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Ric. pubblichiamo. Celebrazioni 60° Battaglia: Mangianti contro Berselli

Rimini

2 settembre 2004, 11:04

in foto: Le polemiche sulle celebrazioni per il 60° della Battaglia di Rimini raggiungono anche le sedi istituzionali. Pubblichiamo una dichiarazione del Presidente del Consiglio Comunale, Cesare Mangianti:

“Trovo pienamente condivisibili i contenuti dell’appello redatto per contestare la commemorazione tutta in chiave militarista del sessantesimo della Liberazione di Rimini, ideata dal Sottosegretario Filippo Berselli.
Mi riconosco in quella critica perché coglie l’elemento principale della ormai palese operazione di revisionismo storico portata avanti dall’Onorevole di Alleanza Nazionale: modificare pesantemente la storia in modo da dare strumentalmente enfasi alla propaganda del Governo Italiano a favore di posizioni belligeranti.
E’ clamoroso in questo senso il titolo del convegno organizzato durante le prossime celebrazioni berselliane: ‘Dalla battaglia di Rimini alla missione italiana in Iraq’. Come se fossero due facce di una medesima medaglia, due situazioni comparabili o peggio l’evoluzione di un percorso di libertà.
E’ un’interpretazione abominevole della storia che non passa e non passerà inosservata; così come non passa inosservata la coincidenza della ‘necessaria’ visita nella Comunità di San Patrignano inserita nelle celebrazioni della Liberazione di Rimini.

Tutto ciò, in definitiva, conferma una personale valutazione già pubblicamente espressa alla vigilia delle ricorrenza dei Tre Martiri di Rimini. Se la storia diventa, come vuole Berselli, il terreno per una ‘riscrittura’ con il fine di ridare la verginità a partiti e persone che in passato (e non solo) hanno fatto dell’ideologia della guerra e della sopraffazione il loro credo allora la cosa va denunciata in tutta la sua gravità.
Per questo un mese fa avevo segnalato con toni forti il singolare atteggiamento del Sottosegretario eletto Sindaco di Montefiore, il quale evidentemente non ha tanto l’ambizione di vestire la fascia tricolore ma semmai quella di porsi scientemente come catalizzatore di tutt’altri obiettivi, culturali e politici, che nulla hanno a che fare con la nostra identità e la nostra storia.

Ricordare la liberazione di Rimini con carrarmati, parate militari, ranci allestiti nelle cucine da campo significa non avere (o volere) capito nulla di quanto accadde nel 1944 e di continuare a non (volere) capire nulla di quanto sta accadendo ora.”

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