martedì 22 gennaio 2019
In foto: L'operazione Oblio, che ha portato all'arresto di nove giovani riminesi accusati di spaccio nei confronti di minorenni, ha suscitato scalpore, soprattutto per le modalità: gli stessi spacciatori invitavano gli adolescenti al primo buco.
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gio 7 ott 2004 12:57 ~ ultimo agg. 00:00
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Un fatto, però, che apre anche una riflessione su quello che si può fare per non abbandonare i giovani a sé stessi.
Atti estremi che però sono l’approdo finale di un percorso, nato da un disagio che può toccare tutti.
Per qualcuno può diventare una picchiata verso il basso, a seconda di quanti passi si fanno verso i vicoli ciechi, di quanta forza si ha nel fare le proprie scelte.
Un disagio ancora rimediabile se si riescono però a leggere i richiami e i segnali che i ragazzi inviano.
Il punto di partenza è abbastanza preciso: il momento in cui il ragazzo si ritrova solo con il suo gruppo, senza altre persone, luoghi, attività a fare da riferimento concreto. Col rischio che il ragazzo più grande, quello che si tende a vedere come il leader, sia quello capace di spingerti verso la manovalanza del piccolo crimine. Situazioni più facili da trovare nelle periferie: ai Padulli c’é la parrocchia con un campo sportivo, tre bar, ma non una piazzetta o una sala di ritrovo.
Ai ragazzi servono luoghi ma più di ogni altra cosa proposte educative che, oltre che dalla parrocchia, devono arrivare da famiglia e istituzioni Dialogare con loro non è facile, ma è vitale, come spiega don Marco Foschi, parroco dei Padulli.

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