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Una svolta nelle indagini sulla morte di Luciana: fermati i presunti killer

ieri il Comando provinciale dei Carabinieri di Rimini ha annunciato l’arresto del 26enne Giuseppe D’Agostino, di Gravina (Bari) con l’accusa di omicidio premeditato e del 31enne Roberto Mancini, di Villa Verucchio, per concorso morale. I due sono stati fermati in Puglia mentre stavano preparando una fuga in Albania.
D’Agostino, che fino a febbraio aveva lavorato come carpentiere in un cantiere di Cattolica, ha permesso ai carabinieri di recuperare l’arma usata per uccidere Luciana Mazza: una Beretta 7,65 nascosta in un campo e risultata rubata a un gioielliere di Roma.
D’Agostino è stato trovato a casa della madre, legata da vincoli di parentela a un clan della Sacra Corona Unita. Mancini aveva invece lavorato all’hotel Splendor di Riccione, la cui titolare risultò coinvolta per favoreggiamento nella morte della 18enne albanese Silvia Hamiti, uccisa nel gennaio 2000 a Cattolica per un regolamento di conti.
La coppia è stata rintracciata grazie alla collaborazione dei due testimoni presenti la sera dell’omicidio e della persona, le cui generalità non sono state rese note, che aveva permesso la conoscenza tra i due e la brasiliana. All’arresto hanno collaborato sei compagnie di carabinieri; dopo l’interrogatorio presso la Procura di Rimini D’Agostino e Mancini sono stati trasferiti al carcere dei Casetti.