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Tremila fiaccole in piazza per solidarietà a Simona Pari e alla famiglia

Rimini

9 settembre 2004, 22:39

in foto: Tremila fiaccole, per circa cinquemila persone, a Rimini hanno illuminato piazza Cavour nella manifestazione dedicata alla concittadina Simona Pari, rapita martedì in Iraq. Presenti anche tutte le istituzioni dell'Emilia Romagna:

dal presidente della Regione,
Vasco Errani, il sindaco di Bologna Sergio Cofferati ma anche i
rappresentanti dei Comuni della provincia di Rimini.
E’ stato il sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, a leggere il
messaggio che i genitori e il fratello di Simona hanno scritto
per ringraziare i cittadini. La famiglia non se l’é infatti sentita di scendere in
piazza.
”Desideriamo ringraziare tutti voi per quanto
state facendo per la nostra Simona. Le parole in questi momenti
hanno poco valore e sono soffocate dal dolore e dall’angoscia,
ma siamo davvero commossi nel vedere in quanti e con quale
intensità si stiano stringendo intorno a Simona – recitava il messaggio – Lei e l’amica
Simona Torretta sono in Iraq per un’iniziativa di pace e
solidarietà a favore dei bambini iracheni. Sono due ragazze che dedicano la
loro vita alla pace, alla solidarietà e al fare del bene per
chi soffre. Non vogliamo aggiungere nient’altro: chiediamo
solamente che si faccia tutto il possibile affinché tornino a
casa sane e salve. Vi ringraziamo
ancora una volta – conclude il messaggio – per il vostro straordinario attaccamento a
Simona e vi chiediamo un favore: rispettate il nostro stato
d’animo. In questi momenti é il silenzio più che la parola ad
alleviare, anche se di poco, un grande senso di angoscia”.
Ad ascoltare il messaggio c’era anche il sindaco di
Montefiore, Filippo Berselli, che da
sottosegretario alla Difesa, senza fascia tricolore, ha rappresentato il Governo.
“Il governo é presente”, ha detto Berselli.
In piazza c’era anche l’attrice Franca Rame.
Questo invece l’intervento del sindaco di Rimini Alberto Ravaioli:

“Liberate le donne della pace. Liberate Simona Pari e Simona Torretta.
Lo chiede il mondo intero, lo chiedono- silenziosamente ma fermamente- le migliaia di fiaccole che illuminano Rimini.

“Non ho mai avuto paura, ma non mi sento per niente coraggiosa” dice Simona Pari in una recente intervista, motivando in questo modo la sua straordinaria scelta di vita a sostegno dei popoli che soffrono.
Questa sera le tantissime fiammelle accese in città vogliono testimoniare la saldezza e l’unità di una comunità intera la quale, davanti a un gravissimo accadimento, scende in piazza perché non ha paura di chi semina morte e terrore ma proprio per questo si considera normale. Perché dovrebbe essere normale vivere nel nome di un’ideale di democrazia, di pace e di solidarietà, e manifestare il proprio dissenso quando questi valori sono schiacciati e violati.

Chi ha rapito le due volontarie pacifiste italiane, da tempo in Iraq per rendere meno dolorosa la quotidianità di una terra devastata dalla guerra, ha un obiettivo facilmente individuabile: ostacolare qualsiasi possibilità di dialogo, rendere impossibile quella solidarietà che è il collante necessario all’umanità, debilitare ogni speranza di pace. Chi ha rapito Simona Pari e Simona Torretta, così come coloro i quali si rendono colpevoli di guerre e atti terroristici che non si fermano neanche di fronte al viso di un bambino, vuole alzare un muro. Noi e loro. I buoni e i cattivi. I giusti e gli ingiusti.
Che si nasconda dietro il paravento di un credo religioso l’intenzione di allargare i confini di vere e proprie tragedie a scontro di civiltà è l’ennesima prova di quanto sia profondo il pozzo di abiezione e disumanità a cui attingono i nemici della pace. Negli ultimi giorni ci siamo chiesti cosa possa fare Rimini in questa tragedia di dimensioni planetarie, quale possa essere il ruolo di una città e di un territorio gettati nell’angoscia per il rapimento di una sua figlia.
Questa sera Rimini è qui a tenere viva e in alto una luce. Ci sono cittadini, esponenti di associazioni e di partiti, amministratori pubblici. Ci sono le comunità religiose, comprese quelle islamiche. Anche loro sono qui a esprimere il loro no alla logica di un terrore che usa la fede come arma. Tra i tantissimi messaggi di solidarietà giunti da tutta Italia al Comune di Rimini, v’è l’appello firmato dal presidente dell’Anci Emilia Romagna e dal Presidente e dal Segretario del Centro di cultura e di studi islamici della Romagna.
Scrivono: “Facciamo appello ai sequestratori di Simona Torretta e Simona Pari, e di tutte le altre persone attualmente tenute in ostaggio, affinché vengano liberate immediatamente e incondizionatamente.
Nel caso di Torretta e Pari, si tratta di due donne impegnate al servizio del popolo iracheno, due volontarie che dedicano la loro vita per aiutare innanzitutto i bambini. Esprimiamo la più ferma condanna verso il terrorismo, le violenze e i ricatti. Tutti, a prescindere dalla personale fede religiosa, dobbiamo sentirci impegnati perché trionfino la civile convivenza e la pace. Tutto ciò che sta accadendo non aiuta il popolo iracheno e non farà trionfare la pace nel mondo”.
Ci riconosciamo come comunità in questo appello. Il messaggio che stasera sale da Rimini è dunque potente e inequivocabile. E’ un messaggio di fermezza e speranza: continuare a dare al dialogo tra popoli una possibilità. Non cadremo mai nella trappola di chi tenta, con i fatti ma anche con le parole, di alzare quel muro che si chiama scontro di civiltà.

Liberate le donne della pace. Liberate Simona Pari e Simona Torretta. “L’Iraq non deve essere abbandonato- scrive Simona Pari in uno dei suoi lucidi interventi -. Ci sono persone splendide, c’è una cultura dell’ospitalità, della solidarietà. Anche per questo è necessario dare loro la possibilità di un futuro migliore”. Non riesco ad aggiungere niente altro a queste parole. Mi piacerebbe che le leggessero coloro i quali hanno rapito le due ragazze, sarei contento che le leggesse l’intero popolo iracheno.

Liberate le donne della pace. Liberate Simona Pari e Simona Torretta.
Come comunità di Rimini abbiamo un motivo in più per chiedere al Governo italiano e alla diplomazia che si metta immediatamente in piedi, senza alcun indugio, un’azione efficace e efficiente per riportare a casa sane e salve le due volontarie della pace. Vogliamo rivedere a Rimini Simona Pari, il suo sorriso e i suoi occhi grandi, insieme all’amica Simona Torretta; vogliamo poter dire che si è fatto bene e si è fatto di tutto per tornare a riabbracciare queste due straordinarie testimonianze di un mondo che può e deve essere migliore. Non ci importa in questo momento dell’ideologia o del colore degli schieramenti politici.
L’obiettivo è un altro ed è condiviso. Per questo non chiediamo di meglio di dire che il Governo è stato tempestivo, efficace, esemplare in questa situazione. Chiediamo che il Governo si muova subito in prima persona, attraverso tutti i canali, non tralasciando alcun aspetto di una questione che sappiamo essere complicatissima e pericolosa.
Ma è proprio nei casi estremi che non solo lo spirito di una comunità ma anche lo spessore di un Governo viene messo alla prova. Quando Simona Pari e Simona Torretta saranno qui tra noi, non avremo remore nel ringraziare il Governo italiano. Attendiamo fiduciosi ma saremo attenti a che venga fatto tutto ciò che deve essere fatto.

Liberate le donne della pace. Liberate Simona Pari e Simona Torretta. Siamo vicini alle loro famiglie. Sappiamo che all’angoscia del dolore si aggiunge anche il disagio provocato da chi, in buonafede, muove rumore in luoghi dove si vorrebbe solo silenzio. Ci scusiamo per questo con le due, meravigliose, famiglie.
La solidarietà di Rimini verso le donne della pace non si fermerà con la fiaccolata di questa sera ma continuerà attraverso altre iniziative; nel cuore di tutti noi c’è la speranza sincera di una grande festa, ancora in questa piazza e magari tra pochissime ore, per siglare l’abbraccio della città con Simona Pari, Simona Torretta e le loro famiglie.
‘Ero convinto- scrive un giornalista di un quotidiano nazionale- che le persone che corrono in Iraq a sfidare la morte lo facessero per scappare da un vuoto. Dopo averne visto all’opera i familiari comincio invece a pensare che sia proprio il pieno che si sono lasciate dietro a dare loro la forza per andare tanto avanti.”

Liberate le donne della pace. Liberate Simona Pari e Simona Torretta. Lo chiede il mondo intero, lo chiedono- silenziosamente ma fermamente- le migliaia di fiaccole che illuminano Rimini.”

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