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In foto: Il responsabile della Protezione civile della Provincia di Rimini, Francesco Massimi, è accusato di peculato per l'uso a fini personali di due auto di servizio.
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mer 20 giu 2007 08:48 ~ ultimo agg. 30 nov 00:00
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La Procura di Rimini ha chiesto per lui il rinvio a giudizio, ma il suo difensore Piero Venturi sostiene si tratti di un errore giudiziario: a tutti gli episodi contestati Massimi avrebbe infatti dato ampie giustificazioni.
Uno degli spostamenti incriminati, nel gennaio 2006 a Roma, era una missione all’aeroporto di Fiumicino per accompagnare “un gruppo di
volontari della Protezione civile in partenza per la Tanzania”, in cui Massimi avrebbe usato a bordo di un pulmino della Provincia il telepass in dotazione al fuoristrada di servizio sotto accusa.
Secondo il pm Luca Bertuzzi sono comunque 38 gli spostamenti ingiustificati e registrati con il Telepass installato sul ‘Nissan Terrano’ sotto indagine: viaggi avvenuti dal 3 giugno del 2005 al 9 aprile 2006. Altri episodi riguardano una ‘Panda’ di servizio, trattenuta al di fuori dell’orario di lavoro, per cui il funzionario sottolinea di aver avuto un’autorizzazione firmata, per diverse riunioni finite a notte inoltrata.
La Provincia ha comunicato di aver ufficialmente avviato un procedimento disciplinare, sospeso però “in attesa della conclusione dell’azione penale”.
Massimi ha ammesso solo di aver accompagnato la figlia a volte da una insegnate privata sulla
via Emilia, dove passa quotidianamente per raggiungere gli uffici riminesi della Provincia dalla propria abitazione di Santarcangelo.
In altre occasioni, si sarebbe invece trattato di viaggi per rifornimenti in benzinai convenzionati a Riccione o per accompagnare all’aeroporto di Forlì volontari della Protezione civile, o a Bologna per una riunione legata all’emergenza maltempo.
“Sono convinto – sottolinea Massimi – che riusciremo a chiarire definitivamente la vicenda già nel corso dell’udienza preliminare.
Se facessi il mio lavoro rispettando gli orari (ho più di 500 ore di straordinario di cui non chiedo il pagamento), probabilmente non mi troverei in questa situazione. Se per caso ho sbagliato l’ho fatto in buona fede”.
Tutto cominciò nell’aprile 2004, quando il consigliere provinciale Alberto Gnoli (Fi) presentò un’interrogazione, propedeutica all’esposto depositato poi in Procura insieme a un dirigente della Protezione civile e all’allora presidente del Consiglio provinciale, Adriana Neri. Le indagini vennero affidate alla Guardia di finanza che in diverse occasioni si
presentò ad acquisire documentazione negli uffici della Provincia e della Protezione civile, l’ultima volta nel luglio 2006, ascoltando diversi testimoni, come ha fatto il pm.
(ansa)
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La precisazione della Provincia:

In relazione alla comunicazione pervenuta lunedì in Provincia dell’avvio di un procedimento penale per il reato di peculato da parte della Procura di Rimini a carico del funzionario di Protezione civile, il dirigente del servizio, ing. Massimo Venturelli, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“L’indagine cui la Procura fa riferimento era stata avviata nel 2004. Ora, ricevuta la notizia, daremo il via, come previsto dalle norme, alle procedure disciplinari. Tali procedure saranno sospese in attesa della conclusione dell’azione penale”.

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di Roberto Bonfantini   
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