venerdì 24 maggio 2019
In foto: I riminesi spendono più di quanto guadagnano. E' il dato paradossale che emerge dal rapporto 2006 sull'economia della Provincia di Confartigianato. Si riaccende a Rimini il dibattito sulle povertà, vere o presunte.
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ven 1 giu 2007 19:22 ~ ultimo agg. 30 nov 00:00
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Conti che sfuggono sempre di più alla logica. E’ di questi giorni la notizia di una ricerca che vede la Provincia di prima per rischio povertà tra i 106 capoluoghi italiani.
Il 26,9% dei contribuenti presenta un reddito inferiore alla soglia di povertà di 9.893 euro, mentre il reddito medio risulta inferiore di 4.000 euro alla media nazionale.
L’indagine per il 2006 di Federimprese Confartigianato parla invece di un reddito pro capite inferiore dell’8,3% alla media regionale, 19mila contro 21mila, mentre per i consumi il dato è addirittura superiore del 10%, 20mila contro 18mila. Col paradosso che i riminesi spenderebbero più del loro reddito.
Anche senza spingersi troppo in là coi sospetti, le contraddizioni sono evidenti. Le famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese sono sempre di più, lo conferma il rapporto 2006 della Caritas.
Ma qualcuno fa giustamente notare che aumentano anche gli sportelli bancari, indizio, si presume, di un territorio dove i capitali girano.
Passati in dieci anni, secondo un recente studio della FIBA CISL, da 161 a 282. E ne aprono sempre di nuovi: il prossimo lunedì in viale Regina Elena. Inoltre il rapporto tra banche e numero di abitanti, una ogni 1.029 persone, è il più basso in Italia. Può bastare l’economia turistica a giustificarlo? Il commento lo lasciamo alla nota con cui la FIBA accompagnava i dati: “Viene da pensare che qualcosa, anzi molto, sfugga a fisco e amministratori”.
(nesrimini.it)

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