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I Verdi: sì a progetto città condiviso, no a varianti e motori

PoliticaRimini

28 febbraio 2006, 17:47

in foto: In vista della definizione del programma per la prossima scadenza elettorale, i Verdi di Rimini trasmettono un documento dal titolo "I Verdi per un nuovo governo del territorio di Rimini":

Da mesi negli organi di stampa locali il tema della cementificazione risulta dominante, così come nell’opinione pubblica emerge con forza la volontà di un cambiamento sostanziale nelle politiche urbanistiche, come indica l’appello dei
cittadini riminesi pubblicato l’ 11 gennaio scorso.
Tra i punti qualificanti del programma che i Verdi di Rimini stanno elaborando per le
prossimo elezioni amministrative vi è un nuovo disegno di governo del territorio in discontinuità rispetto alle scelte dell’attuale amministrazione e coerente con il perseguimento dello sviluppo sostenibile, quale finalità trasversale all’azione dei diversi assessorati, insieme all’adozione di forme di democrazia partecipativa come regola permanente di governo.
Riteniamo molto negativo l’uso sistematico delle varianti quale ordinario strumento di
trasformazione del territorio e con incremento rilevante delle superfici edificate ben oltre il dimensionamento pur eccessivo del PRG vigente, all’interno di una concezione che tende a svilire la concezione unitaria e strategica del Piano e di una prassi caratterizzata dall’assenza di approfondimenti conoscitivi quali-quantitativi
sullo stato della pianificazione urbanistica.
Riteniamo che debba essere invertita una logica di governo che premia e valorizza la rendita immobiliare, mentre per converso sono svantaggiati gli investimenti produttivi
e l’innovazione. Le forti contraddizioni presenti in un’area come Rimini ormai
fortemente antropizzata ed ormai satura, con rilevanti problemi di competitività turistica, di qualità dei parametri ambientali (atmosfera, corsi d’acqua e Adriatico), di conflittualità sociale (emergenza abitativa, proliferazione dei comitati cittadini, ecc.) di crescente congestione viaria richiedono strategie innovative come.
L’attuazione di interventi coordinati per l’elevamento della qualità urbana ed ambientale, la rigenerazione delle risorse naturali, la riduzione dei fattori di pressione antropica costituisce una primaria risposta sia al declino della nostra offerta turistica che alla richiesta di elevamento della qualità di vita dei cittadini.
Occorre perseguire un disegno di pianificazione del territorio riconducibile ad un progetto di città da costruirsi in modo partecipato e condiviso, non subalterno alle logiche della rendita fondiaria e di soggetti economici forti, in grado di promuovere la qualità urbana e a qualificare la città nelle sue funzioni di socializzazione e servizio e quale luogo primario della residenza, del lavoro e dello svago.
Risulta necessario procedere alla redazione ex-novo del piano strutturale – operativo
– regolamento urbanistico edilizio secondo la L.R. 20/2000 (un obiettivo già presente
nel programma della Giunta Ravaioli e con grave responsabilità non attuato) che contenga un articolato e aggiornato quadro conoscitivo, la valutazione di sostenibilità e monitoraggio dei piani, la perequazione urbanistica e la più estesa e articolata partecipazione dei cittadini alla pianificazione.
E’ importante sottolineare che questi nuovi strumenti non possono essere concepiti come adattamenti del piano vigente, ma richiedono un percorso amministrativo e partecipativo che consenta di allineare il nostro quadro di
pianificazione alle realtà più avanzate della Regione.
Il Piano Strategico viene considerato utile, se correttamente definito e utilizzato, per
assumere un’idea condivisa di città basata su visioni strategiche in grado di caratterizzare lo sviluppo urbano e territoriale, la concertazione degli obiettivi e delle strategie da parte dei soggetti sociali, la partecipazione dei cittadini attraverso specifiche modalità di comunicazione (urban center), l’integrazione e coordinamento tra piano – politiche – progetti, l’individuazione delle risorse per gli interventi pubblicoprivato, la programmazione temporale e il monitoraggio del piano, delle politiche, dei progetti.
In questo quadro risulta evidente la nostra opposizione ad approvare ennesime varianti (come ad esempio quella prospettata per la costruzione del nuovo stadio) e a considerare lo strumento dei “motori immobiliari” quale prassi prevalente per la realizzazione delle opere pubbliche, in una concezione degenerativa del rapporto pubblico-privato secondo la quale il coinvolgimento dei privati può derogare dalle scelte di piano.

Claudio Fabbri, Anna Maria Fiori, Riccardo Santolini

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