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Stragi del sabato sera. Il documento dei Vescovi emiliano-romagnoli

RegioneVita della Chiesa

18 maggio 2007, 14:56

in foto: “Giovani, non fate della strada un cimitero”. E' un'immagine forte a dare il titolo all'intervento con cui i Vescovi romagnoli sono intervenuti sulle stragi del sabato sera, un problema che ormai da troppo tempo attende soluzioni efficaci. Il testo integrale del documento:

Non passa giorno in cui, aprendo i giornali o accendendo il televisore, non abbiamo un tuffo al cuore per lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi: un’auto accartocciata; corpi straziati, velati da un lenzuolo; famiglie in disperazione; una ulteriore vita giovanile stroncata.
E, nei giorni seguenti, il cerimoniale è sempre identico: una bara; una folla di coetanei; vari cartelli-messaggi, sinceri ma effimeri; e poi due lapidi – l’una sulla strada e l’altra al Cimitero –; infine i fiori deposti dalla pietà di madri costernate.
Poi, i coetanei riprendono immediatamente a percorrere le medesime strade e a intontirsi con i medesimi stimoli.
Nel 1996, Noi, Vescovi dell’Emilia-Romagna – la Regione con più alto numero di Discoteche in Italia – ritenemmo nostro dovere partecipare alle famiglie, ai giovani, alle Autorità del Territorio, ai Proprietari e ai Gestori delle Discoteche – oltre che alle diverse Agenzie educative operanti sul territorio – la nostra viva preoccupazione per “le stragi del sabato sera”, riflettendo su qualche diagnosi e indicando qualche rimedio (Cfr. Documento della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, 29
Maggio 1996). A dieci anni da quel nostro intervento, ci sembra di dover parlare non più solamente delle “stragi del Sabato sera”, bensì del flagello quotidiano che colpisce tuttora, non solo le metropoli o le centrali del turismo e del divertimento, ma ormai tutto il Territorio nazionale percorso dai nostri giovani, con un loro vagabondare che diviene, non poche volte, una corsa verso la morte.
A titolo esemplificativo, riprendiamo una statistica, del tutto documentata, riferita al 2005:
si sono avuti sulle strade italiane 5.246 morti di cui 688 tra venerdì e sabato notte; e, nelle medesime ore e negli stessi giorni, si sono avuti, sempre sulle strade italiane, 25.870 feriti. È stato rilevato che specificamente a causa comprovata di alcool, sostanze psicotrope e sonno, sono decedute o ferite 4.806 persone.
Gli incidenti del venerdì e sabato notte sono stati pari al 44,4% degli incidenti notturni complessivi e il 45,0% dei sinistri si verifica nella notte del venerdì mentre il 47,1%, la notte del sabato. L’indice massimo di mortalità si registra nelle ore cinque del mattino.
A noi sembra che l’intera Nazione debba reagire senza più indugio e affrontare con ogni energia questa “ecatombe” che va decimando le generazioni giovanili, scompaginando famiglie e società e aggiungendo sventure ulteriori alle già tante tragedie della strada e del lavoro.
Pertanto:
1) – Ci chiediamo e chiediamo, non ingenuamente, alle Autorità competenti, se non si possa far di più, con norme inflessibili, per esigere, da Quanti conducono discoteche o locali di divertimento, orari più fisiologici e disciplina più controllata riguardo a ciò che si fa, si beve, si assume, in tali locali. Ci sembra assai incoerente rammaricarsi sui fatti aberranti – riferiti dalle cronache in questi mesi – che avvengono nelle famiglie, nelle scuole, nei gruppi giovanili, e poi lasciare scoperto di misure disciplinari, di sicura vigilanza e di severi controlli ciò che accade in quei locali e dintorni nei quali i giovani respirano i primi germi dello “sballo”. Qualche recentissimo intervento sappiamo che è stato varato. Auspichiamo la tempestiva applicazione di tale normativa, ritenendo che si debba andare alla radice del male.
2) – Vorremmo rivolgerci, ancora una volta, ai genitori, ben sapendo che molti di loro soffrono, e noi con loro, di questa “travolgenza” che quasi soggioga la gioventù, conducendola là dove essa crede di trovare libertà e rischia di incappare, invece, negli istinti più rovinosi. Moltissimi di questi genitori hanno la casa listata a lutto e la stanza vuota e struggente del figlio che non c’è più; e capiscono bene le nostre parole. Vorremmo, ugualmente, fare appello a quei genitori piuttosto “permissivi” o “rassegnati all’andamentodelle cose” che, troppo tardi, si rendono conto dei guasti che incombono sui loro figli, proprio mentre li vanno preparando alla vita. Vorremmo ricordare loro una massima di antica saggezza che dice: “figlio troppo accontentato non fu mai bene allevato”; e ancora:“Non risparmiare al tuo figlio la correzione” (Prov 23,13).
3) – Ci rivolgiamo – come facciamo costantemente – ai Sacerdoti e agli Educatori Religiosi e Laici della Comunità Cristiana, delle Parrocchie, delle Associazioni e dei Movimenti. Avvertiamo l’urgenza di una nuova stagione educativa che si prenda cura dei nostri ragazzi e giovani. Siamo convinti, infatti, che la forza del Popolo italiano, a metà del secolo ventesimo, derivò, in tanta parte, dall’immensa opera pedagogica svolta nelle Parrocchie e nelle Istituzioni Cattoliche. Queste si fecero carico della formazione spirituale, culturale, civica, sportiva, ricreativa, aggregando i giovani all’insegna di quei genuini valori che rendono autentica la vita giovanile e solida la preparazione alle responsabilità della vita. Purtroppo – nonostante, nei decenni trascorsi, Noi abbiamo rivolto nostri ripetuti messaggi di rammarico a tutti i livelli della Nazione – si è resa difficile per la Comunità Cristiana la prosecuzione di un tale dispiegamento di energie formative, scolastiche, ricreative, sportive. Infatti sono spesso venute meno le contribuzioni e le collaborazioni economiche e la stessa adesione delle famiglie alla grande opera educativa-umanitaria della Chiesa, azzerando, in tanti luoghi, la possibilità di provvedere gli spazi, i mezzi e le persone a disposizione della gioventù.
Inoltre, la Chiesa stessa ha assistito all’impoverimento delle proprie “vocazioni” votate alla formazione, pur tentando, con enormi sforzi, di non abbandonare il campo. Le conseguenze di tale mancato sostegno educativo ad ormai due generazioni di giovani sono sotto gli occhi di tutti; infatti:
– pochissime realtà educative riescono a proporsi ai giovani con speranza di essere accolte e non disertate, una volta celebrata la Cresima.
– la gran massa dei giovani sembra fatalmente istradarsi dove “vanno tutti”, ritenendo di non dover essere disciplinata da alcuno.
– le prime responsabilità della vita – quali la famiglia, la paternità-maternità, la fedeltà al matrimonio, la moralità sessuale – si dimostrano, a moltissimi giovani, troppo pesanti, perché essi sono alieni ad ogni rinuncia e contagiati dalla diffusa tendenza allo “sballo” della loro generazione; e non c’è chi non veda lo sfascio conseguente, diffuso di tante famiglie.
4) – Ci rivolgiamo ai giovani stessi – che, in radice, sarebbero nativamente sensibili alle ragioni della civiltà e della fede – affinché sappiano, con unacontrastare, alla radice, la smania allo “sballo” di tanti loro coetanei. Anche questa sarebbe una rivoluzione benefica da porre in atto per invertire la rotta in una società che prepara a se stessa la morte più che la vita. Vorremmo chiedere e sperare che:
* si accolga dalle Autorità, preposte al bene comune della Nazione, della Regione, delle Province e dei Comuni, delle Sovrintendenze dell’ordine pubblico, delle Finanze, del Traffico, ecc. questo nostro reiterato messaggio volto ad indicare uno dei punti nevralgici della “questione giovanile”.
* si avverta tutto il male che viene compiuto, quando si attirano i giovani, secondandoli nel loro appetito di divertimento, mirando, però, di fatto, a profitti economici, a detrimento della loro salute e della loro incolumità.
* si consideri, dunque, con maggiore attenzione – da parte delle Autorità competenti – l’opportunità di introdurre più rigorosi limiti orari per le discoteche e i locali di divertimento; di uniformare le normative locali in materia, ponendo in primo piano la salute di tanti giovani ai pur legittimi (se legittimi sono) interessi economici; e di rendere più efficaci i controlli volti a verificare il rispetto della legislazione vigente all’interno e all’esterno di tali locali.
* si uniscano a noi le famiglie in lutto e le famiglie tuttora intenzionate ad educare sapientemente i figli, per far sentire la nostra solidale voce comune a Chi di dovere, affinché queste piaghe del nostro tempo – quali lo “sballo”, la droga, l’alcool, l’idolatria del denaro, l’edonismo – vengano definite per quello che sono e rimosse per il male che recano.
* si risvegli nella Chiesa tutta – e nel Laicato cattolico in specie – la “passione educativa” che sa lavorare oggi per il domani; che sa plasmare il giovane perché emerga l’adulto; che sa porre le basi della Chiesa e della Società del futuro, creando spazi vitali dove l’esuberanza giovanile, lungi dall’essere inibita, venga invece istradata nella direzione giusta di un umanesimo sano, di una fede che orienta la vita, e di quella civiltà che si edifica con chi sa spendersi per gli altri e non da chi si avvezza a vivere da parassita.
Non si dica, oggi, che non è nostro compito entrare in questi gravi problemi della nostra società, quasi fossero problemi “laici”, per affermare poi, domani, che dovevamo parlare e agire per “salvare l’uomo”. I giovani sono – come li chiamava Giovanni Paolo II – “le sentinelle del mattino” e “la speranza” del Mondo non meno che della Chiesa.

Gli Arcivescovi e i Vescovi dell’Emilia-Romagna

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