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Le difficoltà restano, ma il distretto della calzatura tiene

EconomiaRubicone

31 ottobre 2005, 16:27

in foto: Il distretto calzaturiero del Rubicone tiene di fronte alla sfida globale grazie alla qualità del prodotto. È quanto emerso in uno studio realizzato dall’Università di Milano per conto del CERCAL e dell’ECIPAR. www.cercal.org

Lo studio é stato presentato venerdì scorso in un convegno alla Torre di San Mauro:

Bene nella ricerca, innovazione e qualità. In difficoltà nella disaggregazione tra alcune imprese virtuose ed altre un po’ in affanno. Il bilancio? Decisamente in attivo con possibilità di ampi margini di miglioramento. È quanto è emerso nello studio sul distretto calzaturiero del Rubicone presentato venerdì scorso alla Torre a San Mauro, che ha messo a confronto la scarpa “made in San Mauro” con altri otto distretti dell’Emilia Romagna. Come ha ricordato Luciano Pilotti dell’Università statale di Milano, che ha curato la ricerca per conto del CERCAL ed Ecipar, “il Rubicone presenta alcune imprese virtuose capaci di generare valore aggiunto, che adottano modelli di internazionalizzazione evoluti, capaci di giocare un ruolo di ‘educatori’ di un intero territorio. L’importante è che le aziende leader non vadano avanti da sole, lasciando indietro le altre, perché ciò impoverirebbe il territorio nel suo insieme”. Un territorio che produce un fatturato complessivo di circa 400 miliardi di euro, corrispondenti a 15 milioni di paia di scarpe. Il 75% della produzione è destinata all’export, per un valore di circa il 36% del giro d’affari complessivo. I principali mercati di riferimento sono i paesi dell’ Unione Europea, l’America Settentrionale ed il Giappone. Il numero di aziende impegnate nella produzione calzaturiera nel distretto è di 111 unità per un totale di 2.969 addetti. Nel territorio prevale un’azienda di piccole dimensioni (1-19 dipendenti) che costituiscono oltre il 65% del tessuto produttivo, seguita da quelle di media grandezza (20-50 dipendenti) che rappresentano il 21%, e quelle di dimensioni maggiori (oltre 50) che costituiscono il 10%.
A confermare che il distretto “tiene” è stato anche Rossano Soldini, Presidente nazionale dell’ANCI (Associazione nazionale calzaturifici italiani), la più importante associazione che riunisce le imprese di scarpe d’Italia. “Il quadro nazionale del nostro settore è mortificante, nel Rubicone per fortuna no, grazie alla scommessa sulla qualità del prodotto e sulla formazione grazie al Cercal. Per citare un dato, in Italia sono presenti oltre 7500 calzaturifici, il 70% dei quali di piccole dimensioni (10/30 dipendenti), che danno lavoro a 110.000 persone. Ebbene, solo nei primi sette mesi di quest’anno ben 4.200 persone hanno perso il loro lavoro per la chiusura di stabilimenti. Il paradosso di tutto questo sta nel fatto che il nostro paese rimane il leader mondiale nella ricerca, innovazione e qualità. Basti pensare che in Europa ci sono 12.000 calzaturifici, la metà dei quali si trovano in Italia”. Quali le risposte che possono essere trovare per fare fronte a questa situazione? Tre ne ha indicate Soldini, tutte a livello europeo: “l’obbligatorietà del marchio di origine che permetterebbe di recuperare almeno un 30% della produzione; l’attivazione di procedure contro i prodotti sottocosto, per lo più di provenienza asiatica; l’attivazione di quote per le calzature in pelle. Per trent’anni i calzaturifici italiani hanno vinto la globalizzazione, ora però la situazione è cambiata perché siamo di fronte ad una concorrenza sleale, che non permette una parità di condizioni”.
A San Mauro le aziende sono 78, per un totale di 2.089 dipendenti.23 quelle di Savignano, per 289 dipendenti, 11 quelle di Gatteo (611 dipendenti).

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