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PTCP: la risposta del presidente Fabbri a critiche di CNA e Confesercenti

“Quanto dichiarato alla stampa da CNA e CGIA di Bellaria Igea Marina mi ha molto sorpreso. Per quello che ho potuto leggere, mi è sembrata una posizione scomposta nel metodo e nel merito. Parto da quest’ultimo aspetto.
Le aree produttive dall’attuale Piano provinciale (PTCP), concordate con tutte le associazioni dell’industria e dell’artigianato, sono state previste e organizzate su tre grandi Poli che riguardano le aree di Rimini Nord (interessata dai comuni di Santarcangelo, Rimini, Bellaria Igea Marina), di Raibano (interessata dai comuni di Riccione, Coriano, Misano) e di San Clemente ( interessata dai comuni della Val Conca di Cattolica e S. Giovanni). La superficie a disposizione per insediamenti produttivi ammonta a circa 3 milioni di metri quadri, in gran parte ancora da realizzare.
La logica dei Poli è stata definita con tutti i 20 comuni della provincia e con tutte le associazioni di categoria fin dalla metà degli anni Novanta, per motivi di funzionalità, di costi, di efficienza logistica, di uso corretto del territorio. E’ impensabile, se non al prezzo della devastazione del paesaggio, che ogni comune, piccolo o grande, si faccia, ancora una volta, la sua piccola o grande area artigianale.
La legge regionale 20 del 2000 (art. A-14) ha portato ordine alla disciplina urbanistica della aree produttive trattandole come Aree Ecologicamente Attrezzate proprio per evitare la dispersione dequalificata dei tanti e minuscoli insediamenti locali e “per garantire elevate prestazioni ambientali e produttive”. A questo proposito sarebbe bene che le due associazioni comunali fossero attente alla conoscenza delle norme e le invito a documentarsi scaricando su internet l’Atto di indirizzo approvato dall’Assemblea legislativa regionale il 13 giugno del 2007.
Per quanto riguarda la realtà di Bellaria Igea Marina ho sempre affermato che la Provincia è disponibile a ragionare per rispondere all’effettivo bisogno degli artigiani di quel comune e non certamente per soluzioni al di fuori da ogni seria programmazione, magari di fronte al zona dell’Iper di Svignano, con la non tanto nascosta speranza, paventata da qualche esponente delle associazioni suddette, “che una volta costruiti i capannoni se non ci vanno gli artigiani ci facciamo del commercio”.

Infine per quanto riguarda il metodo, devo notare che non si capisce un’uscita così perentoria e immotivata delle due associazioni locali, quando avevo in diverse occasioni, e anche lunedì sera, affermato di essere disponibile ad un esame serio dei bisogni bellariesi, partendo dalla reali domande degli imprenditori, per trovare quelle soluzioni concrete che soddisfino le esigenze dell’impresa e, nel contempo, della corretta pianificazione. Mi auguro quindi che si passi ad un atteggiamento più rigoroso evitando inutili approssimazioni su argomenti cosi importanti.”