martedì 22 gennaio 2019
In foto: Domani, mercoledì e giovedì alle 21, (Turni A, B e C, in abbonamento) il Teatro Novelli ospita 'L'avaro' di Molière, con Alessandro Haber e Simona Marchini, e con:
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lun 28 gen 2002 09:31 ~ ultimo agg. 00:00
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Maximilan Nisi, Marcello Romolo,
Daniela Zanchini, Paolo Briguglia, Ada Totaro, Vito Facciolla, Roberto
Salemi, Patrizia D’Antona, Giorgio Li Bassi e con la partecipazione di
Carlos Pavlidis per la regia di Jérôme Savary.
Prima di rappresentare al pubblico del Palais Royal il suo “George Dandin”,
che aveva creato alla corte, Molière sperando sempre nella rivalutazione del
“Tartufo”, bandito, che non avrebbe tardato a venire, creò una nuova
commedia il 9 settembre del 1668, “L’Avaro”.
Una grande commedia di costume e di carattere, con la quale sperava di
prendersi una rivincita dal quasi fallimento de “Il Misantropo”, due anni
prima.
Così Molière elaborò la sua opera con la più grande cura: e l’abbondanza
delle fonti ne è la prova. Vi si rilevano dei tratti che potrebbe aver
importato dai “Lazzi” tradizionali della commedia italiana. Si è ispirato
all “Aulùlaria” di Plauto, che gli suggerì l’idea della cassetta rubata da
Freccia e del famoso “senza dote”. Ci sono anche delle reminiscenze dei
“Suppositi” dell’Ariosto, del “Docteur Amoreux” di Le Vert, in cui si
trovano già il tema dell’innamorato travestito da servitore e il nome stesso
del personaggio di Elisa. La “Mère Coquette” di Donneau de Visé gli ha
offerto l’esempio di una rivalità amorosa tra padre e figlio; la “Dame
d’Intrigue” di Chapuzeau gli diede l’idea sotto il nome di Ruffine,
dell’originale mezzana Frosina; alla “Bella Plaideuse” di Boisroberts si è
ispirato per la scena in cui padre e figlio si ritrovano faccia a faccia a
prestare soldi ad usura.
“L’Avaro” -spiega Jérôme Savary nelle note di regia- è un’opera tanto
universale quanto atemporale. Potrebbe essere rappresentata in qualunque
epoca visti i termini che tratta: l’avarizia, i rapporti padre figli, la
cattiveria, il dispotismo, sono cose così presenti oggi come nei secoli.
Non
ho voluto mettere in scena “L’Avaro” in chiave moderna, ma ricordare al
pubblico la modernità di Molière. Se si fa eccezione per qualche arcaismo
(raro) nella lingua, le frasi sono molto attuali, e i dialoghi tra Arpagone
e i suoi figli, potrebbero essere stati scritti da Ibsen o Cekhov… Noi,
quindi abbiamo lavorato in questo senso, gettando un ponte tra l’epoca di
Molière e la nostra cercando similitudini tra questi due periodi a prima
vista così lontani ma invece vicini. Alessandro Haber è un nuovo e moderno
Arpagone.
Un Arpagone particolarmente interessante, un’avaro brutale, che
nella mia messa in scena passa d’incanto da un Arpagone Goldoniano ad un
aspro banchiere Brechtiano. Simona Marchini è una direttrice d’agenzia
matrimoniale, riporta Frosina ad essere una mezzana dei giorni nostri.
Gli
attori recitano Molière in maniera moderna ma senza tradire lo spirito del
testo. Abbiamo molto improvvisato, e molto riso durante le prove, con una
troupe affiatata. Spero che questo piacere, possa essere trasmesso anche al
pubblico”.
I biglietti sono disponibili alla biglietteria del Teatro Ermete Novelli di
Rimini (via Cappellini, 3) dalle ore 10 alle ore 14.
Per informazioni: tel. 0541.24152 (Teatro Novelli), 0541.51351 – 0541.23847
(Ufficio Teatro).

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