martedì 11 dicembre 2018
In foto: Il Centro Agro Alimentare Riminese deve andare avanti e concludere le operazioni entro la primavera del 2002. Questo il concetto espresso questa mattina dal presidente del Caar, Massimo Paganelli, nell’incontro con la stampa organizzato per fare il punto della situazione.
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gio 29 nov 2001 12:59 ~ ultimo agg. 00:00
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Dopo che il 21 novembre le 11 imprese ammesse hanno ritirato la sospensione al Tar, il 26 novembre il Consiglio d’Amministrazione ha determinato nell’11 dicembre la data per la quale le imprese restanti possano sottoscrivere i contratti preliminari rispetto agli spazi ancora disponibili, per non influenzare il giudizio del Tar, previsto per il 5 dicembre.
“Non abbiamo nessun timore per il giudizio da un punto di vista giuridico, procedurale e morale. – ha detto Paganelli – Giuridicamente perché abbiamo operato nel rispetto delle norme. Proceduralmente perché l’iter è stato sempre portato avanti in accordo con le categorie economiche. Moralmente perché abbiamo sempre recepito le richieste delle rappresentanze”.
Il presidente del Caar ha ricordato l’adesione del Centro al tavolo promosso da Confcommercio per la risoluzione delle controversie, con una sola clausola: la tutela delle imprese già oggi clienti. L’accordo proposto è stato rigettato. “Per noi è fondamentale che le imprese operanti trovino tutte piena soddisfazione. – ha aggiunto Paganelli – Se vincessimo al Tar siamo preoccupati perché perderemmo dei clienti. Al contempo dobbiamo rispondere agli interessi della società che gestiamo”.
Il presidente del Caar ha parlato anche delle richieste di dimissioni che lo hanno riguardato: “Sono contento che le mie dimissioni siano state richieste dall’avvocato della controparte”.
Perché allora tante polemiche attorno al Centro Agro Alimentare? “Quello che non va – ha risposto Paganelli – è l’intempestività e il fraintendimento dei ruoli”.
Ma nel nuovo Centro c’è spazio per tutti gli operatori? “Sì. L’attuale mercato, quello delle Celle, ha una superficie complessiva di 28mila metri quadri, con il nuovo supereremo abbondantemente i 40mila metri quadri. Il volume di merci potrà raggiungere i 2 milioni di quintali. Attualmente si aggira sui 900mila quintali”.
E se fosse un problema di regole? “Nel 2000 abbiamo fatto otto incontri con tutti gli interlocutori ed elaborato un accordo di programma. – ha detto ancora Paganelli – Le regole sono state elaborate con il consenso di tutti, non si possono rinnegare quando poi ci si accorge di essere arrivati in ritardo. Non stiamo facendo un passo più lungo della gambe e non è un passo inopportuno”.

Luciano Liuzzi, membro del Consiglio di Amministrazione, ha auspicato “che i vecchi operatori possano entrare nel Caar. Per fare entrare gli esclusi non possiamo però mortificare coloro che sono già entrati e ai quali è stato già assegnato un box”.

Antonio Smurro, vice presidente del Caar, parla di “conflitto inevitabile tra due gruppi di operatori: un 40% che vuole confermare il rapporto con il piccolo cliente e un 60% di operatori più attrezzati che vogliono affrontare la sfida più in grande”.

Il direttore, Massimo Busi, si sofferma invece sulla perdita dell’equilibrio preesistente: “E’ una fase naturale di conflitto in cui ognuno cerca di migliorare la propria posizione”.

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