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Ambiente Rimini

C'é del marcio sotto il ponte: problemi e strategie per l'invaso

In foto: Come due anni fa, l'invaso del Marecchia torna a far parlare di sé per la moria di pesci e il ristagno di acqua maleodorante. Decine di volontari venerdì sono intervenuti per salvare il novellame in agonia, ma per impedire il ripetersi di questi episodi sono in programma urgenti interventi strutturali.
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lun 12 lug 2004 19:20 ~ ultimo agg. 00:00
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Nell’estate del 2002, le forti piogge causarono il riversamento delle acque del sistema fognario a ridosso dell’invaso del Marecchia.
A peggiorare la situazione ci si mise anche il mare: l’alta marea spinse numerosi pesci verso l’invaso, impedendo anche il deflusso dell’acqua. Il risultato fu la morte di alcune centinaia tra cefali, bronzini, anguille e vario novellame.
Dopo due anni il fenomeno è tornato a manifestarsi: le condizioni questa volta sono diverse; ma il risultato è lo stesso. Il caldo eccessivo, infatti, ha fatto fiorire in maniera abnorme le alghe, e decine di pesci boccheggianti sono venuti in superficie. Tempestivi gli interventi di volontari e personale della protezione civile: i sub dell’associazione sportiva “Romeo Neri” hanno scandagliato il fondale dell’invaso, raccogliendo i pesci morti, i volontari della cooperativa “Atlante” hanno raccolto quelli ancora vivi per portarli nel tratto a monte, dopo il ponte della Resistenza.
In azione anche tre pompe idrauliche per muovere l’acqua dell’invaso e ossigenarla con miscele d’aria. L’intervento di emergenza, un vero e proprio aerosol, ha contribuito, purtroppo, all’aumento del cattivo odore che fino a ieri ha avvolto l’area circostante e soprattutto il borgo San Giuliano alle prese anche con la rottura di alcune fogne.
Per risolvere alla radice il problema, dopo l’episodio della moria di pesci del 2002, il consiglio comunale di Rimini approvò un progetto di riqualificazione di 4milioni di euro per riportare a scorrere l’acqua sotto il ponte di Tiberio. Gli interventi preliminari di messa in sicurezza dell’area dell’invaso e del parco Marecchia sono già stati compiuti, rimangono il restauro delle mura e la rimozione della diga mobile, provvedimento che ancora attende il parere della Soprintendenza.
Perchè l’acqua non ristagni – ha dichiarato l’assessore ai lavori pubblici Tiziano Arlotti – ci vogliono alcuni milioni di metri cubi d’acqua all’anno e le possibilità sono tre: far arrivare nell’invaso le acque reflue del depuratore, utilizzare l’acqua delle falde sotterranee con delle pompe a ciclo continuo o, ipotesi comunque remota, prendere l’acqua del Po’ attraverso il CER, il canale emiliano romagnolo.

Se il parco Marecchia deve fare i conti col problema delle acque, almeno per ora ha risolto quello dell’aria.
Dopo una settimana di sforamenti, la centralina Arpa all’interno del parco ieri è tornata a registrare livelli di PM10 nella norma.

 
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