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In foto: Con la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta abbiamo vissuto una delle poche storie a lieto fine che arrivano dall’Iraq.
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mer 6 ott 2004 14:30 ~ ultimo agg. 00:00
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Dal momento del rapimento, per i 21 giorni di prigionia e fino alla liberazione, la vicenda è stata seguita in tutte le edizioni dei telegiornali e sulle prime pagine dei giornali. Simona & Simona sono entrate quotidianamente nelle case degli italiani, che fino alla liberazione hanno ‘fatto il tifo’ in modo unanime, hanno pregato per loro, hanno manifestato in piazza. La macchina mediatica ha spinto l’acceleratore sulla vicenda, entrando nella loro vita: d’ora in poi si troveranno a fare i conti, volenti o nolenti, con l’essere divenute personaggi pubblici. Libere da una settimana, ora infatti le due giovani sono osservate speciali delle telecamere. Da quel momento, sono diventate importanti le dichiarazioni che rilasciano, sono oggetto di polemica e dibattito politico le posizioni che manifestano. Non è facile: ieri le ha ricevute il Papa, i talk show le cercano, alcuni giornalisti le bersagliano, il pubblico è ora diviso e forse confuso. Il loro modo di essere e le circostanze della loro vicenda, il fatto che fossero giovani pacifiste, che fossero in Iraq per il sostegno di donne e bambini, e il fatto che siano state liberate, le ha rese infatti diverse da tutti gli altri rapiti italiani, le ha trasformate in personaggi mediatici, sui quali è lecito avere aspettative da parte del pubblico, un ‘tiranno’ esigente: capace di criticare per il sorriso troppo smagliante al ritorno, di commentare la cifra dell’eventuale riscatto, di pretendere di pensare che un ‘volontario’ operi gratis e di scandalizzarsi se scopre che la retribuzione è prevista anche per gli operatori umanitari.
Abbiamo chiesto al semiologo Giampaolo Proni una lettura dell’impatto mediatico di questa vicenda.

Il rapimento delle due donne italiane a Baghdad, aveva solo allungato la lista dei connazionali presi in ostaggio in zona di guerra. La loro liberazione apre lo spazio ad inevitabili confronti su come i media hanno seguito i casi precedenti, la liberazione dei tre ostaggi Stefio, Cupertino e Agliana, e i tre casi con un epilogo ben più tragico: l’esecuzione di Quattrocchi, quella del giornalista free-lance Enzo Baldoni, ucciso dai suoi rapitori il 26 agosto, e di cui da allora non si sono più avute neppure notizie della salma; l’uccisione resa nota lunedì dell’imprenditore iracheno Ajad Wali, da 20 anni in Italia, rapito il 31 agosto.
Ascoltiamo ancora il parere di
Giampaolo Proni.

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