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Pastorale Sociale: una città da non svendere alla logica del profitto

Riccione

5 novembre 2005, 10:57

in foto: Puntare sulla crescita non solo economica ma anche etica ed umana del territorio. Con un documento di ampio respiro l'equipe di pastorale sociale di Riccione interviene sul turismo.

Al centro dell’analisi la città, i nodi critici e la proposta di un modello di turismo sostenibile.
Il documento, già distribuito a consiglieri, associazioni e categorie, sarà inoltre diffuso oggi e domani al termine delle messe.
La mancanza di riferimenti etici degenera in vere e proprie patologie. La prostituzione, il casinò, lo sballo minano la dignità umana e sradicano la cultura dell’ospitalità e della laboriosità. L’equipe di pastorale sociale di Riccione, espressione delle 6 parrocchie della perla Verde interviene un documento intenso sul turismo. Con vigore e fermezza non solo rilancia i valori etici e spirituali ma denuncia le piaghe che affliggono la città. Un documento che invita ad operare insieme per il bene comune, mosso da un profondo interesse per il bene della città.
Il documento propone una lettura senza veli della realtà: denuncia la crescita di case da gioco, di bische, l’assuefazione allo sfruttamento più o meno celato della prostituzione: si moltiplicano i locali dove si pratica il sesso esibito, gli addii al celibato che si concludono con il tradimento del futuro coniuge. Critiche pesanti anche nei confronti dei proprietari di case che lucrano affittando a prezzi esorbitanti alle prostitute, contribuendo così alla lievitazione dei prezzi. I nodi critici sono seguiti da linee propositive con cui l’equipe si fa portavoce dei desideri della comunità cristiana: si lavori in sinergia tra i diversi territori, si crei un’offerta turistica più ampia incentivando il rapporto con l’entroterra, valorizzando l’ambiente e lo sport.
La logica del denaro non può prevalere, al centro c’è l’uomo, ci sono i giovani che rischiano di rimanere schiacciati dalla mancanza di ideali.

Il documento:

IL TURISMO A RICCIONE
“Riminesi date un’anima al turismo, promuovete un’etica del turismo … non stancatevi di proporre a tutti il messaggio cristiano difendendo i grandi valori della vita, della famiglia, della sacralità del giorno del Signore.” [Giovanni Paolo II, visita del 1982 a Rimini e messaggio per il ventennale nel 2002, ottobre 2000, XXII^ Giornata Mondiale per il Turismo – giugno 2001]
PREMESSA
Come comunità cristiane di Riccione sentiamo un profondo amore per la nostra città e ci sta a cuore la crescita di tutti i suoi abitanti sul piano economico, sociale ed umano. Per questo abbiamo avvertito il bisogno di una riflessione pacata sulla principale risorsa di Riccione: il turismo. Offriamo alla città i frutti della nostra riflessione che, a partire dalla visione antropologica cristiana e soprattutto sul piano etico, vuole essere un contributo ad illuminare la realtà del turismo, affinché il dibattito non si appiattisca sul solo aspetto economico ma, pur tenendo presente ciò, vengano individuate le migliori soluzioni all’attuale congiuntura in funzione di valori autentici e di reale crescita dell’uomo.
Il divertimento va concepito in forma di riposo, rigenerazione ed arricchimento anche spirituale. In caso contrario la mancanza di riferimenti etici ed il predominio dell’economia dei consumi sui bisogni realmente umani producono problemi e addirittura patologie sociali, infatti la crisi generale dei valori indebolisce la struttura della comunità e la sua cultura, impoverisce le persone, l’ambiente fisico e sociale e alla lunga la stessa economia, con squilibri e preoccupanti conseguenze soprattutto nella vita dei giovani e più generalmente nella città stessa.

A partire da queste considerazioni presentiamo questa riflessione che si articola attorno ai seguenti punti: 1. La persona; 2. La città e l’ambiente; 3. Le patologie; 4. Quale modello di turismo.
Capitolo I – LA PERSONA
1.1 Il turista
“L’industria turistica rivela come il mondo sia sempre più globale e sempre più interdipendente … è doveroso promuovere un’etica del turismo.” [Giovanni Paolo II, XXII^ Giornata Mondiale per il Turismo – giugno 2001]
L’essenza del turismo può essere ricondotta alla parola “scoperta”: scoperta di mondi nuovi e diversi costumi, di tradizioni, usi, sapori e colori nuovi; scoperta della natura; scoperta di se stessi e scoperta della relazione con l’altro.
Lo svago, il divertimento ed il riposo, elementi tipici della vacanza, costituiscono una positiva occasione per favorire un’uscita dalla quotidianità, fatta di impegni pressanti o di ritmi di vita monotoni, consentendo altresì una riflessione sulla propria vita e sul suo scopo. Inoltre, mentre la vita quotidiana vede di solito i membri della famiglia dispersi in luoghi e ambiti diversi per quasi tutto il giorno, la vacanza e i giorni festivi offrono l’occasione per rinsaldare i rapporti con i propri familiari e stringere amicizia o rapporti di vicinato su un piano non utilitaristico o superficiale.
Il riposo e lo svago sono quindi importanti per recuperare il senso della propria esistenza e il proprio posto nella storia e rammentare le vere e profonde esigenze umane, in primo luogo quella di amare e di essere amati. Ci sembra importante ribadire, a questo proposito, che il riposo festivo è per l’uomo un diritto, necessario per potere godere di sufficiente rigenerazione per sé e avere cura della vita familiare, culturale, sociale e religiosa, favorendo così la crescita di dimensioni essenziali alla vita interiore.
Occorre quindi domandarci che cosa di tutto ciò può ritrovare il turista che viene a trascorrere le vacanze a Riccione. E’ importante che la nostra città offra occasioni di autentico riposo, svago e rigenerazione ai propri ospiti, valorizzando a tale scopo sia l’innata cultura della ospitalità e la predisposizione dei romagnoli ai contatti umani, sia anche facendo evolvere il modello turistico negli aspetti di cui il nostro territorio è ricco e che il turista non superficiale ricerca: la cultura e la natura.
1.2 I cittadini e gli operatori turistici.
Nella vacanza al mare si incrociano coloro che lavorano in modo intenso e spesso faticoso e coloro che si divertono beatamente, quasi in un contrasto stridente.
“I lavoratori hanno diritto al riposo, in rispetto alla natura della persona umana e della sua trascendente dignità ed ai cittadini non può essere sottratto, per motivi di produttività economica, un tempo destinato al riposo ed al culto divino.” Quest’affermazione dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII (1891) ci sembra vera e importante anche oggi per noi riccionesi. Riccione, infatti, è una città turistica, che si è sviluppata ed esiste in virtù del turismo nell’insieme delle altre realtà turistiche della provincia riminese, ma è una città di uomini e non di robot: deve essere garantita una decente qualità di vita per tutti i suoi residenti e l’applicazione dell’etica del lavoro per tutti i suoi lavoratori. Una società è giusta quando contano di più le persone ed i rapporti tra di loro che altri aspetti, come quello puramente economico; una società è bella quando si basa sulla gioia di vivere, del godimento della bellezza del mondo, del rapporto con gli altri.
Per noi riccionesi la sfida è costruire questo modello di società nella nostra realtà di città turistica balneare, che alterna le lunghe pause dell’inverno ai frenetici momenti di attività dell’estate. Infatti, come per altre località turistiche, l’anno è diviso in due parti: il periodo invernale e la “stagione”. Il primo offre certo momenti di pace e di riposo, ma visti talvolta come occasioni in cui consumare in beni o esperienze spesso inutili quanto si è guadagnato col lavoro estivo. Inoltre il periodo invernale è il tempo in cui si ricostituisce la comunità riccionese nelle sue varie articolazioni, ma tale incontro è per tanti sotto il segno della provvisorietà, perché dura appunto quanto il tempo del “non lavoro”. Al contrario, i momenti frenetici dell’estate possono invece tramutarsi nella completa alienazione da ogni altra cosa che non sia il proprio lavoro; un succedersi di impegni ravvicinati e pressanti che non lascia spazio né per se stessi né per i rapporti con i propri amici e familiari.
Infine vi è la tendenza a ridurre tutto al solo aspetto economico, trascurando ogni altro valore. Ciò che è oggi un po’ ovunque un impoverimento della vita quotidiana, lo è ancor più in una realtà turistica come Riccione, poiché c’è il rischio di porre in secondo piano le “peculiarità” proprie dei luoghi, la coesione del tessuto sociale e dei valori tramandati e custoditi. Al turista può in tal modo raffigurarsi l’immagine riduttiva e caricaturale (spesso favorita dai mass media), di una città fatta di un insieme confuso di individui avidi di guadagno e perciò in contrapposizione tra di loro; ma ciò è poi del tutto falso? E’ quindi necessario che il modello sul quale si imposta la vita della città tenga conto delle necessità di coloro che la abitano e che vi lavorano, il vero “bene comune” patrimonio della nostra comunità, prima ancora delle considerazioni economiche e di mercato.
In conclusione, se da un lato è importante che vengano incentivati coraggio ed intraprendenza nella ricerca di nuovi modelli per i turismo, in grado di reggere alla concorrenza, dall’altro è necessario che siano rispettati i tempi di riposo e di recupero e le esigenze sia corporali che spirituali. In particolare, pur contemperando le necessità inderogabili del lavoro, sia massimo il rispetto del riposo domenicale (valutando l’eccezione della apertura domenicale come una necessità inderogabile).

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