martedì 18 dicembre 2018
In foto: In relazione all’articolo apparso sul quotidiano "La Voce di Rimini" in data 13.3.2002 dal titolo "Niente fossa per il signor Cenci, la salma rinchiusa nella cappella" il dirigente del Settore Servizi cimiteriali, dott. Angelo Arcangeli, precisa:
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mer 13 mar 2002 20:07 ~ ultimo agg. 00:00
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“Presso il cimitero di S. Cristina è aperto un cantiere per l’effettuazione dei lavori di ampliamento del cimitero, che vede riservati appositi corridoi di servizio necessari all’esecuzione delle operazioni cimiteriali. Senza che la Direzione Cimiteriale ne fosse stata informata, il cantiere è stato allargato e l’area dei lavori debitamente recintata. Tale allargamento ha tuttavia ostruito i corridoi di servizio utilizzati per il passaggio dei mezzi necessari all’espletamento delle operazioni cimiteriali.

Nel caso in oggetto, gli operai si sono recati al cimitero di S. Cristina in tempo utile per effettuare le operazioni di sepoltura ma si sono trovati nell’impossibilità di procedere in quanto l’escavatore non poteva raggiungere il campo di sepoltura. Gli operai non sono autorizzati a rimuovere le paratie per motivi legati alle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e per la pericolosità che si sarebbe determinata verso i visitatori del cimitero; infatti all’interno dell’area recintata sono presenti scavi aperti di notevole profondità pregiudizievoli per la pubblica incolumità. Non è stato neppure possibile far intervenire la ditta esecutrice dei lavori, non essendo presente alcun addetto in cantiere ed essendo i responsabili del medesimo fuori sede.

La soluzione prospettata dal responsabile del servizio è stata quella di trasportare la salma nella cappella cimiteriale, che per legge funge da deposito mortuario in tutti i casi in cui non sia possibile procedere alla sepoltura immediata della salma; la cappella de quo ha infatti tutte le caratteristiche per la custodia dei feretri essendo provvista di idonei serramenti per la chiusura delle porte.

Al mattino successivo si sarebbe provveduto senza indugio – come in effetti è stato fatto nella giornata di oggi– ad attivare tutte le procedure necessarie a rimuovere gli ostacoli sul cantiere e ad effettuare la sepoltura.

Gli operai hanno quindi informato i parenti e, ritirati i documenti e depositato la salma nella cappella, hanno provveduto alla chiusura a chiave del locale. Dopo aver completato le operazioni di custodia della salma si sono quindi recati presso un altro cimitero per l’effettuazione di un nuovo intervento.

I familiari tuttavia, non ritenendo adeguatamente custodita la salma del proprio congiunto, provvedevano a chiamare il responsabile del servizio, alle ore 17.30 circa di ieri, chiedendo che essa venisse trasportata al cimitero di Rimini.

Il Responsabile del Servizio ha provveduto a rintracciare gli operai per riaprire la cappella del cimitero di S. Cristina. La salma è stata trasportata al Cimitero di Rimini dove è stata posta nella camera mortuaria e custodita mediante chiusura della porta a chiave.

Fermo restando che l’incidente occorso è imputabile alla mancata informazione circa l’allargamento del cantiere da parte della ditta incaricata, e che le modalità di custodia (sia presso il cimitero di S. Cristina che presso quello di Rimini) sono state attuate secondo le normative di legge, mi corre l’obbligo in qualità di dirigente del Settore di porgere alla famiglia Cenci le mie scuse per lo spiacevole episodio.”

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di Redazione
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