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Luciano Liboni é morto durante l’intervento in ospedale

CronacaMontefeltro

31 luglio 2004, 19:28

in foto: La sua è stata una fuga disperata, e le speranze di Luciano Liboni si sono spente oggi in una sala chirurgica dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove i medici hanno cercato invano di salvarlo dopo essere stato colpito in testa da una pallottola.

Per Luciano Liboni, il latitante più ricercato d’Italia dal 22 luglio scorso, giorno in cui uccise a sangue freddo l’appuntato Alessandro Giorgioni davanti ad un bar di Sant’Agata Feltria, è stata fatale questa mattina una nuova sparatoria nella capitale, in via del Circo Massimo.
Come raccontano i testimoni, tutto si è svolto in pochi minuti: il latitante, ancora a Roma probabilmente in attesa di documenti falsi per fuggire all’estero, è stato riconosciuto da dei vigili, che a loro volta hanno chiamato i carabinieri. Liboni ha cercato di coprirsi la fuga prima sparando due colpi di pistola, poi con un ostaggio, una turista francese.
Vicino alla fermata della metropolitana Aventino il tentativo è stato bloccato dai carabinieri che l’hanno circondato: Liboni ha lasciato l’ostaggio e tentato una fuga disperata: a questo punto i carabinieri hanno fatto fuoco, e un colpo l’ha raggiunto alla testa.
A Roma, proprio una settimana fa, era riuscito a fuggire dopo un conflitto a fuoco con la polizia. Oggi invece non c’é stato nulla da fare, proprio nel pomeriggio in cui Novafeltria è tornata a stringersi attorno a Simona e al piccolo Leonardo per la Messa di Settima.
Secondo gli inquirenti, Liboni aveva una nuova compagna nello Sri Lanka. I carabinieri sono andati nel Paese asiatico dopo aver rintracciato la donna attraverso un numero di cellulare. Numero che però nell’ultima settimana non era stato più contattato.

L’indagine proseguono per capire che possa avere aiutato Liboni nella sua latitanza. Le persone che lo avrebbero aiutato sarebbero a Roma, città in cui il pregiudicato sarebbe rimasto anche dopo la sparatoria di sabato scorso.

“Tanto sono morto, la uccido”, avrebbe detto Liboni mentre teneva davanti a sé l’ostaggio.
“Spero che non muoia. Per lui morire sarebbe un successo. Spero invece che possa capire che cos’é la morte e che cos’é la vita” aveva detto il padre di Alessandro Giorgioni, Francesco, subito dopo la cattura. Ma ora nessun tribunale umano potrà più condannarlo: l’esultanza dopo la cattura da parte dei carabinieri, forse non consapevoli della gravità delle condizioni di Liboni, ora lascia spazio al silenzio su una vicenda che, purtroppo, è iniziata nel sangue ed è finita nel sangue.

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