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Piazzetta: i locali si difendono e chiedono una deroga per la sagra delle Cozze

CronacaRimini

24 agosto 2004, 19:40

in foto: Tregua armata tra i locali della piazzetta e l'Amministrazione fino al 15 settembre, data della nuova riunione sulle regole per i rumori. I gestori promettono di fare i bravi, ma chiedono rispetto e tolleranza.

“Ci hanno dipinto più cattivi di quel che siamo”, hanno spiegato. “Le rilevazioni Arpa risalgono a mesi fa, perché solo ora arrivano i verbali, in agosto e alla vigilia di una festa molto attesa, come la Sagra delle Cozze?”
La Sagra, prevista per questa settimana, è stata rimandata, come noto, per il provvedimento del Comune che impone a sei locali la chiusura anticipata per una settimana causa rumori eccessivi.
All’amministrazione è stata chiesta una deroga dell’orario per poter fare la festa il 31, ultimo giorno del coprifuoco.
La proposta è al vaglio dell’ufficio turismo. Per ora, rispetto delle norme e solidarietà dagli altri locali, che chiuderanno comunque all’una. I gestori, pronti anche a rinunciare alla musica dal vivo, intanto però dicono la loro, partendo da un presupposto.
Il giro in piazzetta fa parte ormai della cultura riminese. Chiudendo prima, resterebbero comunque centinaia di ragazzi in giro. Le richieste: orari meno rigidi, allungando di un’ora quelli attuali per le emissioni all’esterno. E ancora, le verifiche dell’Arpa vanno fatte con un contraddittorio insieme ai gestori. Fanno rumore, lamentano, anche le bottiglie che gli stessi locali devono raccogliere, vista la carenza di cassonetti. Chiesta anche la definizione di un calendario di 3-4 appuntamenti l’anno in cui si possano avere deroghe. Dalla loro, i gestori presentano 700 firme raccolte in pochi giorni. A farsi portavoce dei locali della piazzetta, l’imprenditore Roberto “Bubana” Filippi.

Un paio di note a margine: i locali, bacchettati per una media sui 75 decibel, 20 più della norma, ricordano che in certe fiere come il SIB si arriva a 135; sulla Statale a 110.
Nei giorni scorsi, inoltre, il motto era: Rimini non può diventare come Abano Terme, prendendo il centro padovano come emblema dell’antiturismo giovanile. Mia mamma c’é stata – ha raccontato un gestore – e persino là le orchestrine suonano all’aperto fino all’una.

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