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Ieri la serata sul pedalò: l’utilitaria dei mari e dei laghi

BellariaEventi

5 gennaio 2002, 17:21

in foto: Tre personaggi per tre storie intrecciate con il pedalò. Attorno alla “utilitaria dei mari e dei laghi” ieri sera, a Bellaria Igea Marina, si sono riuniti Giovanni Tradito, 81 anni da Torino, Michelangelo “Lalo” Petrucci, 61 anni da Bellaria e Maurizio Ferrini, da Cesena che con la gag del “rappresentante” di pedalò ha costruito la sua carriera di comico.

Il confronto tra i tre, che mai si erano conosciuti prima, è stato organizzato dal Comune di Bellaria Igea Marina per rispondere alla seguente domanda: chi ha inventato il pedalò?

Il quesito non ha trovato risposta certa ma la sfida cavalleresca tra Tradito e Petrucci si è risolta con un caloroso abbraccio tra due artigiani geniali che potrebbero entrare nel guinnes delle occasioni mancate. Tradito, infatti, un mezzo galleggiante che in qualche modo somigliava all’attuale pedalò, lo aveva inventato e brevettato nel 1946. Non era stato però capace di convincere qualche investitore, nella povera Italia del dopoguerra, che valeva la pena scommettere sul suo “idrociclo”.
Petrucci il pedalò lo fece davvero e dopo anni di calcoli e prove con materiali diversi lo varò nel 1971 nelle acque dell’Adriatico, a Bellaria. Il “pattino a pedali” (il nome pedalò era già stato brevettato in Francia) divenne prima un successo italiano, quindi planetario. A suo favore, rispetto ai prodotti dei pochi altri cantieri nautici italiani e francesi che avevano cercato di sviluppare l’idea della marcia a pedali sull’acqua, deponevano la scocca in vetroresina, la leggerezza, la semplicità, la sicurezza.
Ma mentre Petrucci vedeva crescere la sua “creatura”, si accorse di avere letteralmente regalato ad un americano il business del secolo: il surf a vela. La “tavola a propulsione” venne infatti brevettata da Petrucci il 18 agosto 1970. Su un modello ci mise la vela, su un altro il motore. Funzionavano entrambi ma il mercato non rispose. Finché non vide in un documentario televisivo la stessa sua invenzione in qualche spiaggia degli Stati Uniti. Rivendicò i suoi diritti e trovò un accordo con l’inventore americano che gli concesse il mercato europeo. Per un anno provò a vendere surf a vela. Invano. “Mi sembrò una perdita di tempo, così rinunciai ad un brevetto che oggi varrebbe una montagna di soldi”, ha rivelato Petrucci.
L’artigiano bellariese, ceduta dopo 10 anni l’attività dei pedalò, ora costruisce catamarani da competizione, veri e propri gioielli tecnologici tre volte vincitori di campionati del mondo. Tradito è invece un pensionato al minimo che rimpiange la sua troppo precoce invenzione ma è contento che la sua idea abbia comunque sfondato.
Quanto a Ferrini, che dopo avere tolto i panni della signora Coriandoli ha indossato quelli del rappresentante “coi silos di pedalò da vendere a Mosca”, non finirà mai di ringraziare l’oggetto che in qualche modo ha segnato un punto di svolta nella storia delle vacanze balneari. È proprio vero che tra i due litiganti il terzo gode.

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