I Giochi di Atene salutano: per Rimini un’Olimpiade d’argento

Provincia Sport

30 agosto 2004, 13:47

in foto: Vent'anni dopo, Rimini torna su un podio olimpico. Dalla doppietta di Los Angeles '84, con l'oro di Maurizio Stecca nel pugilato e il bronzo di Roberto Manzi nella scherma a squadre, Rimini non aveva più portato a casa medaglie coi cinque cerchi.

Nell’84 Alex Righetti aveva 7 anni, e probabilmente di salirci su quei podi non se lo immaginava neanche. Invece, con il secondo posto della nazionale azzurra nel basket, la guardia della Lottomatica ha portato a casa uno splendido argento, a coronamento di un’estate indimenticabile, partita con la storica vittoria sugli Stati Uniti nel torneo preolimpico e la cavalcata, al di là di ogni pronostico, verso la finale persa con la forte Argentina.
Pur partendo spesso dalla panchina, quando è stato chiamato in causa ha ripagato la fiducia di coach Recalcati: il top nella vittoria con la Spagna, con 18 punti e ottime percentuali.
Alex Righetti, insieme agli altri medagliati di Atene, sarà ricevuto e insignito dell’ordine al merito della Repubblica dal presidente Azeglio Ciampi.
Per le medaglie d’argento, la prassi prevede il titolo di ufficiale.
Poca gloria, invece, per l’altro riminese in azzurro, Mario Chiarini, naufragato insieme alla nazionale di baseball, capace di vincere solo una gara. Dopo diverse gare senza valide, Chiarini si è comunque sbloccato, ma ormai il cammino era compromesso.
Con la nazionale c’erano anche due oriundi della Telemarket Rimini: Mike Marchesano, che però sul monte non ha lasciato il segno, e James Buccheri, il migliore degli azzurri: per lui la soddisfazione di essere nominato miglior esterno sinistro dei Giochi.
Senza infamia e senza lode le Olimpiadi dei due atleti riccionesi: per Marco Giungi, un discreto 13esimo posto nei 20 kilometri di marcia che hanno dato l’oro a Ivano Brugnetti. Fatale per lui la parte centrale della gara, quando è scivolato al 19esimo posto prima del buon finale. Nel salto in alto Nicola Ciotti si è fermato nelle qualificazioni a 2,25, a tre centimetri dalla finale e a cinque dal personale.
I nostri restano così nella media della spedizione azzurra, che, considerando le medaglie degli sport di squadra, è stato di una medaglia ogni 3,5 atleti circa. Ma, come vuole lo spirito olimpico, l’importante era esserci.

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