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L’incantesimo spezzato. La crisi della Riviera vista ‘a ritroso’

RiminiTurismo

22 agosto 2004, 12:10

in foto: In dieci anni, ne sono cambiate di cose. Quante volte, per discorrere dell'inesorabile passare del tempo, ci siamo detti una frase del genere. Una frase che vale, e come, anche per il nostro turismo.

“Estate dei record”, “Estate col punto esclamativo” titolavano nel ’94 i nostri quotidiani, a coronamento di una stagione eccellente con alberghi e spiagge pieni di turisti, in particolare tedeschi. Il segreto? Il contenimento dei prezzi, commentavano gli operatori di allora.
Un lustro dopo, nell’agosto del ’99, il mese dell’eclisse, già gli operatori si accontentavano di evitare cali, e il nostro turismo dimostrava diverse crepe.
Luglio era già un mese critico, i lunghi soggiorni avevano lasciato spazio alle vacanze da un fine settimana e che qualcosa non andasse, lo si evinceva già dal Ferragosto che non assicurava più il pienone, ma un “pieno ma non troppo”, come titolava la Voce del 17 agosto.
E arrivavano le prime lacrime: “Anche agosto piange”, “Ristoranti, il piatto piange”, titolava il Corriere.
In crisi anche l’idillio coi tedeschi: “Rimini non è più di moda”, sentenziava un giornalista italo-tedesco intervistato dal Corriere.
Alcune questioni, come i rinforzi estivi e le infrastrutture diventavano le urgenze per cui ancora oggi i nostri amministratori faticano a ottenere soluzioni dal Governo. “La terza corsia non può attendere”, scriveva il Carlino dopo una giornata d’inferno per l’A14. “Un anno e mezzo o due e l’opera è fatta”, annunciava con ottimismo il vicesindaco Melucci.
E per fare gli avvocati del diavolo, il tanto criticato euro appare in parte scagionato andando a leggere sul Corriere alcune interviste di cinque anni fa: “La gente ha sempre meno soldi da spendere”, lamentavano diversi operatori, e si raccontava di gente che dormiva in macchina perché non aveva i soldi per l’albergo. E la moneta unica ancora non c’era.
“Non siamo più competitivi”, affermavano i bagnini. “Bisogna innovare, da subito”, incalzavano i commercianti. E ad aprire ufficialmente il dibattito sulla crisi ci pensava, a inizio settembre, una ricerca dell’Università riminese, che parlava di prodotto vecchio con prezzi alti.
Il giorno dopo, subito un coro di smentite dai rappresentanti delle categorie, a cui il Corriere chiedeva la ricetta per superare il periodo difficile. “Innovazione, arredo urbano, qualità dei servizi, infrastrutture, eventi”.
Le stesse parole che si sentono più o meno oggi. Da allora tanti dibattiti, tante ricette ma una soluzione che sembra ancora di là da venire per un futuro che molti vedono pieno di ombre.

Una certa tendenza al catastrofismo, a dire il vero, c’era anche nel glorioso ’94: “L’industria del turismo della Riviera è a rischio chiusura”, scriveva il Carlino a settembre. Ma si parlava delle nuove leggi delle cubature degli hotel: chi ospitava anche una sola persona in più rispetto al consentito, rischiava forti sanzioni. All’epoca ci si preoccupava dell’eccesso di turisti. In dieci anni, ne sono cambiate di cose …

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