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San Gaudenzo: il messaggio del Vescovo alle autorità e l’Omelia

RiminiVita della Chiesa

14 ottobre 2005, 17:37

in foto: Un richiamo a operare per il bene comune. Perché tutti possono incidere sulla crescita del territorio. Un Vescovo, ad esempio, può dare una spinta determinante per la nascita di una provincia o per un'infrastruttura importante:

come nel caso del vescovo Mariano, che oggi, nel tradizionale incontro con le autorità nel giorno di San Guadenzo, ha rivelato alcuni episodi che finora aveva custodito nel suo abituale riserbo.
Si scopre così che monsignor De Nicolò sollecitò le massime autorità dello Stato per la creazione della provincia di Rimini e la realizzazione del sovrappasso della Marecchiese.
Aneddoti arrivati durante la consegna dei doni da parte di Comune, Provincia, Carim e Fondazione per ricordare i suoi 50 anni di sacerdozio, alla fine di un intervento in cui è tornato a richiamare con forza i valori della dignità della persona.
Il testo del saluto alle autorità

Rivolgo un saluto deferente e cordiale a tutte le Autorità e Personalità che con tanta cortesia hanno accolto l’invito a partecipare a questo tradizionale incontro nella solennità di San Gaudenzo.
E’ un’occasione che mi è particolarmente gradita per porgere a Loro e alla Città gli auguri nella festa del Santo Patrono San Gaudenzo.
La Città ha un Patrono e fa festa in suo onore. Riconosce, cioè, che essa viene costruita dall’operosità dei cittadini, dalle istituzioni e dalle leggi democratiche, dalla partecipazione alla cosa pubblica; ma riconosce anche che alla base della sua vita c’è una storia di religiosità e di fede. Una storia che è viva e attuale. Una fede che è animatrice di tensione al bene comune, alla concordia, al dialogo con tutti, all’attenzione verso i soggetti più deboli.
La festa del Patrono è occasione, pertanto, per rinnovare il riferimento personale e pubblico a quei valori che hanno nella fede cristiana il loro fondamento.
Sono lieto che proprio quest’anno l’Amministrazione Comunale abbia realizzato il restauro della statua bronzea della Vergine Immacolata che da secoli veglia sulla Città dal Palazzo Comunale, e che pure è segno della storia e dell’identità di fede della nostra Rimini.
Come ha richiamato recentemente il Santo Padre Benedetto XVI, non si può escludere Dio dalla vita pubblica; non si può pretendere di relegare la fede nel solo ambito privato. Infatti “laddove l’uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere la giustizia. Là può dominare solo l’arbitrio del potere e degli interessi.”1
Giustamente il Salmo recita: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode.”2
In questa luce, riteniamo beni prioritari, per i quali impegnarci e chiedere l’impegno di tutti, ad ogni livello:
il riconoscimento e la salvaguardia della centralità della famiglia fondata sul matrimonio;
la difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale;
la sacralità del giorno festivo, come giorno della comunità, della famiglia, del riposo;
la dignità della persona umana, difesa da ciò che la corrompe: la prostituzione, il gioco d’azzardo (tanto più se legalizzato!), la diffusione delle droghe di ogni tipo, le diverse forme di trasgressione e di devianza.
La Chiesa Riminese, da parte sua, cerca di offrire il suo contributo specifico non solo per il radicamento della fede cristiana, ma anche di quei valori che dalla stessa fede discendono o con essa sono coerenti, e senza dei quali non si costruisce la città dell’uomo.
L’impegno evangelizzatore della Chiesa non si limita a formare le singole coscienze e a fornire ai credenti ed ai praticanti i gesti della liturgia e il dono dei sacramenti. Essa infatti propone un più vasto impegno nelle parrocchie, nelle scuole, nelle iniziative culturali, assistenziali, aggregative. L’attenzione della Chiesa è rivolta all’uomo ed al suo bene, operando con i mezzi che le sono propri e cercando di portare, in tal modo, il suo contributo al bene comune e all’edificazione della città.
Senza trionfalismo, svolge il suo compito nella vita di tutti i giorni, con i suoi sacerdoti, i suoi fedeli di ogni età, i suoi operatori, i suoi volontari. E non cessa di interrogarsi e di verificare se quanto cerca di fare è in linea con il Vangelo e costruisce il bene comune.

Alla luce del bene comune, ci sta particolarmente a cuore l’identità e il futuro della nostra Rimini. Da più parti si valuta la situazione della nostra Città come meno dinamica rispetto ad altri momenti della sua storia recente. Si dice che rischia di prevalere la cultura e la prassi della rendita su quella dell’intrapresa coraggiosa. Si assiste a una litigiosità che frena e rende faticoso ogni passo, quando non lo paralizza. Si segnala da alcuni, a volte, il rischio di poteri forti e di poteri occulti.
Di che cosa ha bisogno Rimini? Di maggiore creatività, a tutti i livelli. Di credere di più in se stessa e nelle proprie possibilità. Di una maggiore organizzazione, perché viabilità, servizi pubblici, logistica, oltre che rendere più umana, bella e vivibile la città, costituiscono un potente impulso alla sua vita e al suo sviluppo, o possono frenarlo se inadeguati. C’è bisogno, ancora, di maggiore armonia, di uno sguardo alto e meno preoccupato della propria appartenenza particolare, ma proteso veramente al bene della città, al bene comune.
L’invito alla riflessione è rivolto ad Autorità, personalità cittadine, enti pubblici e realtà private; e alla vasta area della società civile che, con le sue potenzialità, rappresenta un elemento che può essere decisivo per il futuro della Città.

L’auspicio per questa nostra Rimini che tutti amiamo è per il suo futuro; sia senza ombra di rimprovero per alcuno. Non è certo compito del Vescovo dare lezioni, assegnare voti o tranciare giudizi. Guardo, anzi, con viva cordialità e simpatia a quanti hanno ricevuto il compito di guide della Città, ai diversi livelli della vita pubblica: so bene quanto è difficile l’arte del condurre!
A tutti ed a ciascuno formulo i migliori auspici di bene.
San Gaudenzo protegga ed ispiri i loro passi. Buona festa di San Gaudenzo a tutti loro.

Al termine dell’intervento il Vescovo ha ricevuto doni dal Comune, da Cassa
di Risparmio e Fondazione Carim e dalla Provincia. Ringraziando ha aggiunto: “Sapete che sono un po’ restio a queste manifestazioni pubbliche, ma le accetto volentieri, anzi approfitto per sollevare un velo sulla doverosa riservatezza di Vescovo, e per certi aspetti dimostrare che il Vescovo si
sente padre di tutti. Il primo fatto riguarda il gonfalone del comune di Riccione. Da sempre
partecipo alla festa del patrono San Martino, presiedo la liturgia dove è presente il
Sindaco. In un’occasione mi accorgo che nel gonfalone San Martino è descritto a cavallo, ma
senza il mantello ed il povero accanto. Nell’omelia osservo che sono dispiaciuto di
questa mancanza che spero non sia voluta. Detto, fatto: la volta dopo mi
ritrovo mantello e povero aggiunti. La seconda cosa, rimasta forse un po’ nascosta, è che il mio pensiero grato
alla Fondazione e alla Cassa di Risparmio per i lavori al Tempio è sancito
in una delle due lapidi che ho messo nel presbiterio a ricordo dei lavori
fatti e di chi li ha resi possibili. Infine un ricordo che riguarda la nostra Provincia. Sono
contento di ricordare che con l’allora capo del Governo feci un intervento
cordiale e deciso in favore di Rimini Provincia. Anzi in quell’occasione
feci una seconda richiesta segnalando il problema del sovrappasso della
Marecchiese. “Pensi – mi rispose – che proprio questa mattina era qui, prima
di lei, il Direttore generale dell’Anas, ma lo richiamerò subito”.
Ho voluto raccontare questi fatti non per vantarmi, ma per far capire che io
ho sempre tenuto presente il bene della Città e di tutto il territorio”.

Questa invece l’Omelia pronunciata nel pomeriggio nella celebrazione in Basilica Cattedrale per San Gaudenzo:

Nella festa del Patrono della Chiesa Riminese, San Gaudenzo vescovo e martire, è bello ritrovarci a questo appuntamento nel quale tutta la Diocesi, con il Vescovo, esprime nell’Eucaristia la lode e la gratitudine a Dio; celebra e rinsalda la propria unità; trova nel mistero di Cristo crocifisso e risorto la grazia per costruire, giorno per giorno, la comunità ecclesiale e per protendersi alla missione di comunicare al mondo il Vangelo della salvezza.
Tutto il popolo di Dio della nostra Diocesi è qui rappresentato: i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, i religiosi e le religiose, gli operatori pastorali, le aggregazioni laicali, i fedeli di ogni età. In questa epifania della Chiesa Riminese si segnala la figura e il ruolo del Vescovo, non per sua personale pretesa, ma per provvidenziale disposizione del Signore.
Il Concilio Vaticano II insegna infatti che “i vescovi presiedono in luogo di Dio al gregge di cui sono pastori quali maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto, ministri del governo della Chiesa. Essi, per divina istituzione, sono succeduti agli apostoli quali pastori della Chiesa: chi li ascolta, ascolta Cristo, chi li disprezza, disprezza Cristo e colui che ha mandato Cristo. Nella persona quindi dei vescovi, assistiti dai sacerdoti, è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo, pontefice sommo.”1
Conscio della grazia e della responsabilità del ministero che mi è affidato, in questa significativa ricorrenza liturgica intendo rinnovare il mio impegno e la mia dedizione alla nostra Chiesa, confidando nel vostro affetto e nella vostra preghiera. Ne ho bisogno; come dice l’Apostolo, infatti, “abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi.”2 Vi ringrazio di cuore per le affettuose attestazioni di comunione e di amicizia che mi sono state tributate in questo anno nel quale ricordo, con gratitudine a Dio e con profonda emozione interiore, il cinquantesimo anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Affido all’intercessione della Vergine Maria, di San Gaudenzo e di tutti i Santi e i Beati della Chiesa Riminese, il mio ministero di pastore, di maestro e di padre.

Con lo sguardo rivolto al Signore Gesù Cristo crocifisso e risorto, che incontriamo vivo e vero in questa Eucaristia, pensiamo al lavoro pastorale e missionario che ci attende. La vita della Chiesa si svolge in continuità: la Programmazione Pastorale diocesana di questo anno è, pertanto, sviluppo di ciò che è stato finora stabilito e vissuto, coniugandolo con le nuove situazioni che la storia propone e con la vita di tutta la Chiesa. Il nostro pensiero deferente e filiale si rivolge alla luminosa figura del Santo Padre Benedetto XVI, in religioso ascolto della sua parola e delle sue indicazioni di cammino. E’ dichiarata linea pastorale della nostra Diocesi la sintonia con le indicazioni pastorali della CEI, perché si svolga in unità il cammino pastorale della Chiesa in Italia, che nel prossimo anno convergerà verso il Convegno Ecclesiale Nazionale il cui titolo è “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”.
L’obiettivo pastorale che ci proponiamo con la Programmazione di quest’anno è appunto quello di generare testimoni di Gesù risorto nella vita e nel mondo. Si tratta di formare il cristiano adulto, rinnovato in Cristo Risorto, animato da una fede che diventa testimonianza e cultura in tutti gli ambiti nei quali si svolge la sua vita.
La Parrocchia, in primo luogo, è chiamata a questo impegnativo e irrinunciabile compito. Per parte loro, anche le altre realtà ecclesiali, in particolare i Religiosi e le Aggregazioni laicali, sono chiamati, secondo il loro dono e la loro specifica vocazione e con gli strumenti coerenti con il loro metodo, a concorrere allo stesso obiettivo pastorale.
Gesù Cristo crocifisso e risorto è il cuore della Programmazione pastorale di quest’anno, contestualizzato nell’attuale momento di vita della Chiesa. L’evento pasquale cambia radicalmente le prospettive circa il futuro dell’umanità e dà corpo alla speranza: è la professione della fede pasquale che sprona i credenti nella prova, li sostiene nella tribolazione e trasforma la loro vita. La gioiosa proclamazione: “Gesù, il Crocifisso, è Risorto!” esprime la speranza viva che la Chiesa intende offrire agli uomini di oggi. A partire dalla risurrezione di Gesù, la vita donata con lui e come lui è il fine della persona, il futuro della società e il motore della storia.3
Essere testimoni di Cristo risorto vuol dire che i valori di cui siamo portatori sono espressione di un’umanità rinnovata dalla risurrezione di Cristo e dalla nostra unione a lui fin dal battesimo. Siamo chiamati a portare nel mondo la testimonianza di un’umanità rinnovata in Cristo, piena, gioiosa. Una pienezza di cui siamo chiamati a rendere ragione, rispondendo all’invito dell’apostolo Pietro: siate “pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.”4
Siamo impegnati a formare noi stessi e i fedeli a questa fede adulta e incarnata, che diventa testimonianza di Cristo Risorto nella vita di ogni giorno e che genera cultura non solo negli ambienti fisici e sociali nei quali si svolge la vita, ma anche in tutti gli ambiti vitali, potremmo dire “antropologici”, nei quali la persona è coinvolta: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la trasmissione del sapere e dell’educazione, la partecipazione alla vita civile e sociale.
In tal modo la Chiesa si apre alle dimensioni esistenziali della vita dell’uomo.
Questo sguardo in profondità nella vita dell’uomo ci impegna a pensare più in profondità anche la nostra pastorale, e a caratterizzarla con un rinnovato lavoro culturale. A questo scopo tendono le iniziative proposte dalla Diocesi, a partire dall’imminente Corso di formazione per gli Operatori pastorali.

Uno sguardo pieno di affetto rivolgo a questa nostra Rimini, alla quale ogni fedele e tutta la nostra Chiesa deve portare il suo contributo di testimonianza e di servizio. La fede in Gesù Cristo, infatti, non può essere ridotta a fatto privato, a sterile sentimento: essa è capace di fare nuovo il mondo e di rinnovare la storia. La Città, d’altra parte, non si costruisce come “città dell’uomo” se da essa è escluso Dio, se nella sua edificazione è escluso quel patrimonio di valori che la rendono pienamente umana e che derivano dalla sorgente inesauribile del Vangelo o da questa ricevono nuova significativa luce.

Affidiamo la nostra Chiesa Riminese e la nostra Città di Rimini alla celeste protezione del Patrono San Gaudenzo, testimone della fede e antico pastore di questa comunità. Facciamoci suoi imitatori nella tensione a Dio, nella fedeltà al vangelo, nel dono di sé per la verità e per l’unità della Chiesa.
La Madonna vegli sulla nostra Chiesa e sulla nostra Città: il suo sguardo di predilezione ci infonda la fiducia, il coraggio, la gioia di testimoniare nella vita e nel mondo il Signore Gesù Cristo crocifisso e risorto. Amen.

Durante la Messa concelebrata coi sacerdoti della Diocesi, è stato il vicario generale Monsignor Aldo Amati, a portare al Vescovo gli auguri della chiesa riminese per i suoi 50 anni di sacerdozio, ricordano il suo cammino a servizio della chiesa, da giovane sacerdote a Riccione a guida della diocesi:

Eccellenza Reverendissima.
Si sono compiuti quest’anno cinquant’anni della sua ordinazione sacerdotale, amministrata dal compianto Mons. Emilio Biancheri nella parrocchia San Pio V, a Cattolica, il sabato santo 1955.
Alcuni giorni prima di morire, il Santo Padre Giovanni Paolo II Le rivolse una affettuosa e intensa lettera di saluto ed augurio, proprio per rallegrarsi con lei per l’imminente giubileo sacerdotale. Nella lettera il Papa ripercorreva tutto il suo cammino ministeriale, dai primi anni in Diocesi come cappellano di S. Martino di Riccione, fino agli incarichi sempre più importanti presso la S. Sede.
Dal ministero a Riccione, all’alba del suo sacerdozio, Lei ha tratto un’esperienza pastorale ed educativa importante, imperniata sulla vita cristiana come esperienza di grazia, come vita eucaristica ed ecclesiale.
Dal servizio presso la S. Sede e dalla feconda esperienza del Concilio Vaticano II, durante il quale collaborò con il Card. Pericle Felici, Segretario generale del Concilio stesso, ha ricevuto quell’impronta teologica ed ecclesiale che ha arricchito e caratterizzato il suo ministero episcopale.
Poi venne la pienezza del sacerdozio, vissuto nella guida, come pastore proprio, della Chiesa Riminese. Un servizio sacerdotale ed episcopale che si svolge ogni giorno, che fa della parte della vita quotidiana della nostra Chiesa particolare, tanto più prezioso quanto più feriale; un servizio che giorno per giorno costruisce con noi e fra noi la Chiesa, con il magistero, la disciplina dei sacramenti, le scelte di governo, la guida nell’unità. Ben sappiamo come tale servizio non è senza fatiche e, a volte, sofferenze. Voglia il Signore ricompensarla in sovrabbondanza!
Eccellenza, Lei ha molto amato e molto ama questa Chiesa a Lei affidata, e questa nostra Città di Riminicon tutto il suo territorio. Le ha donato e Le dona la sua premura, il suo governo, la sua preghiera. Molte importanti realizzazioni pastorali, caritative e culturali stanno a dimostrarlo.
Per questo Le diciamo grazie, Eccellenza. E diciamo grazie al Signore che un giorno lontano, quando era ancora fanciullo, lo ha chiamato al suo servizio e già lo vedeva e lo voleva nostro Pastore.
Vorremmo avere il modo di dirle il nostro grazie in modo adeguato; il dono più gradito è quello espresso dalla liturgia stessa: “non manchi mai al pastore l’affetto dei fedeli”. Le esprimiamo il nostro affetto! Le vogliamo bene, Eccellenza.
Grazie, Eccellenza. Grazie di cuore!

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