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Da giovedì ‘Officina America’. La scheda della mostra

Rimini

22 gennaio 2002, 15:49

in foto: Giovedì alle 20 al Palazzo dell'Arengo di Rimini sarà inaugurata la mostra "Officina America", presente a Cesena, Imola e Bologna. La scheda della mostra:

Curatore: Renato Barilli

Sedi: BOLOGNA – Villa delle Rose (via Saragozza, 228/230)

Orario: 15-19. Chiuso lunedì. Biglietto d’ingresso Lit. 4.000, € 2,07

IMOLA (Bologna) – Museo di San Domenico (via Sacchi, 4)

Orario: 16-19, domenica 10-13 / 16-19 Chiuso lunedì. Biglietto d’ingresso Lit. 4.000, € 2,07

CESENA (Forlì) – Ex-pescheria (Via Pescheria) chiusura 17 marzo 2002

Orario: 10-13 / 16-19. Chiuso lunedì. Ingresso libero

RIMINI – Palazzo dell’Arengo – Sala Consiliare (Piazza Cavour).

Orario: 10-13 / 16-19. Chiuso lunedì. Ingresso libero

Periodo: 25 gennaio – 31 marzo 2002

Enti organizzatori:
Regione Emilia Romagna, Provincia di Bologna, Provincia di Rimini

Comuni di Bologna, Cesena, Imola, Rimini,

Galleria d’Arte Moderna di Bologna (GAM)

In collaborazione con: Centre International d’Art Contemporain (CIAC), Montréal, Canada

Col contributo di: Department of Foreign Affaires and International Trade of Canada / Ministère des Affaires Etrangères et du Commerce international du Canada

Sponsors: Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, Gnudi Trasporti Speciali, Bologna, Le Macchine Celibi, Bologna, Pacart Québec Inc, Paradiso

Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta

Inaugurazione giovedì 24 gennaio 2002: ore 11 Bologna, Villa delle Rose; ore 16 Imola, Chiostri di san Domenico; ore 18 Cesena, ex Pescheria; ore 20.30 Rimini, Palazzo dell’Arengo.

La presentazione della mostra:

Una tradizione ormai quasi ventennale ha tentato di fare del versante romagnolo, da Bologna fino a Rimini, l’epicentro di eventi artistici di rilevanza internazionale. Il 1986 fu l’anno di Anniottanta, seguito nel 1991 da Anninovanta: queste prime rassegne presentarono, fianco a fianco, le opere di artisti italiani, europei e americani. Successivamente si decise di adottare le aree geografiche come neutrali criteri di ricerca, presentando, ogni due anni, una selezione di artisti uniti da una identica radice geografica di appartenenza. Nel 1997 nasce Officina Italia, nel 1999 Officina Europa e ora, gennaio 2002 è la volta di Officina America.

Il progetto, ideato da Renato Barilli, curatore anche di tutte le rassegne precedenti, si avvale della collaborazione della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Bologna e di Rimini, dei Comuni di Bologna, Cesena, Imola e Rimini e della Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Sessanta artisti, quasi tutti al di sotto dei quarantanni provenienti dagli States e dal Canada, sono stati invitati a presentare le loro opere negli spazi di una delle quattro location in cui si divide la rassegna: Bologna, Villa delle Rose; Imola, Museo di San Domenico; Cesena, Ex-pescheria; Rimini, Palazzo dell’Arengo.

Così come fecero sia Officina Italia – raccontando la vittoria quasi totale del clima post-concettuale – sia Officina Europa – testimoniando la rinascita dei significati d’espressione reintroducendo coefficienti sensuali e erotici – i lavori in mostra documentano l’incessante mutamento della ricerca artistica contemporanea di città come New York e Los Angeles – centri “storici” dell’arte contemporanea – oltre a città meno abituate a essere inserite nei circuiti delle sperimentazioni artistiche come Toronto, Montréal e Vancouver.

In base agli aspetti prevalenti della loro ricerca, il curatore ha individuato alcune tendenze dominanti, raggruppando gli artisti in tre diverse sezioni tematiche:

Una nuova casa per l’uomo, testimonia il lavoro degli artisti nel clima della postmodernità in cui viviamo.Gli artisti della prima sezione sono: Polly Apfelbaum, Ingrid Calame, Bonnie Collura, Santiago Cucullo, Lucky DeBellevue, Oliver Herring, Cannon Hudson, Jim Isermann, Marina Kappos, Stacey Lancaster, Jean Lowe, Virgil Marti, Erik Parker, Larry Pitman, Monica Prieto, Stephanie Pryor, Francesco Simeti, Sarah Stevenson, Jay Wilson, Rob Wynne

Per una nuova sensibilità pittorica: è il titolo della seconda linea di forza della mostra, strettamente intrecciata alla prima, che documenta il diffondersi di un nuovo “campo” di sensibilità, visiva, pittorica e tattile. Gli artisti sono: Nicolas Baier, Ellen Berkenblit, Michael Bevilacqua, Ginny Bishton, Andy Collins, Lydia Dona, Angelo Filomeno, Naomi Fisher, Barnaby Furnas, Luis Gispert, Arturo Herrera, Jay Isaac, Brad Kahlamer, Karen Kilimnik, David Korty, Fabian Marcaccio, Sandra Meigs, Alain Paiement, Amy Sillman Cynthia Sisson

L’iper-oggetto: raggruppa le ricerche fondate sull’oggetto indagandole attraverso le categorie del transito, dell’attraversamento, della sintesi in cui le realtà di partenza vengono riassorbite e trasformate. Gli artisti di questa sezione sono: Rev. Ethan Acres, Kim Adams, Blue Republic, Geoffrey Farmer, Jerôme Fortin, Susan Graham, Katie Grinnan, Anitra Hamilton, Jacob Hashimoto, Marla Hlady, Evan Holloway, Julian Laverdière, Emil Lukas, Myfanwy MacLeod, Jason Meadows, Jeff Ono, Jeffrey Reed, Michelle Segré, Jude Tallichet, Shirley Tse.

Come è nella tradizione di tutte queste mostre, il catalogo è pubblicato da Mazzotta, Milano, in cui ognuno dei 60 artisti avrà a disposizione due pagine a colori. Il testo del curatore saranno in italiano e in inglese.

Concepita in tempi anteriori all’immane catastrofe delle due Torri di Manhattan, la mostra è ben lieta di divenire un caldo e commosso omaggio che il “popolo” dell’Emilia Romagna, e dell’Italia tutta, dedica a una metropoli, a una nazione, a una regione geopolitica così duramente provata dal dramma. Una selezione che rischiava di soffrire alquanto per essersi limitata solo all’area nordamericana, col pericolo di consacrarne il predominio su altre parti dell’America, diviene così un dovuto atto d’omaggio, riservando a puntate successive il compito altrettanto obbligatorio di prendere in esame le realtà culturali dell’America latina, oggi così effervescenti e incisive.

La mostra approfitta della totale coincidenza, nei giorni di inaugurazione, con Artefiera di Bologna nella sua edizione 2002, con cui intende stabilire una piena e feconda sinergia, anche ad auspicio che questa possa aprirsi sempre più all’intero contesto internazionale.

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