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Cesenatico

Processo Pantani: Martinelli si dichiara all'oscuro dei prelievi

In foto: Lo staff tecnico della Mercatone Uno non era a conoscenza di prelievi di sangue e verifiche fisiologiche a cui i ciclisti, compreso Marco Pantani, potevano essere sottoposti dai medici della squadra.
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ven 19 set 2003 17:31 ~ ultimo agg. 00:00
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Lo ha chiarito oggi a Tione l’ex dt Giuseppe Martinelli, l’ultimo dei testi ascoltati nell’ambito del processo a Marco Pantani, imputato di frode sportiva dal Pm di Trento Bruno Giardina per i fatti avvenuti a Campiglio nella penultima tappa del Giro d’Italia ’99, quando i medici Uci lo trovarono con valori ematici fuori norma.
Chiuso il dibattimento, per giovedì 2 ottobre sono previste la requisitoria dell’accusa, l’arringa dell’avvocato Roberto Manzi e la sentenza del giudice monocratico Giuseppe Serao.
Alla domanda del Pm Bruno Giardina su possibili prelievi di sangue fatti a Pantani dallo staff medico della squadra, Martinelli ha risposto di non esserne a conoscenza. “Non mi risulta – ha detto – faccio lo stratega non il medico. Ognuno ha il proprio ruolo”. Lo scorso 4 aprile all’apertura del dibattimento Marco Fincato aveva confermato che i ciclisti venivano sottoposti più volte a controlli durante la stagione, anche in occasione di tappe impegnative al Giro o al Tour.
In aprile era peraltro emerso che nessuno tra i ciclisti della Mercatone Uno conosceva le metodologie di allenamento di Pantani, la sua alimentazione, compreso l’uso di integratori, e neanche se disponesse di un proprio preparatore atletico. Nella squadra, è insomma il quadro emerso al processo, nessuno
sapeva niente di nessuno.
Martinelli ha invece confermato l’uso di laccio emostatico al momento del prelievo fatto dai medici Uci al Pirata la mattina di sabato 5 giugno ‘99 nell’albergo di Campiglio sede di tappa della Mercatone Uno. E di tale fatto si e parlato a lungo con protagonisti i
consulenti scientifici, di parte e dell’accusa. Un confronto serrato incentrato sulle modalità di prelievo del sangue a Pantani e del suo esame in laboratorio.
Il tutto finalizzato, in sostanza, a cercare di smontare, e all’opposto di ribadire, la tesi dell’uso di Epo da parte del ciclista romagnolo per stimolare l’eritropoiesi. Oggetto del contendere sono stati, tra l’altro, i differenti valori riscontrati dai medici Uci (tutti operanti all’ospedale S.Anna di Como), e poi confermati dai periti del Pm Giardina (Giovanni Mellioli e Giovanni Rizzoli) sul campione di sangue preso a Campiglio, e quelli certificati nel pomeriggio dopo il controllo fatto da Pantani al laboratorio dell’ospedale di Imola.
Il confronto tra il prof. Sante Tura e Mellioli ha riguardato in particolare la differente valorizzazione del numero di piastrine riscontrato nel sangue a distanza di poche ore. Un aspetto utilizzato da Tura per ribadire l’assoluta innocenza del ciclista e giustificato da Mellioli con il differente potenziale tecnologico delle attrezzature utilizzate.
Per l’accusa non vi e insomma nessun dubbio sui valori fuori norma del sangue di Pantani. Lo stesso Mellioni due udienze fa aveva indicato un fattore di 999.999 su un milione per sintetizzare la possibilità che i valori sballati del ciclista romagnolo fossero correlati all’uso di Epo. Il 2 ottobre sono previste la requisitoria del Pm Bruno Giardina e l’arringa dell’avvocato difensore Roberto Manzo. Poi la sentenza.