giovedì 17 gennaio 2019
In foto: Dalle mani dei rapitori alle braccia dei familiari nel giro di poche ore. Dopo la liberazione, avvenuta ieri intorno alle 17 italiane a Baghdad, Simona Pari e Simona Torretta sono subito partite per l'Italia, via Kuwait, con gli stessi vestiti, ricevuti dai sequestratori, che avevano quando l'emittente araba Al Jazeera ha ripreso il loro rilascio, ancora con il cappuccio addosso.
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mer 29 set 2004 13:43 ~ ultimo agg. 00:00
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L’arrivo a Ciampino intorno alle 23, dove Simona Pari ha potuto abbracciare la sua famiglia, partita da Rimini insieme al sindaco Ravaioli subito dopo avere appreso la notizia.
A Roma, le due volontarie sono state ascoltate dal magistrato Pietro Saviotti, che ha raccolto anche le testimonianze di Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa, e il dottore iracheno Navar, che parte attiva hanno avuto nella trattativa del rilascio. I verbali delle deposizioni, durate quasi due ore, sono stati secretati, ma alcuni particolari sono comunque emersi: le due volontarie sono state sempre tenute insieme; i sequestratori, un gruppo di matrice religiosa più che politica, erano convinti che fossero spie, ma le hanno trattate con rispetto.
Alle due ragazze sono stati regalati, oltre ai kaftani, dei dolci e la traduzione del Corano in inglese.
Dopo l’interrogatorio, Simona e la sua famiglia sono stati accompagnati da ufficiali del Ros all’aeroporto di Ciampino e sono atterrati con un aereo militare a Bologna, per poi tornare a Rimini nell’auto guidata dal sindaco. Alle 4.20 circa l’ingresso nell’appartamento di via Mantegazza. Per una notte, finalmente, senza ansia.

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