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Studio CGIL su lavoro femminile: molte le disoccupate. Il commento di M. Soldati

LavoroProvincia

6 marzo 2002, 19:19

in foto: In occasione della festa delle donne la Cgil di Rimini ha elaborato una ricerca che analizza la situazione lavorativa delle donne riminesi. I dati che emergono fotografano una donna spesso disoccupata o in cerca di lavoro:

di seguito la ricerca condotta da Walter Martinese, dell’Ufficio Studi e ricerche della Cgil.

Le donne occupate nella provincia di Rimini negli ultimi anni sono 45.000, il 38,7% del totale degli occupati che l’ISTAT calcola (come media annua) in 116.000. Le persone in cerca di lavoro donne sono 5.000, il 55% del totale delle persone in cerca di lavoro.
Il tasso di attività delle donne nel riminese è del 40,5% (quello dei maschi è del 63,6%), il tasso di occupazione delle donne è del 35,7% contro il 47,5% degli uomini.
Il tasso di disoccupazione delle donne nel riminese è in media del 10% contro un tasso di disoccupazione maschile del 4,5%.

Rispetto alla regione Emilia Romagna, il tasso di occupazione femminile a Rimini è al penultimo posto tra le nove provincie (precede solo Piacenza che ha il 45,1% di tasso di occupazione femminile), ben lontano dal record di Modena con il 54,9%.
Il tasso di disoccupazione femminile del riminese (con il 9,8%) è il più alto delle provincie Emiliano-Romagnole, con una notevole differenza rispetto a quello di Modena (3,7%), Reggio Emilia e Bologna (4,2%), ma ben lontano anche da quello di Forlì-Cesena (7,4%).

La graduatoria provinciale degli indicatori del mercato occupazionale Emiliano-Romagnolo mette quindi in luce una pessima performance del lavoro femminile nella provincia di Rimini.

Un’ulteriore disaggregazione del lavoro femminile rileva che le lavoratrici dipendenti sono circa 32mila, e quelle indipendenti 13mila, rispettivamente il 71% ed il 29% delle donne occupate. Le lavoratrici dipendenti con un contratto di lavoro a tempo parziale sono 4.200, il 13% del totale delle lavoratrici dipendenti; rispetto al totale degli occupati dipendenti a tempo parziale (4.442), le donne sono il 95%.

Rispetto ai settori i servizi occupano 35.500 lavoratrici (79% del totale delle donne occupate), l’industria 7.000 (15%) e l’agricoltura 2.500 (6%).

Questi dati si riferiscono alle medie occupazionali dell’ISTAT, ma le nostre ricerche sul territorio evidenziano che il mercato del lavoro riminese ha una sua specificità: quella della forte presenza di lavoro stagionale che nelle punte di massima occupazione (Giugno, Luglio ed Agosto) arriva a 40.000 unità di lavoro. Di queste, oltre il 60% sono donne, perciò la percentuale di occupazione femminile della provincia di Rimini durante il periodo estivo oltrepassa il 55%, avvicinandosi e superando il tasso di occupazione delle provincie di Modena, Bologna e Reggio Emilia.
Alle lavoratrici stagionali sono affidati i lavori tradizionali del comparto turistico come quelli della pulizia ai piani, dei servizi in cucina, dei servizi in sala, scarse le posizioni più qualificate come quelle di maître di sala o di capocuoco.

Un’ulteriore specificità del mercato del lavoro riminese è la presenza di una consistente quota di lavoratori “frontalieri”, lavoratori cioè che quotidianamente si recano nella limitrofa Repubblica di S.Marino a prestare la loro opera, anche in questo caso la presenza di lavoratrici riminesi è consistente (mediamente 20% del totale dei frontalieri).

Le differenze tra lavoro femminile e quello maschile riguardano non solo la quantità ma anche la qualità del lavoro, mediamente le donne occupate hanno qualifiche inferiori a quelle dei maschi, è questo un fenomeno proprio di tutti i paesi sviluppati ma è molto più accentuato nel mercato del lavoro italiano. Rimini segue questa regola.

Nella pubblica amministrazione locale (Comuni e Provincia), su un totale di 3.037 lavoratori, di cui 1.281 maschi (42,2%) e 1.756 femmine (57,8%) in servizio al 31 dicembre 1999, mentre il 71% delle posizioni professionali di media e bassa qualifica sono occupate da donne, nella qualifica dirigenziale solo il 20% è composto di personale femminile (16 donne e 54 maschi) e 287 dei 382 lavoratori con contratto a tempo determinato sono donne (il 75% del totale).

Tra il personale dell’Azienda USL di Rimini in servizio al 31 dicembre 2000 (circa 2.700 unità di cui 1.755 donne, 65% del totale) , le donne con la qualifica di operatore professionale sanitario (personale infermieristico) sono 812 su di un totale di 989 (l’82%), mentre le donne medico sono 126 su di un totale di 378 (il 33%) e solo cinque le donne dirigenti medici con incarico di struttura complessa e semplice (responsabilità di primario) su di un totale di 48 (10%).

Nel settore privato le differenze sono ancora più evidenti, nella più grande azienda riminese la S.C.M. gli occupati sono 1.697 uomini (95%) e 95 donne (5%) ,i dirigenti sono 22 e solo uno è una donna, la maggioranza delle donne sono impiegate negli uffici (92) mentre le donne operaie sono solo 2.

Nel settore dell’abbigliamento e calzaturiero a tradizionale occupazione femminile, le donne occupate nelle aziende operative della provincia di Rimini sono oltre 2.200 (70% del totale) , l’85% della qualifica degli operai sono donne, il 20% degli impiegati e tecnici sono donne e solo il 20% del totale dei dirigenti del settore sono donne.

Un altro settore ad altissima partecipazione di lavoro femminile è quello degli studi professionali dove l’80% degli occupati sono donne a maggioranza con la qualifica professionale di assistenti e segretarie mentre scarse sono quelle con qualifiche professionali più elevate.

Per quanto riguarda l’imprenditoria femminile e l’alto management, nel riminese non esistono ricerche specifiche in materia. Come Ufficio Studi della Cgil, all’interno dell’Osservatorio dei bilanci delle principali imprese del territorio di Rimini abbiamo riscontrato una scarsa presenza delle donne nei Consigli di Amministrazione delle società ed ancora meno delle donne Amministratore Unico o Presidenti del Consiglio di Amministrazione.

Una sua specificità presenta il settore della moda dove a capo delle principali aziende ci sono invece proprio tre donne: Alberta Ferretti (Aeffe Spa), Giuliana Marchini (Gilmar Spa), Anna Maria Fuzzi (Fuzzi Spa), anche la Giacomelli Sport, azienda leader nel panorama italiano della vendita di articoli sportivi, ha come presidente della società una donna, la sig.ra Gabriella Spada ed alla Cogest Spa, del gruppo Maggioli, Cristina Maggioli è presidente del Consiglio di Amministrazione.

Molte le donne titolari di imprese commerciali e di attività di servizi specie nel settore del turismo dove molte strutture alberghiere sono gestite da donne ,si tratta generalmente di piccole imprese (importanti comunque per il sistema economico riminese nel suo insieme) e man mano che la dimensione di impresa aumenta la titolarità della stessa e la responsabilità della gestione passano all’uomo.

Dopo circa 11 anni dalla legge 10 aprile 125/91 “Azioni positive per la parità uomo donna nel lavoro” è opportuna una riflessione sul raggiungimento degli obiettivi di quella legge, sia nel nostro territorio che più in generale nel nostro paese, anche alla luce del fatto che ormai, dal punto di vista della scolarizzazione, la donna ha raggiunto l’uomo.

Sui dati emersi dalla ricerca sul lavoro al femminile della Cgil ha proposto una riflessione il neo segretario del sindacato di Rimini Meris Soldati che sottolinea le difficoltà ancora esistenti per raggiungere la reale parità dei sessi:

di seguito il testo completo:

I dati emersi dall’analisi compiuta dall’Ufficio Studi della CGIL mettendo in evidenza le difficoltà ancora grandi che sussistono per la realizzazione di un’effettiva parità tra i due sessi in materia di lavoro, ci impongono alcune riflessioni che l’occasione della festa dell’8 marzo auspichiamo possa contribuire ad arricchire.
Appare chiaro, per esempio, che le donne dipendenti sia di settori pubblici che privati, occupano prevalentemente mansioni e qualifiche medio basse, mentre, quando si tratta di qualifiche e mansioni alte o dirigenziali, la maggioranza è maschile.
Ciò dimostra che, anche se non siamo all’anno zero, le politiche di pari opportunità sono ancora insufficienti e non hanno prodotto effetti sostanziali.
Il contributo che, nella direzione delle pari opportunità, può venire dalla nostra organizzazione sindacale è quello della contrattazione collettiva nazionale, ma soprattutto aziendale di 2^ livello, affinché si attuino politiche concrete di azioni positive, finalizzate alla eliminazione o quantomeno riduzione di ostacoli che si frappongono alla effettiva parità tra i sessi nel mondo del lavoro pubblico e privato.
E’ questo un tema che appartiene alla nostra strategia, non solo per il ruolo di rappresentanza collettiva che svolgiamo, ma anche perché fa parte dei diritti fondamentali della persona che lavora così come lo sono altri diritti messi in discussione da alcuni protagonisti dell’attuale scenario politico.
In una fase politica dove il lavoro rischia, se non si fermerà questa deriva, di diventare più precario per tutti e per tutte, è evidente che le donne sono maggiormente esposte perché già in condizioni di maggiore precarietà. Ciò significa, oltre a tutto il resto, anche meno riconoscimenti di professionalità e minori opportunità.
L’otto marzo, quindi, speriamo continui ad essere una festa diversa dalle altre feste, con tutta la leggerezza ma anche la pesantezza che accompagna la condizione delle donne nel lavoro e non solo nel lavoro.

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