martedì 22 gennaio 2019
In foto: La Romagna di Mussolini è stata assolta dall'accusa di avere aperto la strada al fascismo. È stato questo il verdetto dell'annuale processo svoltosi ieri a Villa Torlonia a San Mauro Pascoli.
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mer 11 ago 2004 12:38 ~ ultimo agg. 00:00
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Dopo anni di maggioranze risicate, in questa edizione la sentenza non ha lasciato dubbi con cinque giurati (compreso il presidente della Giuria, il sindaco Gianfranco Miro Gori) per l’assoluzione della Romagna e un solo colpevolista, lo storico Massimo Lodovici. All’iniziativa, organizzata da Sammauroindustria, erano presenti circa mille persone.

L’accusa, guidata da Adolfo Morganti e dallo storico Maurizio Ridolfi, aveva sottolineato come Mussolini prima del 1914 era stato il fedele interprete della degenerazione della politica in Romagna, in quanto aveva incarnato tutti “i vizi che poi si sono affermati nei successivi anni del fascismo: l’assolutizzazione della politica, divenuta scontro amico/nemico; la propaganda e l’uso politico della violenza; la personalizzazione dello scontro politico; il primato della piazza sul Parlamento e più in generale le istituzioni”. Per tutto ciò l’accusa, “auspicando nei prossimi anni una riflessione critica su ciò che Mussolini ha rappresentato per la Romagna, aveva chiesto la condanna per avere creato non solo il duce ma anche 100 altri Mussolini”.
La difesa, guidata da Marino Biondi e Roberto Casalini, si è soffermata su due punti: “il fascismo, nella sua versione squadrista, nasce come fenomeno urbano nelle città di Milano, Torino e Triste, figlio del mito della vittoria mutilata della prima guerra mondiale. Dunque, più che in Romagna nasce nelle trincee della prima guerra mondiale. Non solo: i fascisti ante-marcia (prima del 1922), non sono parte della Romagna, bensì dell¹Emilia, soprattutto di Ferrara dove regnavano le squadre di Italo Balbo, e Bologna, territorio di Dino Grandi. A questo, si aggiunge che durante il ventennio il proselitismo fascista in Romagna non ha attecchito come Mussolini avrebbe voluto”. Per queste motivazioni, l’accusa ha “chiesto l’assoluzione con formula piena della Romagna, non colpevole di avere aperto strada al fascismo”.
Sentite le arringhe di accusa e difesa, il verdetto a maggioranza ha stabilito l’innocenza della Romagna dall’avere aperto la strada al fascismo. Con la seguente motivazione sintetizzata dal presidente della giuria, Gianfranco Miro Gori. “Da un lato è innegabile che il fascismo trovò il proprio terreno di cultura in ambienti milanesi, nella grande guerra e nel dopoguerra, e dunque non in Romagna; dall¹altro la nascita e la formazione dei partiti di massa e del movimento cooperativo, in Romagna, ha fatto di questa terra un luogo della democrazia in quanto tale alieno da ogni totalitarismo”.

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