mercoledì 19 dicembre 2018
In foto: Non c'è più il differenziale di svilluppo (spesso del 20-30%) fra l'Emilia Romagna e l'Italia. Nel 2001 il Pil crescerà solo dell'1,8%, un dato simile a quello italiano (3,2% nel 2000 contro il 2,9% del resto del paese).
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ven 28 dic 2001 16:48 ~ ultimo agg. 00:00
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Anche le previsioni per il 2002 stimano una crescita all’1,3%-1,5% in linea con quelli nazionali. Preoccupata la Confindustria dell’Emilia Romagna che all’origine della minore crescita individua fattori
congiunturali, ma anche cause di natura più strutturale. Massimo Bucci, presidente degli industriali dell’Emilia Romagna, nella conferenza stampa di fine anno, ha messo l’accento sul rallentamento dell’economia mondiale che ha frenato le esportazioni in mercati importanti per l’industria manifatturiera della regione come la Germania e gli Usa, verso i
quali è indirizzato oltre un 1/4 dell’export emiliano-romagnolo.
Non tutti i settori sono stati penalizzati. L’edilizia, ad esempio, secondo le elaborazioni di Confindustria o l’alimentare con la tenuta dei consumi
interni. Non mancano anche segnali positivi: dall’introduzione dell’euro che si pensa possa favorire l’integrazione e lo sviluppo del mercato europeo, all’attesa per la Legge Tremonti che dispiegherà i suoi effetti, secondo Bucci, soprattutto nel 2002, all’attuazione del Pra, il piano regionale per le attività produttive.
Infatti l’applicazione della legge 140 a sostegno della ricerca e dell’innovazione è stata positiva e sono cresciute a 1.600 le aziende che hanno fatto ricorso a questo strumento. “Semmai sono insufficienti le risorse nazionali per provvedimenti di questo tipo” ha commentato Bucci, che ha lanciato anche la proposta di costituire ”un fondo dei fondi”. L’idea, che ora è sottoposta alla discussione dei partner regionali, punta a creare un fondo chiuso dove far confluire risorse da operatori finanziari, banche e grosse realtà industriali come volano di sviluppo per favorire l’innovazione, i rapporti con i centri di ricerca come l’università e la
capitalizzazione delle imprese.
“Alle istituzioni, la regione in testa – ha spiegato Bucci – non chiediamo di mettere soldi ma di creare le condizioni per aiutare la nascita del fondo che dovrebbe agevolare i tanti
imprenditori dell’Emilia Romagna che hanno progetti per produzioni con nuovi contenuti tecnologici, ma non hanno sufficienti capitali”.
Il giudizio sulla giunta regionale a oltre un anno dall’insediamento è stato nel complesso positivo. Bucci ha rilevato lo sforzo per contenere la spesa sanitaria e non aumentare Irpef e Irap a differenza di altre regioni, la creazione di un sistema razionale per gli incentivi allo sviluppo.
Restano anche aspetti negativi per la Confindustria come il mancato accoglimento della richiesta per togliere l’addizionale sul gas metano, la
burocrazia giudicata ancora “troppo oppressiva” o gli sportelli unici per le imprese che in molte zone dell’Emilia Romagna non funzionano; e restano ancora molte cose da fare come la legge regionale per il trasferimento tecnologico e l’innovazione.
Resta anche la preoccupazione sulle infrastrtture “sulle quali – ha detto Bucci – dobbiamo colmare il ritardo con le regioni europee nostre concorrenti. Il timore è che dopo tanti anni di intoppi qualcosa ostacoli la realizzioni delle opere già avviate (dalla variante all’alta velocità) o già progettate, ad esempio il potenziamento della rete autostradale”.
Altro punto debole è l’aeroporto. Positivo l’ampliamento con l’allungamento della pista, ma lo scalo è giudicato ancora insufficiente per traffico, numero dei voli e infrastrutture di
servizio come parcheggi o collegamento ferroviario alla stazione
centrale di Bologna.

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