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In foto: Nel 2006 l’Infermi di Rimini è stato il secondo ospedale in Italia per numero di angioplastiche primarie, eseguite cioè in emergenza, a pazienti colti da infarto miocardico acuto
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lun 25 giu 2007 19:10 ~ ultimo agg. 30 nov 00:00
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Il risultato emerge dallo studio condotto dalla Gise-Sici (Società Italiana di Cardiologia Interventistica). Nel 2005 il “Sant’Orsola Malpighi” di Bologna, con 404 angioplastiche primarie si era piazzato al primo posto. Al secondo posto c’era l’Azienda Universitaria “Careggi” di Firenze con 395 angioplastiche e all’Azienda Usl di Rimini andava la terza piazza, con 303 interventi.
Nel 2006 Rimini è seconda a Bologna, anche se in entrambe le aziende c’è stata una diminuzione di angioplastiche primarie.
“Questi cali – spiega il dottor Giancarlo Piovaccari, primario della Cardiologia di Rimini – sono dovuti alla maggior distribuzione di tali interventi sul territorio. Il lievissimo calo di Rimini da 303 a 290 è dovuto principalmente al fatto che la Cardiologia di Cesena trasferisce una parte dei suoi pazienti alla Cardiologia di Forlì, dove sono state introdotte le angioplastiche primarie. I pazienti residenti nei Comuni della parte sub del comprensorio cesenate (Cesenatico, Savignano e Gatteo) sono tuttora inviati a Rimini con il 118”.
Piovaccari ha anche sottolineato che “aver raggiunto il secondo posto in Italia è merito dell’organizzazione messa in atto da questa Azienda Sanitaria. Tra Cardiologia e 118 a Rimini è stato attivato un protocollo che consente l’accesso diretto dei pazienti infartuati, che arrivano in ambulanza, all’Utic (Unità di Terapia Intensiva Coronaria), di Rimini e del ‘Ceccarini’ di Riccione. In più il 118 ha anche la possibilità di trasferire immagini diagnostiche all’Utic. La rete dei servizi che afferisce a questa attività è molto forte, e molto motivati sono i 4 medici e gli 8 infermieri a ciò dedicati”. “La morte per infarto – ha aggiunto il primario – è ancora la più diffusa in Italia, e anche a Rimini. E quando le conseguenze di questa patologia non sono letali, spesso, purtroppo, lasciano il paziente in stato di disabilità. Per questo è importante intervenire con l’angioplastica primaria entro i primi 90 minuti dall’insorgere dell’infarto: prima viene attivata la pratica e maggiori sono le possibilità di recupero del cuore, e quindi del paziente. Al contrario, più tempo la coronaria resta chiusa, e maggiore è la quantità di tessuto cardiaco che va persa”.
A Rimini la percentuale di mortalità di pazienti con infarto miocardico acuto in cui si riesce ad effettuare l’angioplastica primaria è del 6,5 per cento, una delle più basse. Sempre nel 2006, a Rimini, sono state effettuate 1.599 coronarografie, 282 delle quali su pazienti non residenti in provincia di Rimini.

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