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Automobilisti indisciplinati al volante: 3 patenti ogni mille azzerate

Provincia

16 luglio 2007, 15:48

in foto: Romagna indisciplinata alla guida. Secondo i dati resi noti dal ministero a quattro anni dall'introduzione della patente a punti, e riportati oggi sul Sole 24 Ore, Ravenna e Rimini sono al quinto e sesto posto per numero di punti decurtati.

L’indagine è aggiornata al 30 giugno di quest’anno.
125 punti detratti ogni 100 patenti per gli automobilisti ravennati, quinti in Italia, quasi 124 per quelli riminesi, sesti. Non sono certo lusinghieri i dati resi noti dal ministero ai trasporti allo scoccare del quarto anniversario della patente a punti. Poco più disciplinati i forlivesi che si fermano a 115 punti. Più spericolati, e il discorso vale per tutto lo stivale, i giovani: il 30% di quelli tra 20 e 29 anni non ha la patente immacolata. Non passano indenni però neppure gli ultraottantenni visto che il 12% ha subito decurtazioni. In questo caso il sospetto è che siano però “tagli” pilotati che avrebbero dovuto colpire figli o nipoti. Tornando alla Romagna spicca il quinto posto degli automobilisti riminesi per numero di patenti azzerate dalle sanzioni, tre ogni mille patenti. Ravenna si ferma invece ad 1,26 e Forlì a 1,97. A riprova dello scarso feeling tra romagnoli e codice della strada c’è poi un’altra classifica, quella delle patenti con il monte punti intatto: Rimini è 104esima in Italia, con 70,58 ogni 100, peggio Ravenna, 69,67, meglio Forlì, 71,35. Per metabolizzare però le decurtazioni il tempo c’è. Nel riminese tra l’infrazione e l’effettiva registrazione al Ministero passano infatti oltre 170 giorni.

In proposito la dichiarazione dell’assessore alle Politiche della Sicurezza e alla Polizia Municipale del Comune di Rimini, Roberto Biagini:

“I dati pubblicati sull’edizione odierna de ‘Il Sole 24 Ore’, relativi ai risultati della detrazione di punti sulla patente, indicano chiaramente come sul territorio riminese la problematica della sicurezza stradale sia vera e tangibile.

Se essa ha nelle caratteristiche turistiche del territorio un elemento statistico comunque da tenere bene in considerazione, è altrettanto vero che quanto emerge dall’inchiesta giornalistica conferma ciò che le forze dell’ordine, centrali e locali, rilevano quotidianamente. Aumentano i comportamenti in violazione del Codice della Strada, soprattutto quelli che più afferiscono alla sicurezza: eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, mancato uso delle cinture di sicurezza. Una problematica drammatica e purtroppo attuale in Italia come l’ubriachezza al volante nel 2006 ha registrato nella nostra città numeri in crescita nel 2006, quando i casi accertati sono passati da 61 a 65. Ogni giorno poi si registra la perdurante tentazione di non rispettare i limiti di velocità, quasi che spingere sull’acceleratore sia diventato un vezzo di moda o una maniera di scaricare altre tensioni. E’ inaccettabile questa cultura e dunque ben vengano ulteriori giri di vite da parte del Governo affinché si cerchi di porre più efficacemente rimedio a questo tributo di dolore e morte dovuto all’incoscienza. Personalmente credo che vadano inasprite le sanzioni penali nei confronti di chi si mette alla guida di un mezzo senza essere in condizioni per farlo; mi chiedo sempre in questi casi dove stia il confine tra ‘colposo’ e ‘doloso’ e di conseguenza come non si possa imputare una responsabilità per dolo eventuale al ‘reo’. Chi si appresta a guidare in stato di conclamata ebbrezza non può non accettare il rischio e le conseguenze di essere un pericolo per l’incolumità di altri soggetti e di cagionare eventi spesso e volentieri letali.

I dati de ‘Il Sole 24 Ore’ mettono anche in rilievo come, sul territorio riminese, l’attività- sia preventiva che repressiva- di controllo che le forze deputate conducono è già rilevante, impegnativa e svolta professionalmente. Ma va ancor più incrementata, avendo a disposizione strumenti legislativi che tutelino gli utenti deboli della strada e mezzi idonei. Nessuna vigilanza, anche la più capillare, potrà però nulla se non si inverte questa cultura dell’irresponsabilità, della superficialità, della totale assenza di rispetto per l’altro che pare emergere nel Paese. Tocca a scuola e famiglia farsi carico primariamente di questo problema, senza cadere in derive giustificazioniste o scaricare le colpe ad altri.”

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