giovedì 24 gennaio 2019
In foto: Primo passo per ottenere fondi regionali per i nidi riminesi. Il consiglio regionale dell'Emilia-Romagna ha discusso gli indirizzi di programmazione per i servizi educativi da 0 a 3 anni:
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mer 28 set 2005 17:46 ~ ultimo agg. 00:00
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é stato infatti approvato un ordine del giorno che impegna la Giunta a riequilibrare i fondi di alcune realtà regionali penalizzate.
In particolare l’assessore Anna Maria Dapporto ha promesso maggiori risorse per la più trascurata provincia di Rimini. Proprio nei giorni scorsi gli amministratori riminesi avevano chiesto un intervento straordinario a sostegno delle politiche dell’infanzia.
Il provvedimento ha registrato il voto favorevole della maggioranza, l’astensione di AN e FI, tranne il forzista Francesconi, che ha votato no come la Lega Nord.
Soddisfatto il consigliere regionale di Forza Italia Marco Lombardi che in aula, con i colleghi riminesi, ha sostenuto il documento, costruito nella commissione scuola e turismo. “Non si può però tacere il fatto – aggiunge Lombardi – che ancora oggi oltre 5.000 bambini emiliano-romagnoli non trovano posto nelle strutture per l’infanzia e la maggioranza di sinistra-centro di questa Regione si attarda in posizioni stataliste ormai fuori dalla storia”.
Sul tema é intervenuto anche il Consigliere riminese Roberto Piva, della Margherita, evidenziando come la Provincia di Rimini necessiti di disponibilità ed attenzione da parte della Regione.
Insieme a Piacenza, Rimini é ultima in Regione (17% contro una media regionale del 25,6%).
Inoltre Piva ha sottolineato “l’importanza insostituibile ruolo della sussidiarietà, che va incentivata”.

«Si tratta di un atto – spiega invece il consigliere Massimo Pironi dei DS – che si muove per alcuni versi in continuità con le scelte del precedente piano triennale ma che contiene anche delle innovazioni come ad esempio la maggiore responsabilità programmatoria affidata alle Province e la previsione di una pluralità di interventi volti alla qualificazione dei servizi tra i quali il rafforzamento del ruolo dei coordinamenti pedagogici provinciali per perfezionare percorsi già avviati (scambi pedagogici inter ed intra provinciali e con altre Regioni), nonché la realizzazione di servizi sperimentali in particolari situazioni sociali e territoriali, per far fronte a bisogni emergenti, anche attraverso un rapporto con l’Università.

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