. La conferma arriva da due documenti inediti trovati nel Tempio Malatestiano di Rimini, l'attuale Basilica Cattedrale, di cui riferisce il settimanale “Il Ponte” nel nuovo numero.
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ven 20 lug 2007 19:09 ~ ultimo agg. 30 nov 00:00
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Sgarbi è uno abituato ad esternare senza pensarci due volte. Anche se a volte farebbe meglio a riflettere, perché ci può scappare anche la gaffe. Da Sottosegretario, invitò Rimini a seguire un progetto inattuabile per il restauro della Domus del Chirurgo, ritardandone l’iter. In occasione del restauro del Tempio Malatestiano, tuonò invece contro lo spostamento in una cappella laterale di un presunto altare napoleonico, donato per volere dello stesso condottiero. Affermazione già confutata all’epoca: si tratta di un altare della Metà del ‘700, che il Vescovo Gualfardo Ridolfi nel 1809 fece trasferire dalla Chiesa dei Teatini, vicina al Tempio, dopo che il Governo napoleonico aveva scacciato i chierici con la soppressione degli ordini religiosi. Pochi giorni fa sono emersi a sorpresa due documenti a conferma di questa versione: si tratta di un atto firmato dallo stesso vescovo Ridolfi e di uno del 1927 firmato dal canonico Amato Magi, che certificano lo spostamento dell’altare marmoreo. I documenti sono stati scoperti nei giorni scorsi durante una ricognizione del reliquiario del Tempio, conservati nella cassa che custodisce i resti del Beato Gregorio Ungaro, vescovo della Germania ucciso nell’undicesimo secolo ucciso in territorio riminese dai suoi compagni di viaggio. La cassa con le sue reliquie é stata a lungo conservata proprio sotto l’altare di cui oggi si è ricostruito il vero percorso storico.

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