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In foto: Per il Meeting, ormai è un'istituzione. Accolto con un'ovazione, come tutte le volte che ha preso parte alla manifestazione di CL, oggi Giulio Andreotti è arrivato alla Fiera di Rimini per parlare di ideale e impegno politico.
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mer 25 ago 2004 19:22 ~ ultimo agg. 00:00
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Lo amano, l’hanno sempre amato e questa non è di certo una novità.
Lui ricambia l’affetto con una affermazione che, al’indomani dell’abbraccio fra la presidentessa nazionale di Azione cattolica Paola Bignardi ed il leader laico di Comunione e liberazione Giancarlo Cesana non può di certo suonare come una profezia, ma è un’interpretazione libera e personale del rapporto contrastato tra un movimento ed un’associazione tra le più importanti della Chiesa italiana. “L’Azione cattolica con i suoi schemi e le sue strutture, quelle volute da Pio Xi, alla metà degli anni ’50 non sapeva interpretare i cambiamenti della società. Nella Fuci, l’organizzazione degli universitari, ad esempio, non c’era il problema di impegnarsi alle elezioni studentesche. Perché le elezioni non c’erano. Cl ha saputo intuire con don Giussani, che non ci si doveva rassegnare sul piano personale”.
Parola di Giulio Andreotti, senatore a vita, in gioventù presidente della Fuci, delfino di Alcide De Gasperi, più volte primo ministro, l’ultima memoria vivente della storia di questo Paese. Attraversata e ripercorsa da Andreotti anche durante l’incontro con il popolo del Meeting.

Così ad una domanda di Renato Farina, vicedirettore di Libero, sul suo rapporto con Gesù, Andreotti risponde con una rievocazione dei tormentati giorni del sequestro Moro, del governo di solidarietà nazionale, della non sfiducia dei comunisti.
Poi la necessità del dialogo, la nostalgia del proporzionale, col quale – dice – non dimentichiamo che la Dc ha governato quarant’anni, garantendo quella stabilità politica oggi tanto invocata.
Oggi il senatore dice di non occuparsi più di politica partitica, ma sente di dover fare un riferimento continuo a quell’assemblea costituente che nel 1947 vide socialcomunisti, liberali e cristiani trovare un punto d’incontro su ogni articolo, anche sul famigerato numero 7, quello che regola i rapporti tra Stato e Chiesa.
La riforma di oggi della Costituzione va a toccare una quarantina di articoli, Andreotti la giudica farraginosa, corre il rischio – secondo lui – di far diventare lettera morta quei principi che stanno in apertura della carta costituzionale.
Cattolici di ieri sulla riforma, come Andreotti, e cattolici di oggi, sempre al Meeting: Marco Follini, segretario dell’Udc, proprio dallo stesso palco della fiera di Rimini, nella serata di ieri, si è preso il merito di aver promosso assieme al suo partito emendamenti importanti su quegli articoli che vanno riformati.
Ed ha risposto con una mano altrettanto tesa a quella di Roberto Formigoni, che lo ha invitato a trovare un’intesa sulla costituzione del Partito popolare europeo partendo dall’Italia. Come dire: rotorniamo a mediare al”interno della coalizione di centro destra.
E in fondo non si tratta di quel dialogo che è il sale della politica, secondo il veterano Andreotti?

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