giovedì 13 dicembre 2018
In foto: Pubblichiamo il testo integrale dell'Omelia pronunciata dal Vescovo di Rimini, monsignor Mariano De Nicolò, in occasione della celebrazione del Corpus Domini:
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ven 8 giu 2007 11:26 ~ ultimo agg. 30 nov 00:00
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“Tu hai parole di vita eterna”

Quando Gesù, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, annunciò il mistero dell’Eucaristia, fra gli ascoltatori si creò sconcerto, delusione, incredulità: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?” Molti allora si tirarono indietro e non andavano più con lui. Ai Dodici che erano rimasti, Gesù chiese: “Forse anche voi volete andarvene?” Per tutti rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna!”
Cari fedeli, cittadini tutti. Siamo qui perché crediamo alla parola di Gesù Cristo. Crediamo nella sua presenza reale nell’Eucaristia, con il suo corpo, il suo sangue, la sua anima, la sua divinità, tutta la sua persona.
Una fede, la nostra, della quale non solo non ci vergognamo, ma che manifestiamo anche pubblicamente, sia nella partecipazione alla S. Messa, sia in questa annuale celebrazione pubblica per le vie della nostra Città, adorando in processione il Corpo di Cristo crocifisso e risorto, nostro unico salvatore. A lui diciamo anche noi, con fede e franchezza: “Signore, tu hai parole di vita eterna”, tu sei la nostra speranza!
Il gesto pubblico che compiamo ci ricorda che la nostra fede in Gesù Cristo non è un fatto intimistico e privato, ma comunitario e visibile, capace di incidere sulla vita sociale e sulla storia. Il cristiano non si rifugia in una vita religiosa che si appaga di preghiere e di riti, ma è impegnato a vivere la sua fede anche nella vita pubblica; è consapevole di avere la missione di testimoniare il Vangelo nella realtà secolare della professione, della cultura, della tecnica, della scienza, della vita sociale, dell’economia, della politica.
Nel Convegno della Chiesa Italiana “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo” che si è celebrato a Verona lo scorso ottobre, molto si è riflettuto e lavorato su questo aspetto della vita cristiana: la “cittadinanza”, il contributo, cioè, dei cristiani alla vita della Città, della nostra Patria e del mondo intero.
Il Signore Gesù Cristo si è incarnato, si è fatto uomo nella storia, si è fatto cittadino di una patria; si è donato nella Pasqua di morte e risurrezione; si dona a noi nell’Eucaristia; è Parola che libera e che salva. Ricordiamo quanto disse il Papa Benedetto XVI al Convegno di Verona: “Cristo è venuto per salvare l’uomo reale e concreto, che vive nella storia e nella comunità”. Per questo il cristianesimo non può non “avere una dimensione e una valenza anche pubblica”, pur “nella distinzione e nell’autonomia reciproca fra Stato e Chiesa, tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio.” “Siamo chiamati, pertanto, a divenire donne e uomini nuovi, per potere essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto in quella comunità di uomini entro la quale viviamo”.
Guardando la nostra amata Rimini sotto questo Arco che ne è l’emblema, mi piace pensare a Gesù, in qualche modo, come nostro concittadino: non solo perché Dio facendosi uomo si è fatto fratello e conterraneo di ogni uomo; ma anche perché in questa nostra Città, il cui centro storico si è sviluppato tra l’Arco e il Ponte, è come descritta la vita terrena di Gesù, che nacque quando “un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento”, e “patì sotto Ponzio Pilato”, durante “l’impero di Tiberio Cesare”.
Guardiamo dunque questa nostra Rimini con lo sguardo del cittadino che la ama e con lo sguardo di fede del cristiano, che la considera, se possibile, ancora più in profondità. Vediamo le case, le strade, le spiagge; vediamo le attività economiche, le aziende, i luoghi di commercio; vediamo le chiese, le scuole, i luoghi di cultura e di svago; vediamo la popolazione residente, i turisti, gli immigrati…
Lo sguardo più in profondità considera anche il livello di umanità, di rispetto e dignità della vita, di solidarietà, di convivenza civile e di tensione al bene comune che la nostra Città esprime.
Sognamo una Città bella, economicamente sviluppata, attrezzata e ordinata.
Ma sognamo anche e soprattutto una Città nella quale i valori della vita e della famiglia siano difesi e vissuti; nella quale ai giovani siano offerte serie ed efficaci opportunità di educazione alla vita, oltre che prospettive di impiego professionale; ai lavoratori immigrati possibilità concrete di pacifica e concorde integrazione, oltre che condizioni di abitazione e di lavoro degne dell’uomo. Sognamo una Città nella quale le parole legalità, solidarietà, tensione al bene comune, concordia dei cittadini, pur impegnati in diverse opzioni politiche, non siano parole vuote. E’ uno sviluppo integrale dell’uomo quello che abbiamo in mente.
Non ci può essere un dualismo tra lo sviluppo materiale – urbanistico, strutturale, organizzativo – e quello morale della vita della Città. Entrambi gli aspetti, infatti, sono essenziali e convergono per edificare una Città per l’uomo, bella, vivibile, armonica. Diversamente la convivenza stessa diventa problematica, e i valori più belli e più alti vengono misconosciuti o calpestati; una Città già bella può diventare caotica, triste, anonima, senz’anima.
Su questi temi ritengo che possa svilupparsi un dialogo fecondo con coloro che hanno veramente a cuore le sorti della Città e dei suoi cittadini ed ospiti.
Portando in processione Cristo presente nel Pane Eucaristico, intendiamo compiere un gesto di fede e un’assunzione di responsabilità, perché l’impegno storico dei credenti, animato dello stesso amore di Dio per il mondo, si orienti decisamente a contribuire alla costruzione del bene comune della nostra cara Rimini.
L’esclamazione di Simon Pietro “Tu hai parole di vita eterna” esprime la nostra speranza, riposta in Cristo; esprime altresì il nostro riferimento a quei criteri ed a quell’altissima eppure concreta visione dell’uomo che il Vangelo propone. Una visione che orienta a percorrere le vie della giustizia, della carità, dell’evangelizzazione.
Dall’essere uniti a Cristo deriva la capacità dei credenti di offrire speranza, tesi a portare un supplemento di umanità alla vita del nostro tempo, “pronti a mettere con umiltà se stessi e i propri progetti sotto il giudizio di una verità e di una promessa che supera ogni attesa umana”.
La Madonna, venerata nelle chiese della nostra Città con i titoli più cari, la cui immagine veglia da secoli sulla facciata del Palazzo civico, protegga e benedica l’impegno operoso, concorde, solidale, di tutti i cittadini per costruire una Città a misura d’uomo.

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