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Lavoro San Marino

Dopo 13 anni, torna nella Repubblica lo sciopero generale

In foto: Tredici anni dopo l'ultima manifestazione di questo tipo, oggi dalle 9 alle 12 nella Repubblica di San Marino si è svolto uno sciopero generale di 3 ore.
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mar 21 mag 2002 17:33 ~ ultimo agg. 00:00
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La mobilitazione è stata indetta congiuntamente dalla Confederazione democratica dei lavoratori sammarinesi e dalla Confederazione sammarinese del lavoro.
I temi per i quali oltre tremila lavoratori sono scesi in piazza riguardano i contratti di lavoro ancora aperti nella pubblica amministrazione, nell’azienda di produzione, nell’industria e nell’artigianato; la riforma pensionistica; l’equità fiscale e le conseguenze del disavanzo del bilancio pubblico.
Per il segretario generale della Cdls, Marco Beccari “il mondo del lavoro dipendente è stanco dell’instabilità e dell’immobilismo politico, delle chiusure ai tavoli contrattuali e a quelli delle riforme sociali”. Beccari ha sottolineato nel discorso pronunciato in piazza della Libertà, la necessità di “riaprire il confronto nell’interesse del paese. E’ dal 1998 – ha aggiunto – che si parla di riforme, da
quella previdenziale a quella sul mercato del lavoro. Ebbene, da allora è tutto ancora fermo.
Si è discusso molto anche del buco di bilancio e della necessità di ridurre la spesa sociale. Anche qui siamo pronti al confronto, ma chiediamo verità e chiarezza, solidarietà ed equità. I tagli non devono essere a senso unico, non devono colpire le fasce più deboli della società”.
Per Giovanni Ghiotti, segretario generale della Csdl, “l’esecutivo deve mettere mano ad un efficace progetto per il rilancio dell’economia e la creazione di posti di lavoro qualificati. E’ necessario riformare l’impianto fiscale, per far sì che i cittadini e le società contribuiscano secondo le loro reali possibilità economiche.
Ciò che va cambiato sono gli strumenti di accertamento del reddito per fare emergere tutta la ricchezza presente nel paese, con l’obiettivo di assicurare la massima equità. In questo contesto – ha concluso – respingiamo i tagli ai servizi sociali, di cui a fare le spese sono i cittadini più deboli”.

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di Redazione