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Smaltimento illegale rifiuti: 20 ordinanze di custodia, anche per funzionari

CronacaRegione

9 settembre 2004, 09:14

in foto: Venti ordinanze di custodia cautelare, di cui 10 in carcere e altrettante ai domiciliari, sono state eseguite nell'ambito di un'inchiesta sullo smaltimento illegale, di rifiuti, con casi ad altissimo pericolo per la salute ed inquinamento delle acque e dei terreni agricoli.

L’operazione ha visto impegnati circa 200 carabinieri che hanno eseguito
una quarantina di perquisizioni nelle province di
Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna.
Nel blitz sono coinvolti
imprenditori e funzionari pubblici della Provincia e dell’Asl
di Forlì accusati, a vario titolo, di associazione per
delinquere finalizzata alla truffa e alla turbativa d’asta.
Nell’indagine, iniziata nel marzo 2003, é emerso il
coinvolgimento del dirigente del Servizio risorse idriche,
atmosferiche e smaltimento rifiuti della Provincia di
Forlì-Cesena e di titolari di varie aziende operanti nel
settore ambientale.
Sarebbe stato inoltre accertato che i
componenti di una ditta locale incaricata del recupero e dello
smaltimento dei rifiuti, in concorso con i funzionari dell’Usl
di Forlì avrebbero truffato per anni l’azienda sanitaria
mediante fatturazione di operazioni inesistenti, e attraverso la
falsificazione di documenti, avendo inoltre turbato la gara
d’asta indetta nel 2000 per l’aggiudicazione dell’appalto per lo
smaltimento dei rifiuti.
Avrebbero inoltre ottenuto, con
l’avallo di un dipendente Trenitalia Spa di Rimini, notizie che
sarebbero dovute rimanere segrete e utili all’aggiudicazione
della gara d’appalto del 2004. Infine, avrebbero monopolizzato
a Forlì, insieme ad un’altra ditta sempre nello stesso
settore, il mercato dello smaltimento rifiuti, aggiudicandosi
in esclusiva appalti indetti da aziende private e pubbliche
amministrazioni.
Le indagini dei carabinieri hanno rivelato che alcuni dirigenti della Provincia del settore
ambiente si sarebbero resi responsabili di numerosi reati quali
omissione di atti d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazioni e
utilizzazioni di segreti, favoreggiamento e falso. Per un dirigente, c’é anche l’accusa più grave di
corruzione. In quest’ultimo caso la funzione del corruttore
sarebbe stata svolta da imprenditori che si rivolgevano agli
uffici della Provincia di Forlì-Cesena per ottenere
autorizzazioni e informazioni.
I militari dell’Arma attraverso intercettazioni telefoniche
ed ambientali e con l’ascolto di oltre 54 mila conversazioni,
centinaia di servizi di osservazione e controllo avrebbero
inoltre scoperto che funzionari dell’Arpa di Forlì, preposti ad
eseguire analisi e controlli per rispetto della legge
ambientale, avrebbero omesso di impedire, pur conoscendone la
provenienza, smaltimenti di fanghi pericolosi nei terreni
agricoli.
Inoltre dipendenti di ”Hera Forlì-Cesena”
incaricati della gestione del locale depuratore e i dirigenti di
alcune ditte pur consapevoli di trattare fanghi di depurazione
contenenti sostanze pericolose, avrebbero smaltito i rifiuti nei
terreni agricoli per circa 4 mila tonnellate, causando il
pericolo concreto ed attuale di inquinamento dei terreni, di
contaminazione delle acque e delle coltivazioni di vegetali
destinati alla catena alimentare.

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