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Da Riccione a Bellaria km di spiaggia accessibili a tutti

Provincia

9 agosto 2004, 21:00

in foto: Alzi la mano chi non sta aspettando le vacanze come l'oasi nel deserto delle città affogate dal traffico e dall'afa insopportabile. Tutti in questa stagione sogniamo ad occhi aperti spiagge bianche e mare limpido o luoghi incontaminati. Ma le vacanze sono davvero "per tutti"?

In teoria sì, in realtà non è proprio così: soprattutto per chi non può muoversi sulle proprie gambe. Nell’estate 2003 è stato calcolato che il 38% delle spiagge non è accessibile a chi si muove su una sedia a rotelle e, a volte, trovare una struttura attrezzata diventa una vera e propria caccia al tesoro.
Tra passerelle, pedane, rampe e servizi igienici a norma, però, pare che le spiagge della Romagna, siano riuscite a conquistarsi un buon piazzamento per la loro accessibilità. Da Riccione a Bellaria, la riviera offre chilometri di spiaggia ‘per tutti’: oltre 200 stabilimenti a Riccione e Rimini, 94 a Bellaria. Tutti attrezzati di servizi igienici, bar e docce in spiaggia.
Il problema rimane sempre quello dell’entrata in mare per i disabili, impossibile se non accompagnati, anche se una soluzione ci sarebbe.
La situazione migliore sembra essere a Riccione, dove gli accessi dal lungomare tramite pedane e rampe si trovano ogni 30 metri.
La difficoltà sta nel riuscire a girare tra gli ombrelloni e i lettini: non sempre è possibile avere dei posti vicino alla passerella, e se a Riccione la maggioranza dei bagni è dotato di piccole rampe mobili da posizionare all’occorrenza e di alcune piazzole dove lasciare le carrozzine, a Rimini queste scarseggiano così come le cabine-spogliatoi della grandezza adatta, presenti nella maggior parte dei casi solo negli stabilimenti più grandi.
Rimane comunque la gentilezza delle persone, disponibili nel momento stesso della richiesta a soddisfare le esigenze di un cliente con necessità speciali: durante il nostro giro la proprietaria di uno stabilimento, alla richiesta di poter utilizzare il bagno per disabili, ci ha risposto che il bagno c’era, ma che non era utilizzabile perchè adibito a “camerino” per lei e per sua figlia.
Inutile continuare a lavorare sulle barriere architettoniche quando manca il buonsenso.

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