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Tra rivendicazioni e diffidenza, cresce l’ansia per le volontarie rapite

Rimini

23 settembre 2004, 12:38

in foto: Secondo palazzo Chigi il moltiplicarsi dei comunicati conferma l'analisi di inaffidabilità avanzata stanotte e induce a pensare che ci si trovi di fronte ad un probabile quadro di terrorismo mediatico. Resta il fatto che nelle ultime ore é cresciuta l'angoscia per la sorte di Simona Pari e Simona Torretta:

il lungo silenzio sulle due volontarie è stato interrotto da due rivendicazioni sulla loro uccisione. Con un comunicato diffuso via internet, un gruppo islamico afferma di aver ucciso le due operatrici umanitarie italiane sequestrate in Iraq il 7 settembre.
Il comunicato, comparso verso mezzanotte e mezza in Italia, é firmato Organizzazione della Jihad, cioé della guerra santa. La motivazione, spiega il gruppo, é la punizione al governo italiano per non aver ritirato le sue truppe dal Paese.
Su internet questa mattina é apparsa una seconda rivendicazione dell’esecuzione. Il messaggio é firmato da Ansar Al Zawahri, la stessa sigla che aveva rivendicato per prima la responsabilità del sequestro: nel testo si annuncia un video che prova l’esecuzione degli ostaggi e si parla dell’avvenuta esecuzione delle due volontarie, che vengono definite come ”agenti criminali dell’intelligence italiana”. Nel messaggio si dice che Simona Pari e Simona Torretta sono state decapitate.
Sul primo comunicato l’intelligence si dichiarava diffidente: il sito su cui è apparso raramente viene usato dai gruppi fondamentalisti, e i nomi delle due volontarie italiane non sono mai nominati esplicitamente.
Sul secondo, anch’esso al vaglio degli esperti, al momento la Farnesina non rilascia alcun commento, anche se il presidente della Camera Casini, ha dichiarato in aula che il Governo giudica inattendibili i messaggi, e che al momento non ci sono riscontri.
Dall’Iraq intanto arriva la dichiarazione di un alto ufficiale della polizia irachena che si occupa del sequestro, contattato dall’Ansa:”Nel pomeriggio di oggi sapremo se le due italiane rapite sono vive”. L’ufficiale, che ha chiesto l’anonimato, ha aggiunto di disporre ”di un sottile filo di informazioni” senza tuttavia voler spiegare altro per evitare
di compromettere le indagini.
In mancanza di notizie certe dall’ Iraq, la famiglia di Simona Pari a Rimini ha proseguito il silenzio. ”Non ho niente da dire”, é stato il laconico commento di Luciano Pari, il padre di Simona, contattato telefonicamente in mattinata dai giornalisti che attendono sotto la casa di Marina Centro.

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