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Gambini risponde a Fabbri e rincara la dose contro Melucci e Ravaioli

PoliticaRimini

26 gennaio 2006, 18:41

in foto: Prosegue lo scambio di lettere aperte nella sinistra riminese, con toni sempre più aspri. Da Sergio Gambini arriva la dura controreplica al presidente della Provincia Fabbri, accusato implicitamente di avere dovuto accettare linee che neanche lui condivideva. La lettera di Gambini: www.sergiogambini.it

Caro Nando,

Leggendo la tua lettera ho provato davvero molto imbarazzo. La franchezza dei rapporti che abbiamo sempre avuto e la stima che almeno io sento di continuare a nutrire nei tuoi confronti, mi mette in una posizione terribilmente scomoda. Cosa faccio, ripercorro i nostri dialoghi, nei quali ti sei espresso sulle cose del governo del Comune di Rimini in modo, se è possibile, più critico e sferzante di quanto non sia venuto facendo io negli ultimi tempi? Oppure provo a rispondere come se la lettera che mi hai inviato non sia scritta da te, ma da un tuo doppio che non riconosco, cui devo comunque rispetto e perciò una risposta? Capisco. L’avvicinarsi della campagna elettorale impone in qualsiasi schieramento un richiamo al “serrate le fila”. Chi come me pensa di combattere la propria battaglia per il centro sinistra senza riconoscersi negli ordini dello Stato Maggiore viene guardato con naturale diffidenza. Eppure un esame più attento dovrebbero convincere coloro che nello Stato Maggiore sono ancora in grado di ragionare senza paraocchi, che anche io, nel mio piccolo, posso essere utile alla causa.

Mi pare di avvertire che c’è una parte dell’opinione pubblica riminese che non nutre l’entusiasmo che tu oggi manifesti per il bilancio degli ultimi sette anni di governo locale. Non so quanto essa sia grande. A me sembra particolarmente qualificata e meritevole di essere ascoltata. E’ certamente possibile che abbia ragione tu e che il suo peso sia ininfluente e ridottissimo. Il suo riflesso tuttavia lo si riscontra dentro diverse forze politiche del centro sinistra. Non mi sembra che coloro che si sono espressi con toni critici li si possa facilmente liquidare nel novero delle fisiologiche ed interessate fibrillazioni che attraversano il ceto politico alla vigilia di ogni campagna elettorale. Nessuno ha chiesto poltrone che io sappia, la domanda è invece quella di un segnale forte di discontinuità. E’ questa una bizzarra invenzione di qualche insoddisfatto di professione che abita i partiti del centro sinistra? Forse, sono però più propenso a pensare che si tratti della spia che segnala qualcosa di profo ndo che si agita nella società riminese.

In ogni caso perché dovremmo lasciare queste forze senza un punto di riferimento? Fino ad ieri abbiamo spiegato (uso il noi, perché tu, in fraterna polemica con le teste calde più impazienti come il sottoscritto, hai voluto farti garante di un cambiamento “morbido”) che qualcosa sarebbe cambiato, che le loro esigenti domande avrebbero avuto una risposta. Adesso gli diciamo: scusate ci siamo sbagliati ma state tranquilli i prossimi cinque anni saranno ottimi e abbondanti come i sette che abbiamo alle spalle.

Secondo me è una presa in giro che non funziona, potrebbero decidere che il giorno delle elezioni è meglio starsene a casa. Non conviene invece fornire loro una speranza?

Le primarie sarebbero state la via maestra per dare la risposta giusta a questo malessere, ma il timore dello Stato Maggiore di essere anche parzialmente sconfessato le ha negate. Non ho difficoltà a capire che tu possa avere paura a questo punto di usare, come ho indicato tra le alternative possibili, il primo turno alla stregua di una elezione primaria, ma si può sapere perché anche un patto per il buongoverno tra alcuni candidati del centro sinistra lo giudichi disdicevole? Non può rappresentare un tentativo ragionevole di recuperare consensi che altrimenti potrebbero sfuggirci? O siamo forse disponibili ad accettare solamente il voto di chi crede fideisticamente nelle virtù del ticket Ravaioli-Melucci?

Basta guardare a come si sta preparando alle elezioni nazionali il centro destra. Nessuno si sogna di tappare la bocca a Casini, neppure quando paragona l’andata di Berlusconi in procura all’avanspettacolo. Sanno che può portare comunque consensi preziosi tra quella parte dell’elettorato che è stanco di Berlusconi ma non si fida del centro sinistra. Allora rivendico con orgoglio il mio posto nel centro sinistra ed anche la mia utilità. Per quanto piccolo sia il contributo che posso portare con queste mie iniziative, se non mi scomunicherete, Ravaioli vincerà anche grazie a me.

Ma tu mi dici che queste sono cose da vocazione minoritaria, poco riformiste, che non vanno bene per un ex parlamentare con la mia storia. Con un solco del 60%, volersi mettere a coltivare i prefissi telefonici non sta.

Se penso alla mia storia però penso ad una ricerca costante per spostare più avanti le frontiere dell’agire politico della sinistra. Posso avere sbagliato tante volte, ma la conservazione mi ha sempre fatto venire l’orticaria, anche quando aveva percentuali più grandi di queste. Sono stato in molte occasioni paziente e capace di segnare il passo, sia quando avevo ruoli di grande responsabilità, sia quando ho ricoperto funzioni gregarie. Ho sempre avuto bisogno però di spiegare a me stesso e alle persone che a me si rivolgevano con fiducia che quella pausa, quel compromesso serviva a qualcosa, era la tappa, magari un po’ deludente, di un viaggio più grande che manteneva comunque le speranze di rinnovamento e il fascino del futuro. Ora la questione è che oggi qui a Rimini troppe cose sembrano decisamente ferme e sembrano inchiodate a guardare al passato, un passato amministrativo per giunta non particolarmente esaltante, che non basta certo per fare fronte ai tempi difficili che si stanno preparando.

Non è forse vero che l’arte politica principale nella quale si è esercitata, per sette lunghi anni, una parte consistente dei gruppi consiliari di maggioranza è stata quella della blindatura? In tanti abbiamo avvertito l’imbarazzo provocato troppo spesso dalla mancanza di motivazioni solide, di argomentazioni documentate, di sensibilità programmatica, di quell’insieme di elementi che sono capaci di fare sentire egemone e non puramente dominante il governo di una città.

Insomma, se, come io credo, si tratta oggi di avviare la formazione di una nuova classe dirigente e di governo del centro sinistra può essere utile creare un luogo politico libero dai condizionamenti del passato che il ticket Ravaioli – Melucci sembra volere perpetuare. Un luogo, nel quale misurare le sfide attuali con una cultura politica rinnovata, trasversale alle diverse anime del centro sinistra, senza che nessuno debba però sentire messa in discussione la propria identità partitica di appartenenza. E’ un’illusione da acchiappanuvole? Il tempo ce lo dirà. Come si diceva una volta, chi avrà più filo tesserà più tela. Personalmente sono convinto che il gomitolo della parte oggi maggioritaria del centro sinistra si porti dietro troppi nodi irrisolti, troppi grovigli di interesse per tessere la trama del futuro della nostra comunità. Come vedi l’inizio che propongo è piccolo, ma le ambizioni politiche sono grandi.

Non voglio invece discutere del bicchiere mezzo pieno che mi hai descritto. Sai che su ciascun punto potrei contestare l’effettiva paternità di certe scelte o l’assoluta infondatezza di altre. Per capirci potremmo dissetare a lungo di palacongressi e di TRC, ma lasciamo perdere.

Mi preoccupa di più il bicchiere mezzo vuoto, perché bisognerebbe chiedersi come mai non è stato riempito. La risposta che danno i “continuisti” è che è sempre colpa di qualcun altro. Dopo dieci anni che ho lasciato l’assessorato all’urbanistica, la colpa dei discutibili risultati di sette anni di governo del territorio è diventata mia. Qualcuno ha addirittura pensato di caricare sulle mie spalle anche il motore immobiliare del Pala105, peccato che io non ci fossi più già da tempo e che da assessore avessi contrastato il trasferimento di servizi al di là della circonvallazione. Carta canta. Anche se si usano argomenti da fare invidia a Schifani però l’interrogativo rimane aperto.

Se Rimini è uno dei pochi comuni della nostra regione che non ha utilizzato la nuova legge urbanistica regionale per avviare una moderna pianificazione del territorio, la colpa la diamo a Massimo Lugaresi? E se il piano spiaggia langue la responsabilità di chi è? Per la mancata partenza del programma d’area di Marina Centro già che ci siamo, sarei per prendercela con Errani. Un po’ di polemica con la regione a Rimini fa sempre fine.

Il punto politico in verità è serio, perché il riformismo di governo una spiegazione di quel bicchiere mezzo vuoto dovrebbe fornirla e dovrebbe spiegare anche come si fa a superarla. Se avanzo però questa semplice domanda, la domanda che l’opinione pubblica esigente, cui mi riferivo, si pone naturalmente, il mio comportamento politico diventa per te poco corretto.

Mi preoccupa di più ancora un altro bicchiere, questo invece e pieno anche se nessuno lo aveva previsto. Mettiamola così per semplificare: non hai la sensazione anche tu che Rimini stia divenendo un grande polo del commercio despecializzato? Alle Befane, da tempo previste, si sono sommati il centro Malatesta, l’Ikea prossimo venturo, la moltiplicazione delle superfici commerciali alla Murri, siamo sicuri che questo sia un futuro desiderabile per la nostra città? A passeggiare per il centro storico o a girare in macchina sulla circonvallazione, mi viene da dire di no. Se il nostro destino è quello di sammarinesizzarci vorrei che qualcuno me lo dicesse. Per due buone ragioni. La prima è che tutte le cambiali vengono prima o poi a scadenza e, al di là dei pesanti svantaggi attuali, forse varrebbe anche la pena di verificare dove la cecità di una classe di governo ha condotto la Repubblica del Titano. La seconda è che una scelta così deve essere operata consapevolmente. Invece non ne trovo traccia ne nel prog ramma del Sindaco di Rimini della passata legislatura, ne in quello più recente della provincia. Io la considero sbagliata, profondamente sbagliata, per i costi sociali e territoriali che essa comporta e per le scelte alternative che essa preclude. La cosa che però mi lascia più perplesso e che questo poco desiderabile destino si materializzi così, un po’ casualmente, soltanto in virtù dell’esigenza spasmodica di inseguire le richieste sempre maggiori della rendita immobiliare. A che serve costruire, infatti, se poi non c’è niente da metterci dentro? E’ precisamente questo che ho denunciato nei mesi passati, denuncia sulla quale mi sembrava che, a tuo modo, anche tu fossi concorde. Purtroppo, per le note ragioni di programmazione commerciale, quelle operazioni immobiliari non erano e non sono realizzabili senza il consenso della provincia. Capisco il tuo travaglio, la difficoltà che hai a fare tutte le volte la parte del “signor no” di fronte alle richieste del comune di Rimini, tuttavia questa vicenda dovre bbe pur insegnare qualcosa: se a Rimini non si cambia alla fine sotto assedio finirai tu, con le tue buone idee di programmazione, di governance trasparente e concertata, di futuro credibile e dignitoso per la nostra comunità. E al termine dovrai capitolare, come è già accaduto altre volte su singoli episodi. Non sarebbe nulla se si trattasse di fare una partita a carte al bar Morena, il problema è che discutiamo del futuro di Rimini ed il buon governo non deve capitolare. Ti do un consiglio, vatti a rivedere “la voce della luna”, forse non è il più bel film di Fellini, ma si svolge sullo sfondo di un borgo volgare e massacrato, come temo a volte diventi la nostra città, un incubo che vorrei assieme provassimo ad evitare.

Sergio Gambini

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