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In foto: Il degrado dell'ex pastificio Ghigi sulla superstrada di san Marino non va usato dalla proprietà come pretesto per ottenere un cambio di destinazione d'uso e costruire palazzine.
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ven 25 mag 2007 09:46 ~ ultimo agg. 30 nov 00:00
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Appreso dei recenti furti e atti vandalici, la Flai Cgil ha chiesto oggi un incontro a comune e provincia per ribadire gli impegni presi dalla proprietà, ma da due anni disattesi.

L’intervento della FLAI CGIL:

Adesso è ora di sapere che ne sarà dell’area ex Ghigi, sulla superstrada per San Marino.

Tutti ricorderanno l’estenuante battaglia intrapresa nel 2004 e 2005 dai lavoratori della Colussi, l’ultimo gruppo aziendale che ha gestito l’ex pastificio Ghigi di Rimini.
La battaglia si è conclusa con una parziale vittoria dei lavoratori, che hanno ottenuto dall’azienda quelle tutele sociali che venivano loro negate (la mobilità), ed un aiuto sostanziale dagli uffici provinciali riminesi per la ricerca di una nuova occupazione. Ma si è conclusa anche con una sconfitta per gli stessi lavoratori e per tutto il territorio di Rimini, che con la chiusura del pastificio(a fine 2005) da parte di Colussi ha perso una produzione alimentare storica e prestigiosa, e soprattutto l’opportunità di reddito per ben 70 famiglie.

Ma a distanza di circa due anni dalla chiusura dello stabilimento, non si vede ancora sorgere alcuna nuova area produttiva, ne tantomeno la creazione di nuovi posti di lavoro per l’intero territorio.
Tra gli impegni assunti nei confronti dei lavoratori vi erano infatti, da parte dell’amministrazione comunale quello di mantenere la destinazione d’uso produttiva dell’area, per evitare una speculazione edilizia; e da parte della Colussi di impegnare l’acquirente dell’area a riservare i posti di lavoro che si creassero, ai lavoratori licenziati per la chiusura del pastificio.

Invece stiamo assistendo al veloce degrado dell’area, peraltro ben visibile alle migliaia di fruitori della superstrada su cui sorge lo stabilimento, peraltro a danno dell’immagine di Rimini che consegnamo, ad esempio, ai turisti che ci visitano.
Che la proprietà dell’area non pensi che possa essere questo il grimaldello per ottenere uno sblocco della destinazione d’uso, e di poter quindi costruire palazzine con la scusa della riqualificazione della zona: le amministrazioni locali, a suo tempo, hanno detto a chiare lettere che non l’avrebbero consentito.

Ma d’altra parte non si può lasciare neanche che lo stabilimento, pian piano, si sgretoli da solo. Nei mesi scorsi alla FLAI CGIL sono continuate ad arrivare segnalazioni di ex dipendenti Colussi che passando davanti al loro ex posto di lavoro, non potevano fare a meno di notare la stranezza dei cancelli lasciati aperti, e dei pezzi di fabbrica che settimana dopo settimana sparivano. Non sorprende quindi la notizia del recente furto.
Altra segnalazione da parte di quei lavoratori, molto preoccupati in merito, ha riguardato l’eventuale smantellamento del tetto dello stabilimento vero e proprio, che essendo in eternit dev’essere effettuato con apposite procedure per evitare l’inquinamento dell’intera zona.

Proprio al fine di confrontarsi sulle notizie che rispettivamente abbiamo sull’argomento, la FLAI CGIL ha richiesto oggi un incontro alle amministrazioni Comunale e Provinciale di Rimini. Sarebbe ora di sapere quale sia l’attuale proprietà dell’area, e quali siano i progetti che ha sulla stessa. Anche per poter dare una risposta alle domande degli ex dipendenti di Colussi, ed agli impegni presi nei loro confronti.

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