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L’omelia del Vescovo nella Messa per il 60° della Battaglia di Rimini

Rimini

19 settembre 2004, 19:03

in foto: Questa mattina il Vescovo Mariano ha presieduto in Basilica Cattedrale la Messa in memoria del 60° della Battaglia e della Liberazione di Rimini. Pubblichiamo l'omelia che il Vescovo ha pronunciato.
“Ti raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita tranquilla con tutta dignità” (1 Tm. 2,1): l’esortazione dell’Apostolo Paolo,

che abbiamo appena ascoltato nella seconda lettura, esplicita il significato di questa celebrazione eucaristica nel 60° anniversario della Battaglia di Rimini e della Liberazione della Città.
Si celebra la S. Messa non certo per esaltare un fatto di guerra, ma per fare memoria del passato, per guardare al futuro, per pregare Dio, Padre di ogni uomo e datore della pace.
Ricordiamo in primo luogo le sofferenze di quei giorni, sopportate soprattutto dalle popolazioni civili: i frequenti bombardamenti, la paura, la fame, l’esodo forzato dalle proprie case, le violenze continue. Trecentonovantasei furono le incursioni aeree su Rimini e 15 i bombardamenti navali. Il ricordo dei lutti, delle distruzioni e delle sofferenze di quei giorni possa alimentare il rifiuto della guerra e l’amore per la pace.
Ricordiamo come anche la comunità ecclesiale ha vissuto quegli eventi e ha sofferto nei suoi fedeli, nei suoi pastori, nei suoi edifici sacri. I Vescovi Mons. Scozzoli e Mons. Santa furono sorpresi nel bombardamento del Seminario; il Duomo fu gravemente danneggiato; l’episcopio distrutto, come moltissime chiese; i sacerdoti, spesso esemplari, furono partecipi delle sofferenze delle loro popolazioni e con esse sfollati; non mancò chi, tra i laici e il clero, mise in salvo ebrei perseguitati e destinati allo sterminio.
Nel disagio dei mesi che precedettero la Liberazione di Rimini si mise in luce, tra quanti si adoperarono per alleviare le sofferenze della popolazione, il Beato Alberto Marvelli. Dopo ogni bombardamento, era il primo a correre in soccorso, sempre presente dove il pericolo era maggiore. Ma del Beato Marvelli non possiamo non ricordare le parole severe sulla guerra; già nel 1941 scriveva: “A me non sembrava necessaria questa guerra; si poteva e si doveva evitare. Gesù, proteggi l’Italia, preservala da una rovina totale, e concedi che scenda presto la pace con giustizia per tutti i popoli, che la guerra sparisca per sempre nel mondo”. Giudizio che riecheggia quello di Benedetto XV che definiva la prima guerra mondiale “inutile strage”, e quello di Pio XI “con la guerra tutto può essere perduto”.
Vogliamo ricordare con gratitudine quanti hanno dato il loro contributo per la liberazione della Città e del suo territorio. Un pensiero e una preghiera di suffragio è rivolto ai civili caduti e ai combattenti delle parti in conflitto, provenienti anche da Paesi lontani, che sono morti in quei giorni tragici; molti di loro sono sepolti nei numerosi cimiteri militari del nostro territorio. La nostra memoria si fa preghiera per i tre Martiri, giustiziati nella piazza centrale di Rimini, e per il cattolico Rino Molari, fucilato a Fossoli.
La nostra Città e tutta la Diocesi, dopo quei giorni tremendi e dopo la riacquistata libertà, ha intrapreso un faticoso cammino di ricostruzione materiale, ma anche civile e morale. A sessant’anni di distanza non possiamo sentirci paghi e sicuri del cammino fatto, ma avvertiamo come l’opera per costruire la pace non ha mai termine.
Ritorna l’esortazione dell’Apostolo Paolo, a suggerire che la pace è la condizione di una vita non solo tranquilla, ma anche vissuta “con tutta dignità”.
Viviamo in giorni nei quali il bene prezioso della pace appare sempre più compromesso da una spirale di violenza e di odio; azioni di guerra si succedono ad efferate azioni terroristiche; cresce nelle popolazioni la paura e si insinua anche nei buoni la tentazione della diffidenza e dell’odio. Mai come oggi occorre cercare le vie della pace; ridare il primato al dialogo e alla paziente azione politica; isolare i violenti e intraprendere relazioni feconde con gli uomini di buona volontà e amanti della pace, rispettosi del valore della vita e della dignità dell’uomo.
Questo impegno per la pace è sostenuto dalla nostra preghiera a Dio, che è Dio di pace: “Dio della pace, non ti può comprendere chi semina la discordia, non ti può accogliere chi ama la violenza: dona a chi edifica la pace di perseverare nel suo proposito; e a chi la ostacola dona di essere sanato dall’odio che lo tormenta; perché tutti si ritrovino in te, che sei la vera pace”.
Il nostro pensiero, in questi giorni, corre sovente a Bagdad, dove due giovani donne di pace sono state rapite e sono divenute, con altre persone, ostaggi di guerra.
La nostra preghiera implora a Dio il ritorno alle loro case della nostra concittadina Simona Pari, della sua collega Simona Torretta, e di quanti sono trattenuti come ostaggi. La speranza ci sostiene.
Maria santissima, Regina della Pace, accolga ed esaudisca la nostra preghiera.

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