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Al Teatro della Regina martedì ‘Il silenzio’ di Pippo Delbono

Cattolica

20 febbraio 2006, 09:11

in foto: Il teatro della Regina di Cattolica presenta martedì alle 21.15 Pippo Delbono nello spettacolo "Il silenzio", una produzione ERT – Fondazione Orestiadi – Compagnia Pippo Delbono. La scheda dello spettacolo:

IL SILENZIO
con
Pepe Robledo, Bobò, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano
Lucia Della Ferrera, Elena Guerrini, Gianluca Ballarè, Dolly Albertin, Fadel Abeid, Mr. Puma
Claudio Gasparotto, Luigi Cagnino, Ilaria Distante
voce cantata Danio Manfredini
musicisti
Piero Corso, Tomaso Olivari, Giovanni Ricciardi, Fausto Ferraiuolo
ideazione e regia Pippo Delbono

Lo spettacolo è nato nel luglio 2000, pensato e creato appositamente per le “Orestiadi” di Gibellina, paese della Valle del Belice devastato dal terremoto del 1968. A Gibellina il silenzio è stato allestito sul Cretto di Alberto Burri, un enorme fazzoletto di cemento che copre i resti dell’antico paese. Lo spettacolo il silenzio parte da una memoria, legata al devastante terremoto della vecchia città di Gibellina nel 1968. Non tanto per raccontare un fatto storico, ma per soffermarsi su quell’attimo – eterno – che racchiude il silenzio della morte e il silenzio della vita. Là, in quel luogo, riemerge un mondo di infanzia e di vecchiaia. Il silenzio dei vecchi e il silenzio dei neonati. La nascita, la morte e la rinascita alla vita. Mi riporta al silenzio dei sordi, alle troppe parole che ci assordano, al silenzio di Bobò. Al silenzio di una grande pietra e di un dolce lenzuolo che ti avvolge, ti copre, ti protegge. All’amore, al desiderio, alla passione, alla carne, alla fragilità.

Intervista con Pippo Delbono

Tu fino ad ora ti eri misurato con sommovimenti che avvengono all’interno della persona, o al più nei rapporti sociali tra le persone. Da lì sono nati appunto Barboni, o Guerra; questa volta invece fai riferimento ad un evento “naturale”. Tu hai mai vissuto un terremoto?

No, direttamente no, ma ho vissuto dimensioni vicine ad un terremoto, come potrebbe sicuramente essere trovarsi su un bilico forte: penso che in quell’attimo si stabilisca una relazione forte e diretta con la morte. Credo che questo per noi possa essere il terremoto: quell’attimo che può essere e diventare infinitamente lungo, oppure infinitamente breve, quell’attimo in cui tutta la vita ti passa davanti. Credo che sia quell’attimo in cui sviluppi la saggezza, in cui velocemente devi crescere. Mi sembra importante fermarsi su questo.

Il terremoto è un sommovimento tellurico, geografico, fisico, ma che implica poi tanti altri sommovimenti. È un’esperienza terribile perché mentre distrugge, è anche un’occasione in cui bisogna ripartire da zero.

Sicuramente dopo queste grandi distruzioni c’è comunque l’inizio di una rinascita. Certamente quando si perde tutto, in quell’attimo penso che ci sia già il germe per un grande ripartire. Anche nella vita, penso ad una persona che perde la sicurezza, ma nella sicurezza sono anche tutti i limiti a una crescita dell’arte. Pasolini diceva “ricomincio dove non c’è certezza”. E mi viene in mente che anche in questa dimensione di distruzione, uno si ritrova bambino, cioè di nuovo a ricominciare qualcosa, a riaprirsi alla vita. E questo, secondo me, può essere importante. Mi vengono in mente altre cose al riguardo: ad esempio l’eternità della vita, l’amore, o quella che è una relazione forte tra il desiderio di amore e il desiderio di morte. Escono fuori comunque anche sensazioni più personali e private: un desiderio di morte, qualcosa che è nella radice profonda della nostra vita. Anche rispetto a qualcosa che è quasi incisa e segnata nel profondo della nostra vita, ora mi piace mettermi a “sindacare” in quella zona lì.

Il titolo il silenzio nasce certo per contrasto rispetto al tremendo boato del terremoto. Il silenzio però è anche la dimensione naturale dei Ruderi di Gibellina, un posto molto isolato dove non passa normalmente molta gente.

È il silenzio di quei posti dove senti e riesci ad ascoltare il rumore degli animali, dove riesci a sentire le persone che camminano e le senti che parlano piano e ti arrivano le loro voci. È molto forte la dimensione del silenzio che si vive lì. Quando io mi sono messo a scrivere e a pensare quante volte viene fuori questo silenzio nella vita, ho scoperto che la vita incredibilmente è piena di silenzi, di pause e di silenzi. Il silenzio è una parola su cui anche mi piace stare, ed esplorarla.

Da una conversazione con Pippo Delbono a cura di Gianfranco Capitta, giugno 2000

Biografia Pippo Delbono:

Delbono nasce a Varazze nel 1959. Inizia gli studi teatrali in una scuola tradizionale, che abbandona dopo l’incontro con l’attore argentino Pepe Robledo, scappato dalla dittatura del suo paese. Con lui parte agli inizi degli anni Ottanta per la Danimarca, dove si unisce al Gruppo Farfa, guidato da Iben Nagel Rasmussen. Partecipa ai viaggi e alle creazioni del gruppo e apprende le tecniche dell’attore danzatore dell’Oriente, che approfondirà nei successivi viaggi in India, Cina, Bali. Al ritorno in Italia comincia a lavorare alla creazione del suo primo spettacolo, Il tempo degli assassini, dove nell’apparente gioco cabarettistico dei due attori che raccontano danzando le loro storie di violenza, droga, dittatura e vita, già si definiscono i segni di un linguaggio teatrale che caratterizzeranno tutti i successivi suoi lavori. Lo spettacolo debutta in Italia nel 1987, dopo una lunga tournée in Sudamerica in teatri ma anche in carceri e villaggi popolari. Nello stesso anno incontra Pina Baush, e partecipa per un periodo a una delle creazioni del suo Tanztheater. È questa la seconda tappa fondamentale di un percorso formativo in cui il teatro incontra la danza per raccontare la vita. Morire di musica, composizione poetica minimale e silenziosa allestita in uno stanzone invaso da centinaia di barchette di carta, è del 1989. Nel 1990 crea Il muro, prima sua composizione corale con attori e danzatori. Nel 1992 Enrico V da Shakespeare, il suo unico lavoro ispirato ad un testo teatrale, dove impersona il re e insieme al suo popolo in tenuta punk rivive la sua sfida all’impossibile. La rabbia, omaggio a Pasolini realizzato nel 1995, è il momento germinale di un modo di un modo di fare teatro compiutamente espresso in Barboni, vincitore di un premio speciale Ubu 1997 “per una ricerca condotta tra arte e vita” e del premio della critica nel 1998. Un teatro aperto dove al di là delle convenzioni teatrali tutto viene svelato sulla scena, e soprattutto dove è abolito il confine tra attori e persone provenienti dalla vita. Itaca, allestito nel cantiere navale di Pietra Ligure con quaranta persone tra attori e operai del cantiere, e Her bijit (il titolo è un congedo in curdo e significa “che tu possa vivere per sempre”) composto per la Biennale di Venezia con attori, musicisti, extracomunitari e rom, sono creazioni corali che indagano il rapporto con grandi spazi e che, esplorando nella tematica delle guerre nel mondo, porteranno ai nuovi spettacoli. Attraverso il successivo Guerra e il più recente Esodo, opera dove il montaggio si avvicina ad una sorta di composizione cubista, Delbono prosegue l’avventura umana e artistica con le persone che costituiscono la sua compagnia. Quasi una tribù dove convivono attori – formati da Delbono con un metodo rigoroso definitosi in molti anni di insegnamento – con persone provenienti da realtà diverse. Come Bobò, microcefalo sordomuto incontrato al manicomio di Aversa, il senzatetto Nelson, Fadel profugo del Sahara e tanti altri. Nel luglio 2000 a Gibellina in Sicilia debutta Il silenzio, che parla del terremoto del 1968 ed è rappresentato sul “Cretto” dello scultore Burri, un grande sudario di pietra bianca che copre la città distrutta. La memoria del terremoto si mischia a un mondo di circo e di festa e a parole e canzoni d’amore cantate da Danio Manfredini. Il lavoro della compagnia è seguito da molti giovani che in certe occasioni si uniscono al lavoro della compagnia, soprattutto dopo la pubblicazione del libro “Barboni, il teatro di Pippo Delbono”. Nel 2002 debutta al teatro delle Passioni di Modena Gente di plastica, un universo visivo esuberante che si fonde con la carica revulsiva della musica rock di Frank Zappa e del testamento poetico di Sarah Kane.

Urlo vede, accanto agli attori della compagnia, la partecipazione straordinaria di Umberto Orsini, Giovanna Marini e la Banda della Scuola di Musica Popolare di Testaccio. Delbono ha realizzato il video Itaca in collaborazione con la Cineteca di Milano e la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi nel 1991 e il video L’india che danza presentato nell’ambito del Festival Riccione TTV nel 1995. Inoltre, nel 2000 un cameo all’interno del film L’albero delle pere di Francesca Archibugi nel ruolo di Toni. Nell’anno 2001 alla Quinzaine des Realizateurs di Cannes è stato presentato il mediometraggio Ecce Homo di Miryam Kubesha, un film documentario sulla compagnia, poi proiettato anche al Moma di New York e al Festival del Documentario di Monaco.
Nell’aprile 2004 ha ricevuto il David di Donatello come Miglior Documentario di Lungometraggio per Guerra realizzato durante la tournée in Israele e Palestina nel dicembre 2002 – gennaio 2003.

Per informazioni e prevendite:

Teatro della Regina, Cattolica, tel. 0541-833528 (17.30-19.30)

Contatta la Redazione di Newsrimini tramite redazione@newsrimini.it o su Twitter @newsrimini

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