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Al Congresso CGIL Epifani rilancia centralità del lavoro

PoliticaRimini

1 marzo 2006, 17:39

in foto: Si è aperto questa mattina alla nuova fiera di Rimini il 15esimo congresso nazionale della CGIL dal titolo “Riprogettare il paese: lavoro, saperi, diritti e libertà”. Un appuntamento che cade in un momento caldo per la politica italiana. Il programma.

Il congresso nazionale della CGIL arriva infatti in un momento cruciale per la campagna elettorale in vista delle prossime politiche. Da Rimini, infatti, transitano in questi giorni i principali esponenti del centrosinistra, come Fassino, D’Alema e Prodi.
Ed è stato soprattutto politica la relazione di apertura del segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani: occorre riprogettare il paese dopo cinque anni di un Governo che si chiude con un bilancio negativo, e ripartire dalla centralità del lavoro e da un nuovo patto sociale, ha detto agli oltre 1.200 delegati presenti al Congresso. Più volte sono state ribadite le parole chiave del titolo del congresso: lavoro, diritti, saperi e libertà’. Domattina toccherà all’incontro con i rappresentanti degli altri sindacati, con l’intervento dei segretari generali di Cisl e UIL, Pezzotta e Angeletti.
Altro tema in primo piano, quello della Costituzione: domani pomeriggio ci sarà un dibattito dal titolo “Il sindacato, la Democrazia, la Costituzione”. Sabato, giornata di chiusura, sarà ospite l’ex presidente della Repubblica Scalfaro, attuale presidente del Comitato “Salviamo la Costituzione”.

Il saluto del sindaco di Rimini Alberto Ravaioli al Congresso della CGIL:

“Buongiorno e benvenuti a Rimini. La nostra città è lieta di ospitare il congresso di una forza indispensabile alla crescita del Paese come la vostra. Una forza che si misura in questi giorni con una nuova sfida: riprogettare l’Italia, forse oggi ai minimi storici dal dopoguerra per credibilità, fiducia, tutele.

Un passo indietro. Io credo che il fallimento più evidente delle politiche di centrodestra sia il non essere riuscito a trasformare i valori in opportunità di crescita. Nessuna di quelle che sono peculiarità della nostra storia – il lavoro, la partecipazione, la ricchezza artistico-ambientale, la cultura diffusa dell’accoglienza e del confronto, il turismo, il solido tessuto del welfare e della solidarietà, l’immagine tutto sommato solare che da sempre sappiamo trasmettere all’esterno dei nostri confini- è diventato un vettore di sviluppo. Al di là della crisi internazionale e di un’economia precaria a tutti i livelli, in un periodo medio come un quinquennio non abbiamo saputo sfruttare il nostro potenziale con il risultato di perdere quote di mercato all’esterno, motivazioni all’interno e più in generale disperdere un pezzetto di questa dote nazionale.

Riprogettare il Paese significa allora non scopiazzare modelli altri ma ripartire dal molto che già abbiamo e sappiamo fare: ricominciare dal dare valore ai nostri valori. Il lavoro e le sue tutele sono tra questi. Leggo e sento spesso di un equivoco strumentale: c’è chi dice che i processi dello sviluppo non possano essere affiancati al rispetto di regole nei confronti dei lavoratori. I famosi ‘lacci e lacciuoli’. Non lo penso e non ci credo: si tratta di un nudo alibi dietro a cui si celano interessi di parte. Semmai sono convinto del contrario: è nel momento in cui la sicurezza o meglio le sicurezze (del lavoro, dello stato sociale, del nostro ruolo nelle vicende collettive, dei nostri rapporti con gli altri) torneranno ad essere regola e non eccezione che si riuscirà a rinsaldare le ragioni di una fiducia e una speranza, anticamera di creatività, innovazione, crescita. Non abbiamo bisogno di selezioni della specie sulla base del darwinismo economico; il nostro modello di sviluppo non è questo. Abbiamo bisogno di ritrovare le ragioni del nostro procedere insieme, senza dimenticare nessuno, aiutando e sostenendo chi non ce la fa, creando opportunità per i giovani, migliorando la formazione e l’educazione, rispettando la nostra storia e il nostro ambiente, incrementando i luoghi e le possibilità della partecipazione, immettendo nel sistema Italia quel propellente che abbiamo dimenticato in qualche magazzino. Quel propellente sono i valori.

Da cento anni la Cgil si batte per l’affermazione di questi valori. Sono lontani i tempi delle violenze, del sangue, della messa fuori legge. Forse non è più tempo di barricate ma la sfida è ugualmente difficile e impegnativa. Dal vostro congresso si alza un messaggio forte per i lavoratori e per il Paese: riprogettiamo. Insieme.
Grazie e buon lavoro.”

Il messaggio di Luigino Garattoni, capogruppo provinciale dei Verdi per la Pace:

Auguro ai delegati, ai militanti della CGIL ed al gruppo dirigente della CGIL un buon lavoro per il loro Congresso Nazionale.
Sono molto contento che per l’ennesima volta la CGIL abbia scelto la nostra città per svolgere quello che è il momento più importante per l’
associazione: il congresso nazionale.
Ho avuto modo di partecipare e di ascoltare la relazione del Segretario Guglielmo Epifani e, non solo quanto iscritto alla CGIL dal 1972 ma anche come rappresentante dei Verdi per la pace in Consiglio provinciale, voglio esprimere la mia totale e convinta adesione alla sua analisi del mondo del lavoro e più in generale della nostra società e sulle scelte che la CGIL ha saputo affrontare spesso in completa solitudine, ma con il consenso di milioni di lavoratori, per combattere la precarietà, il lavoro nero, il diritto alla sicurezza sui luoghi di lavoro, il diritto di cittadinanza per gli immigrati, il diritto ai due livelli contrattuali e soprattutto il no fermo e risoluto alla guerra.
Buon lavoro di cuore.
Un saluto particolare a Beppe Casadio, (con cui ho avuto modo di lavorare quando era segretario regionale CGIL) curatore della bellissima mostra a Castel Sismondo : I Costruttori.
Grazie CGIL

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